Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

martedì 22 marzo 2016

ORDINANZA DI CHIUSURA PER L'SOLA DEL PESCATORE: L'ASSOCIAZIONE RICORRE AL TAR (Luigi Benedetto)



All’Isola del Pescatore si praticava un tipo di pesca particolare, regolata da norme piuttosto severe: un tipo di pesca che prevede che la preda catturata venga fotografata e, dopo il tradizionale “bacio” del pescatore, gettata in acqua. L’uso dell’imperfetto non è casuale. Perché da qualche tempo, quel tipo di pesca non si pratica più. Non si pratica più nulla a causa di un’ordinanza del Comune di Borgaro con la quale si vieta questa pratica su tutto lo specchio d’acqua per il timore che il lago possa essere inquinato.
Uno stop forzato che sta creando non pochi danni, sia a livello d’immagine che economici, al sodalizio e al suo presidente, Stefano Vittorio che su quell’area ha investito parecchio del suo tempo, delle sue energie e anche dei suoi soldi: "Quando abbiamo avuto in gestione questo lago, l’aspetto dell’area era molto diverso - spiega - Poco lontano vivevano dei nomadi, che mi hanno incendiato l’auto e devastato il locale. E quando se ne sono andati, hanno lasciato rifiuti in ogni dove: tutta la pulizia è stata fatta a mie spese, così come a mie spese sono gli interventi che devo fare, di tanto in tanto, per colpa di qualcuno che disperde rifiuti lungo la strada. Insomma, ogni anno ci vogliono almeno 30mila euro per garantire la necessaria manutenzione dell’area. E senza dimenticare tutto quello che ho investito per trasformare la zona che oggi conta oltre 2.000 soci, di cui 600 circa di Borgaro, a fronte dei poco più di 200 che ho trovato all’indomani del mio insediamento".

I problemi nascono in seguito ad un intervento effettuato sul lago: "Un pontile per permettere ai nostri soci più anziani, o ai tanti ragazzi diversamente abili che sfruttano quest’area, di poter pescare in serenità - aggiunge - Prima di avviare i lavori, che sono stati fatti alla luce del sole, avevo preso le debite informazioni in Comune: gli uffici mi avevano risposto che, trattandosi del ripristino di una crosta già esistente, l’unica prescrizione era quella di usare terra autoctona, o comunque non inquinata. Cosa che logicamente abbiamo fatto. Saremo mica così matti da inquinare il lago, dal momento che rappresenta la nostre fonte di reddito?».
Quando manca poco più di qualche metro al termine del pontile, la situazione si complica. I primi rilievi, le prime prescrizioni, le prime analisi. E le prime ordinanze: "Da un lato sono stato chiamato a custodire il bene così com’è, dall’altro il Comune mi invita a ripristinare le zone interessate dall’intervento. Insomma, non si capisce cosa devo fare. Si è solo capito che mi è stato impedito di proseguire con la mia attività. E senza un motivo ben preciso. I documenti di Asl e Comune, sono pieni di condizionali, di frasi ipotetiche. Si parla di una, forse, forma di inquinamento. Che però, dati alla mano, non esiste. Ho fatto fare le analisi sia dall’Arpa, sia da una società privata, e il risultato è stato messo nero su bianco. Non c’è nessuna forma di inquinamento. Anche perché il materiale utilizzato, anche se viene classificato e definito come rifiuto, altro non è che terra. Mattoni. Macerie". Per questo l’associazione ha deciso di ricorrere al Tar: "C’è anche un altro aspetto curioso in questa vicenda - ribadisce l’avvocato Fabrizio Michelatti, che tutela gli interessi del sodalizio - Al di là del fatto che ci è  voluto quasi un anno per passare dai rilievi all’ordinanza di sospensione delle attività, un tempo troppo lungo se davvero ci fosse stato pericolo, il lago ricade in parte sul territorio di Borgaro, e in parte su quello di Torino. Come può il sindaco di uno dei due Comuni vietare l’attività che un circolo privato svolge in un altro Comune? Eppure è proprio quello che si è verificato". "Spero che questa volta, nel caso il Comune perda di nuovo una causa, il risarcimento non venga coperto con i soldi dei borgaresi, ma sia il sindaco a prendere atto del proprio errore e a mettere mano al portafogli - conclude il consigliere Marco Latella - È una vergogna, comunque, che l’Amministrazione si comporti in questo modo".

Attacchi che non scompongono il sindaco, Claudio Gambino: "Abbiamo seguito le indicazioni dell’Asl - ribadisce - A suo tempo, quando erano stati fatti i primi rilievi, avevamo chiesto se era necessario che il Comune adottasse qualche provvedimento. Ci era stato risposto di no. Quasi un anno dopo sono stato invitato a firmare l’ordinanza che blocca la pesca in quel lago, cosa che ho fatto, dal momento che il riposto è stato effettuato con materiale inquinante. Tutto qui".