Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 16 giugno 2016

Borgaro, quattro iscritti nel registro degli indagati

La fotografia presentata in Consiglio
Quattro iscritti nel registro degli indagati. Quattro uomini del Pd, di cui tre seduti in Consiglio comunale. Questa la decisione presa dal tribunale di Ivrea in seguito ad una serie di esposti presentati dal gruppo di minoranza guidato da Marco Latella: «Poco più di anno fa - commentano Latella, Cristiana Sciandra e Alessandro Ferricchio - avevamo lamentato, dapprima in Consiglio comunale e, poi, a mezzo conferenza pubblica, una serie di fatti posti in essere dalla precedente Maggioranza in danno dei diritti e degli interessi dei Cittadini Borgaresi, quali l’utilizzo del Palazzo Comunale per scopi di partito e l’utilizzo inappropriato della telefonia fissa e mobile.  Tutto ciò a spese dei contribuenti! Questo non era e non è tollerabile! Allora avevamo segnalato la nostra volontà di voler far approfondire dette tematiche e, dunque, ci eravamo rivolti alle competenti Autorità, la Procura della Repubblica e la Corte dei Conti, esponendo i fatti e producendo documentazione a sostegno. D’altro canto, nel corso della campagna elettorale del 2014 più di uno si è chiesto perché i cittadini venissero convocati dall’allora sindaco o da terzi - con chiamate partite presumibilmente da utenze fisse del Comune - e come mai lunghe file di borgaresi erano presenti davanti alla stanza del Primo Cittadino proprio in quel periodo. Sul punto, attendiamo ancora la relativa documentazione mai consegnataci. Oggi, tuttavia, l’Autorità ha il potere di ottenerne copia e consentire ai cittadini di far luce su quanto accaduto! A distanza di circa un anno, il Tribunale di Ivrea ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati 4 esponenti del PD locale (tre dei quali siedono ancora nei banchi dell’attuale maggioranza). Alla luce di ciò, riteniamo di poter presuppore che i nostri dubbi non erano così infondati! A questo punto non ci resta che attendere l’esito delle indagini e le decisioni della Magistratura per fare  – e far fare ai Cittadini – le valutazioni del caso».
E a questo punto si impone un minimo di sforzo di memoria: ad essere messo in croce per l’utilizzo del telefono era stato l’allora sindaco (e oggi consigliere) Vincenzo Barrea, che alle accuse del gruppo di minoranza aveva opposto le risposte del caso. Mentre in una fotografia sventolata nel corso di un Consiglio comunale, erano stati immortalati l’allora (e attuale) assessore Gigi Casotti, l’allora (e attuale) capogruppo Beppe Ponchione e l’allora (e attuale) segretario del Pd cittadino Marco Ricci, intenti, assieme ad altre persone, ad imbustare materiale elettorale (almeno questa era la critica mossa dal gruppo Latella) nell’ufficio del sindaco. Quattro uomini del Pd, di cui tre presenti nell’amministrazione in carica: i conti sembrerebbero tornare.
I potenziali interessati dal provvedimento, l'accusa è quella di peculato, però, sono ancora all’oscuro dei fatti. «Come sindaco non ne so nulla, e neppure loro quattro - commenta il primo cittadino, Claudio Gambino - Il fatto, però, che un gruppo di opposizione sia a conoscenza di questa situazione prima ancora degli interessati è già una notizia. Sono pronto a mettere la mano sul fuoco per loro, comunque. La loro storia, una storia fatta di impegno per Borgaro e i borgaresi, parla da sola. Vedremo, comunque, se questi provvedimenti esistono davvero, se sono un atto dovuto. Di certo non condivido la modalità adottata dall’opposizione di fare politica a suon di esposti». «Non ho ricevuto nulla - replica serafico l'ex primo cittadino Barrea - Sono comunque tranquillo. I miei rimborsi spese in 10 anni da sindaco sono pari a zero. Se poi questo provvedimento arriverà, allora andremo a discuterne nelle sedi competenti». Stessa la posizione di Beppe Ponchione: «Al momento non è arrivata alcuna comunicazione. Aspettiamo. Nel caso faremo valere le nostre ragioni. Certo che dopo 40 anni di vita politica, sempre all'insegna dell'onestà, questa situazione mi amareggia profondamente».