Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

sabato 4 giugno 2016

Torino, leinicese denunciato per commercializzazione di latte crudo contaminato


Avrebbero venduto latte contaminato da aflatossine. Questa è l'accusa della Procura della Repubblica di Torino che ha denunciato dieci produttori di latte bovino che avrebbero messo in commercio sostanze alimentari nocive. Sono soci della società agricola cooperativa Abit - tra cui il presidente Franco Olivero, residente a Leinì, con l'azienda agricola tra Borgaro e Mappano - che conferiscono il latte nello stabilimento di corso Allamano, controllato dalla Trevalli Cooperlat di Jesi. Dalle indagini, condotte dai carabinieri del Nas, il nucleo antisofisticazioni, risulterebbe che alcune partite di latte crudo, prodotto nelle stalle del torinese e dell'astigiano e  consegnato dalla cooperativa presentassero un tasso di aflatossine M1 superiori ai limiti di legge, cioè oltre i 5 millionesimi di grammo per chilo di latte. La contaminazione (causata dal fungo aspergillus flavus che colpisce il mais e la tossina nella forma più grave la B1 è un agente cancerogeno che agisce sul fegato) è stata certificata dagli stessi produttori in regime di autotutela, ossia attraverso l'autodenuncia. Secondo la Procura, però, quel latte contaminato che avrebbe dovuto essere distrutto, sarebbe stato venduto ai caseifici, diluito in altro latte. Olivero esclude categoricamente l'ipotesi e difende i conferenti finiti nel mirino della magistratura torinese. Anzi spiega che i successivi controlli fatti sulle cisterne hanno dato tutti esito negativo. Quindi, neppure un grammo di latte contaminato sarebbe finito in commercio. Gli stessi veterinari del CEIRSA, il centro interdipartimentale dell'Asl To5, invitano sì a perseguire gli allevatori truffaldini che hanno acquistato e utilizzato  mais contaminato, ma anche di screditare, in assenza di rischi dimostrati, tutta la filiera del latte.