Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

domenica 17 luglio 2016

«Ci siamo salvati, per un caso, dall'inferno di Nizza»

Michelangelo Bertuglia
Tra i tanti spettatori che giovedì sera ammiravano i fuochi d'artificio a Nizza, doveva essereci anche il nostro editore, Michelangelo Bertuglia, con la sua signora. Proprio lì, proprio dove il camion ha iniziato la sua corsa. Poi un contrattempo, sottoforma di una caldaia non funzionante, l'ha costretto a rivoluzionare i suoi programmi.
 «Mercoledì siamo partiti per Nizza per trascorrere il fine settimana con alcuni vecchi e cari amici. Il lavoro terminato e qualche giorno di riposo avrebbero ritemprato le nostre forze. Alcune ore prima di partire per Nizza ci accorgiamo che la nostra caldaietta per l’acqua calda va in tilt: decidiamo comunque di partire e di anticipare, eventualmente, il rientro o il giovedì sera oppure il venerdì mattina.
Arrivati a Nizza risolviamo alcune piccole questioni personali e facciamo un giro per la città: vediamo i preparativi per la “Festa della Bastiglia” sulla Promenade ed ai giardini Massena. Il 13 luglio è una giornata calda ma ventosa. Bambini, giovani, adulti di tutte le nazionalità fanno il bagno in un mare limpido o passeggiano sulla grande Promenade che sembra accogliere chiunque voglia godersi il sole, la pace, la serenità di un ambiente allegro e luminoso. Sulla Promenade fervono i preparativi per la festa: aerei atterranno e decollano in continuazione dal vicino aeroporto, sulla Promenade sono pronti i palchi per i discorsi e le celebrazioni.
La sera si decide con i nostri amici di andare a vedere la festa e i fuochi il giorno dopo. Ma il nostro pensiero è sempre alla caldaietta che non funziona, e così decidiamo di rientrare il giovedì sera, in modo da cercare un tecnico già dal venerdì mattina. Partiamo nel primo pomeriggio del 14 luglio e arriviamo a Torino intorno alle 19.
Poco dopo essere arrivati a casa apprendiamo dell’attentato, dell’inferno che si è scatenato sulla Promenade. Il nostro pensiero va subito ai nostri amici che erano lì: siamo stati svegli tutta la notte finché non siamo riusciti a metterci in contatto con loro e abbiamo saputo che stavano bene e che l’avevano scampata, anche se per poco. La folle corsa, infatti, è iniziata poco lontano da casa nostra e i nostri amici, usciti per guardare i fuochi d’artificio, sono stati costretti a rientrare di corsa terrorizzati. Poche ore prima noi eravamo lì.
Ci siamo salvati. Stiamo tutti bene. Siamo tutti spaventati.
Sono passate poche ore dallo scontro mortale tra due treni nella zona della Puglia di cui è originaria mia moglie.
Dolore su dolore. Sopravvissuti? Fortunati, pur nella disgrazia che ha coinvolto decine e decine di persone? Casualità legata ad una caldaietta che non funzionava?
Forse è forte l’idea che la nostra vita sia legata ad un filo sottile che, per una fatalità, può spezzarsi in qualsiasi momento…. Forse è il momento che qualcuno consideri che, a volte, la fatalità può essere controllata con il rispetto per la dignità del lavoro e della persona. A noi resta la consapevolezza che la lotta per l’uguaglianza e per l’integrazione non è conclusa».