Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

sabato 24 dicembre 2016

Così parlarono Vasco Rossi e Salvatore Martorana

Generazioni di ragazzi e ragazze, negli anni ‘80, sono impazziti per un gruppo chiamato “Cock Robin”. Quegli stessi ragazzi hanno cantato a squarciagola brani dei Cure e dei Duran Duran, salvo poi scoprire, anni dopo, che la traduzione del nome di quel gruppo americano, non troppo eroico, era “Pettirosso maschio” o, secondo una traduzione più letterale, l’ammenicolo del pettirosso, e che i versi cantati volevano più o meno dire: «... è sorprendente vedere come le tue scarpe e il tuo umore si sollevino...» oppure «...ora le facce sono cadute, e gli amanti si combattono con le frecce». Erano altri tempi. Internet non esisteva, e per venire a capo di queste cose si poteva fare una sola cosa:  affidarsi ai libri. I libri che, per ogni cantante, riportavano i testi delle canzoni e le loro traduzioni. E un libro di quel tipo, un libro con i testi del proprio cantante preferito e le relative traduzioni, era già di per se un capolavoro. 
Discorso diverso per i libri analoghi relativi, però, a cantanti o gruppi italiani. Che bisogno c’é di trovarsi dei testi che chiunque conosce a memoria?
E invece di bisogno ce n’è, eccome. Perché un conto è conoscere le parole, conto diverso capire cosa si nasconde dietro quelle parole, cosa rappresentano. Cosa vogliono dire e dove vogliono portare.
E proprio qui sta la difficoltà per chi si cimenta con queste cose. Difficoltà che Salvatore Martorana ha incontrato nel mettere a punto la sua ultima opera, e superato brillantemente.
“Così parlò Vasco Rossi”, edito da Arcana, è un tomo di 600 e fischia pagine contenente tutte, e si sottolinea tutte, le canzoni di Vasco Rossi, ognuna con la sua spiegazione, il suo commento che la inquadra e la collega alla vita di Vasco e al momento storico in cui è stata composta. Un lavoro tutt’altro che facile, che Martorana ha portato a compimento grazie sostanzialmente a tre caratteristiche. Prima tra tutte, la conoscenza personale, e l’amicizia profonda, con Vasco Rossi da Zocca. Seconda, la cultura. Quella cultura che ciascuno si forma negli anni. Leggendo, incuriosendosi, cercando risposte. Ragionando. Quel bagaglio che permette di partire da una canzone e di attraversare tempo e spazi. E poi, terza cosa, quella che Martorana, nei suoi ringraziamenti, chiama “l’ispiratore ignoto” e che, semplicemente, si potrebbe chiamare “vita”: «...quelli che mi hanno ispirato tra un canto ed un bicchiere di vino, una frase, un’immagine, una metafora azzardata e poco sobria... l’ispiratore sempre diverso eppur presente in ogni momento della mia vita. Una presenza che mi ha fatto compagnia nei tanti luoghi di perdizione che, sin da piccolo, ho frequentato con passione ed interesse: i templi delle sale da gioco, dove sul panno verde del bigliardo e del tavolo carte ho osservato, come fosse il più bello spettacolo del mondo, le tragiche e comiche vicende umane».
Tre caratteristiche che gli permettono, da un lato, di portare a galla tutta la simbologia che si nasconde nelle canzoni (per fare qualche esempio... la zia Edvige citata nel brano “La strega” esiste davvero? E come mai Susanna, nell’omonima canzone, ha una maglietta con il numero 28? Una casualità?) e dall’altro di partire da un brano e di arrivare a parlare di Cernobyl e Sandro Pertini, di Saddam Hussein e Luc Besson, di David Bowie e dei Rolling Stones, giusto per fare un paio di esempi. Scollinando nella politica e nel cinema, nello sport e nelle tematiche ambientali, nella televisione e nella storia del costume, con non poche incuriosioni nella sua vita privata.
Insomma, la storia italiana degli ultimi anni raccontata attraverso una canzone, la voce di un cantautore emiliano che ha ampiamente passato la sessantina ma che è ancora capace di sognare ed emozionarsi, e le parole scritte da un ragazzo poco più che trentenne in grado di parlare con la stessa disinvoltura di Friedrich Nietzsche e di Francesco De Gregori.