Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

sabato 18 febbraio 2017

Esposta alle Scuderie del Quirinale la Pala di Caselle, realizzata dal Defendente Ferrari.

E’ possibile visitarla fino al 12 marzo 2017, la mostra ospitata presso le Scuderie del Quirinale, intitolata “Dal sogno di Napoleone a Canova”. Fra le molte opere esposte, c’è pure un “pezzo” di Caselle, che è volato momentaneamente a Roma: la Pala d’altare del Defendente Ferrari. Quadro che rappresenta la Madonna con il Bambino tra San Vittore, San Cristoforo, San Sebastiano e San Francesco, più comunemente conosciuta come “La Madonna del Popolo”. La Pala si trovava nel refettorio del monastero dei Servi di Maria a Caselle. Come molti ordini religiosi, venne soppresso dalle leggi napoleoniche, ed i beni incamerati dallo Stato. Anche “La Madonna del Popolo” da Caselle partì per un lungo viaggio, destinazione Parigi. Oggi, per la prima volta, è possibile ammirare una significativa  parte di quei capolavori inestimabili che sono stati riuniti per l’occasione, trafugati in Italia durante le campagne napoleoniche, e poi nuovamente riconsegnati, dopo la Restaurazione. Sono appena trascorsi 100 anni dal ritorno di queste opere, realizzate da grandi artisti come Rubens, Raffaello, Tintoretto, Perugino, solo per citarne alcuni. Si calcola che furono oltre 500 i dipinti ed beni archeologici prelevati dai territori italiani durante le campagne militari napoleoniche, fra il 1796 ed il 1814. Si va dal celebre gruppo marmoreo del Laocoonte prelevato dalle collezioni vaticane, alla quadriga dei cavalli di piazza San Marco, simbolo della città. Opere prestigiose, selezionate con cura, insomma il meglio del “Bel Paese” in campo artistico, partite tutte in direzione Parigi, per dare vita al nascente museo del Louvre. Del resto il progetto culturale della Francia rivoluzionaria era ben chiaro: realizzare un museo universale al Louvre, visitabile però da tutti i cittadini del mondo, e modellato sull’esempio di Roma, ed il ruolo che essa aveva assunto nell’arco del Settecento. Le opere romane, e non solo quelle, sarebbero andate così ad arricchire il patrimonio del Louvre, ad onore e vanto di Parigi e della Francia napoleonica. Del resto il Trattato di Tolentino, stipulato nel 1796, sanciva ai francesi la totale libertà di impossessarsi di qualsiasi opera d’arte, presente nella penisola italiana e degna di nota. Per la prima volta nella storia, la requisizione di opere d’arte, da parte dei vincitori, rientrava nelle clausole dei trattati di pace. Com molta fatica ed un lungo lavorio diplomatico, con la Restaurazione, molte opere tornarono in Italia. Purtroppo non tutti i capolavori trafugatiA ripresero la strada di casa. Alcune entreranno di fatto a far parte delle collezioni del Louvre. Sorte che non toccò fortunatamente alla Pala del Defendente Ferrari, che ancora oggi fa bella mostra nella sala del sindaco di Caselle, Luca Baracco, e che in occasione della mostra è stata restaurata presso il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale.
Davide Aimonetto