Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

venerdì 21 aprile 2017

Aree Ata: 2500 posti di lavoro, pioggia di milioni per il territorio

Cominciamo dal contorno, che rischia di essere interessante quanto il piatto principale. La realizzazione del progetto sulle aree Ata porterà qualcosa come 5 milioni di euro, per Caselle e i Comuni vicini, destinati al sostegno del piccoli commercio. E altri 40 per una serie di opere legate alla viabilità. Il famoso svincolo di Leinì della ex 460 (quello di via Caselle, che tanti incidenti, e tante code, ha provocato), per esempio. E ancora, la risistemazione della provinciale 2 per San Maurizio, la riqualificazione di via Alle Fabbriche, con tanto di realizzazione di pista ciclabile e pedonale, e interventi sul raccordo della tangenziale nord per agevolare l’accessibilità all’aeroporto.
Per quanto riguarda, invece, il progetto vero e proprio, si può dire che i lavori dovrebbero partire, burocrazia permettendo, nel 2018, per concludersi nel 2020 con l’inaugurazione della struttura, che non sarà il classico centro commerciale o l’altrettanto classico outlet (anzi, meglio non usare questi termini davanti a Giuseppe Roveda, amministratore unico della Satac Siiq, la società che sta portando avanti il progetto, per evitargli un travaso di bile). Sono previsti 250 negozi (con 2500 posti di lavoro, cui se ne devono aggiungere alcune centinaia legate all’indotto): non un ipermercato ma un superstore con un’offerta concentrata sui prodotti freschi, mentre la vendita di prodotti non alimentari presenterà un’offerta completa come gamma di prodotti, marchi e scala di prezzo.
Il 18 per cento della superficie complessiva, vale a dire circa 15mila metri quadri, sarà destinata all’intrattenimento (già contattati nomi e marchi di caratura internazionale, sui quali però vige ancora il massimo riserbo) e alla ristorazione. Il tutto corredato da 8mila parcheggi, e da un trenino che collegherà direttamente il primo piano della struttura con la stazione che insiste sull’aeroporto.
Struttura che non sarà chiusa e climatizzata, ma open air e sviluppata su due livelli, dotata però di portici e coperture traslucide per fare fronte alle precipitazioni. E sempre con un occhio attento rivolto al contenimento dei consumi energetici. Articolato su un corpo centrale, composto da diversi edifici contigui che creano una galleria pedonale con negozi che si affacciano sia all’interno della galleria stessa, sia su un viale alberato esterno, aperto al traffico a velocità controllata, e poi una serie di isolati destinati ad accogliere grandi e medi esercizi legati all’intrattenimento e alla ristorazione. Con una rete di strade, vie pedonali, piazze, scalinate di connessione, passaggi e ponti per il livello superiore.
Un progetto che arriva dopo un iter durato più di un decennio, caratterizzato da ostacoli e difficoltà di ogni genere. E che, per dirla alla Baracco: «Se ieri era un sogno, oggi è finalmente una realtà».