Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 11 maggio 2017

Passa anche a Borgaro la delibera contro la legge di Mappano

Diversi i protagonisti seduti ai banchi di maggioranza e opposizione, diversa la location, ma praticamente uguale tutto il resto. Stessa la gente, stessa la rabbia e la delusione della gente stessa, stesso il tema in discussione, stesse le motivazioni addotte dalla maggioranza (e dall’opposizione), stesso il risultato finale e stessi gli applausi.
Un Consiglio comunale fotocopia di quello di Leinì, quello andato in scena a Borgaro mercoledì sera, e che ha portato all’approvazione di una delibera con cui chiedere l’abrogazione della legge regionale per l’istituzione di Mappano Comune (a fine mese lo stesso atto sarà votato anche a Settimo).
Le avvisaglie
Giusto per far capire che era una serata ad alta tensione, maggioranza ed opposizione si sono messi d’impegno a darsi delle gran legnate, verbalmente s’intende, sin dalle prime battute, quando i temi in discussione erano altri (il pezzo forte, Mappano, è arrivato solo dopo aver discusso diversi punti all'ordine del giorno): a partire dallo scambio di “gentilezze” tra Marco Latella e l’assessore Gigi Casotti, non nuovi a scontri del genere. È bastato che Latella ripetesse una famosa uscita dell’assessore al Bilancio («Non c’ero e se c’ero dormivo») per fargli salire il sangue agli occhi (se chiusi o aperti è tutto da discutere): «Io tengo gli occhi chiusi consigliere Latella, non dormo. È meglio che non si avvicini». «Voglio che venga messo a verbale quanto detto dall’assessore, dal momento sono profondamente turbato dalla sua minaccia», ha replicato il consigliere. Ecco, il clima era questo.
L’atto
La richiesta di abrogazione della legge ormai è cosa nota. Anche se il fine ultimo non è quello dell’abrogazione in sé: «È impensabile che la Regione, viste le nostre delibere, decida di cancellare quella legge, lo sappiamo - è stato ribadito dai banchi della maggioranza - Quello che vogliamo è che i consiglieri regionali possano ripensare a questa situazione, alla luce dei danni che saranno arrecati ai Bilanci dei Comuni cedenti, e cercare una soluzione che permetta al nuovo Comune di nascere e agli altri di non morire. Che il destino di Mappano sia quello di essere Comune e di avere un proprio sindaco è un dato di fatto, un percorso che non si può interrompere. Ma questo non deve penalizzare le altre realtà». Un atto politico, insomma. Una delle poche armi a disposizione dei Comuni per non rimetterci. E per quanto riguarda le convenzioni con il nuovo Comune? «Disposto a stipularle con chi sarà sindaco dal giorno dopo le elezioni. Ma non ora, non con il commissario. Con l’elezione del sindaco, eventuali convenzioni firmate ora sarebbero solo carta straccia».
L’opposizione
Per una volta concordi, Gruppo Latella e Movimento Cinque Stelle non hanno partecipato al voto, lasciando l’aula al momento di esprimere il proprio giudizio (sia sull’atto in se, sia sull’emendamento con il quale si inseriva in questo iter anche il Comune di Settimo). «Non accettiamo lezioni da nessuno - ha ribadito Latella - Noi, negli anni, abbiamo prodotto documenti, invitato la maggioranza a fare qualcosa. Nulla è stato fatto. Non si può arrivare a ridosso delle elezioni e giocare ai cittadini questo tiro. Voi prima avete illuso i mappanesi, avete creato loro delle illusioni e poi le avete tolte. Siamo pronti a votare a favore solo se ritirate questo documento e chiedete scusa a tutti i cittadini, uno ad uno». Non meno dura Cinzia Tortola: «Una farsa e una favola. Per voi Mappano è stata la farsa. Un gioco. Prima è partito Settimo con il suo ricorso, poi l’ha ritirato, e quindi sono andati avanti Borgaro e Leinì. La favola è quella che avete fatto credere ai mappanesi. Tutto questo è grottesco. Mi vergogno per voi. Mi vergogno per la vostra arroganza, la superficialità e l’opportunismo. Ci leviamo da questo bagno nauseabondo nel quale volete lasciarci». Una posizione che ha creato qualche perplessità, specialmente nel gruppo di maggioranza: «Prendiamo atto che il Gruppo Latella e il Movimento Cinque Stelle, chiamati ad esprimersi sulla delibera, sono usciti dall’aula senza partecipare alla votazione - ribadisce il gruppo di maggioranza - Su una questione così delicata per il futuro di Borgaro hanno preferito qualche applauso dal folto pubblico mappanese presente in sala piuttosto che sostenere i legittimi interessi dei borgaresi. A differenza loro, noi continuiamo a portare avanti, in ogni sede, le istanze della città, animati ad un unico interesse: Borgaro e i borgaresi».
L’assessore Maurin
Posizione difficile, quella dell’assessore Marcella Maurin. Mappanese. Che poteva darsi malata e levarsi da una situazione decisamente scomoda. Invece si è presentata e comunicato che avrebbe votato contro la delibera. Contro il documento portato avanti dalla sua maggioranza. Scelta sofferta senza dubbio, e senza dubbio coraggiosa. 
Le conclusioni
Essenzialmente due. Quella pratica: una volta votata e approvata la delibera, il pubblico (che ha messo a dura prova la presidente Mainini, riuscita tutto sommato a domare una serata tutt’altro che semplice, e resa ancora più difficile da qualche esponente della maggioranza che ha dato vita a qualche intenmperanza di troppo) applaudendo e contumeliando, ha lasciato in massa la sala. E lo stesso hanno fatto sindaco e assessori, chiudendo di fatto il Consiglio e lasciando in sospeso l’ultimo punto che ancora mancava alla conclusione dei lavori.
Quella teorica: fino ad ora l’aveva detto ad alta voce solo il candidato sindaco Roberto Tonini. Ieri le sue parole sono state riprese anche dal sindaco Gambino: la legge per Mappano Comune è stata fatta con i piedi (per essere educati). Una legge senza la necessaria copertura finanziaria non ha senso, se non quello di aver creato due situazioni inconciliabili, che hanno finito col mettere l’una contro le altre le comunità interessate, nella più classica delle guerre dei poveri. E senza che quei consiglieri regionali che hanno combinato il patatrac (di tutte le parti politiche, dal Pd al centrodestra all’unico “grillino” allora presente) si sia assunto una virgola di responsabilità per quanto fatto. 
La reazione
E finito il Consiglio, ecco spuntare sulla pagina sulla pagina Facebook del Comitato Mappano Comune, l’ultima uscita del candidato sindaco Francesco Grassi: «Abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una strada di mediazione e ancora adesso vogliamo crederci, ma se non ci sarà un immediato stop delle azioni dei Comuni contro il Comune di Mappano siamo pronti ad utilizzare loro stesse armi. Stiamo per depositare infatti, con il patrocinio dello studio dell'Avv. Antonio Ferrara, uno o più ricorsi contro tutti gli atti che riterremo opportuni deliberati dai Comuni a danno dei cittadini mappanesi e in violazione della legge istitutiva del Comune di Mappano. Chiederemo il risarcimento dei danni subiti dai cittadini. Il costo che dovranno sostenere i comuni ricorrenti sarà molto più alto delle cifre che oggi presumono di perdere. Siamo ancora pronti a mediare, ma solo se i Comuni di Borgaro, Leini e Settimo rinunceranno immediatamente a mettere in discussione la nascita del comune di Mappano e le prime elezioni democratiche. Gabriella Leone e Claudio Gambino, siete ancora in tempo ad astenervi dal deposito del ricorso annunciato e soprattutto a non chiedere la sospensione delle elezioni». Quali siano i danni in questione non è dato sapere, ma certo il tono tra la minaccia e l’avvertimento non è destinato a stemperare animi sin troppo accesi.

I manifestanti
Il pubblico in sala
Il voto solitario dell'assessore Maurin
Si smobilita: tutti a casa