Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

venerdì 8 dicembre 2017

Leinì, si è spento Pasquale Di Stasio, il "papà" della Seven

Era un uomo che voleva arrivare. Forse neppure lui sapeva dove. Ed è arrivato. Ma, forse, così lontano non lo immaginava neppure lui.
Pasquale Di Stasio si è spento l’altro giorno. Aveva 89 anni.
Era un uomo partito da zero. Partito dal suo paese quando aveva 15 anni per trovare lavoro a Roma. Cameriere, ciabattino. Notti trascorse su una panchina, alla stazione.
Poi, nel 1948, il servizio militare, a Fossano. A casa, che lo aspettano, la moglie e il primo figlio. E Pasquale marcia col suo fucile, e ripara le scarpe dei commilitoni. E con quanto ricava ci mantiene la famiglia. Al termine del servizio militare la famiglia lo raggiunge. E lui, sotto i portici di Fossano, continua a lavorare come ciabattino. Su un banchetto. Poi la famiglia si allarga. Arriva il secondo figlio, poi il terzo. E finalmente, dopo sei maschietti, la prima femmina. Sette figli. Sette come Seven, un marchio destinato a fare storia. Facciamo un passo indietro. Da Fossano la famiglia Di Stasio arriva a Torino. E Pasquale ha la prima geniale intuizione. Produrre utensili che possano essere utilizzati dagli altri ciabattini. Si rende conto che nelle borse, quelle che usano le donne per fare la spesa, quelle che usano gli uomini per portarsi il pranzo al lavoro, nelle cartelle che usano i ragazzi per andare a scuola, la prima cosa a consumarsi, e a dover essere riparata, è il manico. E allora Pasquale, aiutato prima dalla moglie e poi dai figli, inizia a produrre manici. Che rivende ai suoi colleghi. Poi dai manici passa alle borse. Quelle sportive, quelle da viaggio. I porta bocce. Sbarca a Leinì, dove nasce la Euro Borse prima, e la Seven poi. Il resto non è storie: è un presente di successo.
«Mio padre - lo ricorda il figlio Aldo - è sempre stato un uomo ottimista. Ad un certo punto ha avuto la capacità di farsi da parte, e lasciare che fossimo noi figli ad andare avanti. Seguendoci, certo. Restando al nostro fianco, ma lasciando che mettessimo in campo quella fantasia e quella creatività che era cresciuta in noi lavorando con lui». Poi l’età ha iniziato a farsi sentire. E con l’età gli acciacchi, i malanni. Ma la voglia di vivere, e di darsi da fare, non è mai venuta meno. «Negli ultimi tempi era in una casa di cura - conclude Aldo - Un giorno ci ha chiesto una cosa. Ci ha chiesto il suo banchetto da lavoro: “Così, per far passare il tempo, riparo le scarpe degli altri ricoverati”».