Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

domenica 10 dicembre 2017

Mappano Intervista all'assessore Massimo Tornabene a tre mesi dalla sua nomina

Abbiamo rivolto alcune domande all'assessore massimo Tornabene 


Assessore lei non è un tecnico come si destreggia in un campo complicato come l'urbanistica? 
Posso dire con serenità che la scelta del Sindaco e della sua maggioranza di assegnarmi questa delega è nata dalla sua volontà di avere a fianco una persona che persegua il programma votato dai mappanesi, senza ombre di interessi personali o familiari. Dopodiché ho impostato l’azione del Comune di Mappano in un’ottica di confronto. La priorità, appena nominato, è stata quella di non creare intralci nelle pratiche edilizie già avviate: grazie alla collaborazione con gli uffici urbanistici di Caselle e Borgaro  i disagi sono stati limitati. L’obiettivo dei prossimi mesi sarà quello di lavorare per il primo piano regolatore di Mappano, che si caratterizzerà per la riduzione del consumo del suolo, per la difesa del paesaggio, per un’architettura meno disordinata e per costruzioni a maggiore risparmio energetico. Un piano regolatore che segnerà lo sviluppo futuro del nostro territorio. In questa ottica, la vera sfida per Mappano è rappresentata dalle aree Borsetto.
E’ vero che i proprietari della Borsetto  vi hanno già incontrati? 
Sì e non ci ha stupito. Il gruppo guidato da Unipol-Sai e da Ferrero ha voluto incontrarci perché la gran parte delle aree edificabili e delle aree verdi che verranno acquisite dal pubblico ora appartengono a Mappano. Stiamo parlando di 271 mila mq di superficie edificabile, suddivisa in aree produttive, residenziali e sanitarie ed oltre 2 milioni di mq di superficie destinata a verde. L’aspetto che abbiamo subito affrontato con la proprietà è stato la necessità, a nostro giudizio, di un cambio di paradigma: le aree edificabili, infatti, sono state immaginate nel 2006 come aree periferiche di Borgaro e Settimo, Comuni che hanno già una loro conformazione urbanistica ordinata. Oggi, viste da Mappano, quelle aree rappresentano invece l’ingresso nonché l’area di maggiore sviluppo del nostro Comune. In tal senso, l’idea che vengano realizzate distese di lunghi capannoni, uno dopo l’altro come una qualunque periferia industriale, non ci vede concordi. Per questo sarebbe interessante, come abbiamo previsto nel nostro programma, poter realizzare su quelle aree delle strutture sportive di alto livello o di alto valore culturale, come un parco o un museo scientifico e sperimentare, per la parte residenziale, un’edilizia attenta al risparmio energetico.
L’altra sfida, altrettanto strategica, è l’uso che verrà fatto delle aree verdi che verranno cedute al Comune di Mappano. Le idee possono essere le più diverse: un parco, delle aree dedicate all’educazione e al turismo naturalistico, alla forestazione urbana, alle produzioni a km 0. Anche sulle aree verdi sarà necessario aprire un dibattito pubblico con la cittadinanza, con le associazioni ambientaliste e agricole e con gli altri enti; tra questi potrebbe essere strategica la collaborazione con la Città di Torino e con il Politecnico.
Le strade di Mappano sono in molti casi in uno stato davvero pietoso, in molte manca la cartellonistica, le strisce pedonali sono quasi invisibili, le buche non si contano più.... Per non parlare dei cartelli che ancora, a distanza di sei mesi, riportano la dicitura "frazione di...."
Oggi le possibilità di intervento diretto del Comune di Mappano sono pari a zero, visto che non abbiamo alcuna capacità di spesa. L’adeguamento della cartellonistica all’ingresso di Mappano è stata la mia prima richiesta ai Comuni cedenti ma i mappanesi, ad oggi, non hanno meritato neanche una risposta. Un silenzio assoluto che è diventato, nonostante i solleciti, assordante. Sempre a nostra discolpa posso dire di aver richiesto e sollecitato, sempre formalmente, numerosi e puntuali interventi di manutenzione, soprattutto stradale. Le azioni sono state poche (e le poche solo da parte di Caselle) e nel loro complesso insufficienti. Ciò sta comportando situazioni di pericolo molto gravi, che ho nuovamente segnalato, questa volta chiarendo che gli interventi richiesti afferiscono ai servizi essenziali che i Comuni cedenti sono tenuti a garantire a Mappano. In particolare sono preoccupato per l’ex frazione di Borgaro e per la situazione storica di abbandono della Reisina, anche se dobbiamo riconoscere che Leinì ha mantenuto l’impegno di messa in sicurezza idrogeologica di quell’area, con un investimento di oltre mezzo milione di euro che verrà realizzato nel 2018.
Avete un'idea a quanto ammontino le tasse dei mappanesi incassate dai Comuni cedenti? Quanti oneri di urbanizzazione? E, quale è stata la spesa sostenuta per Mappano?
Caselle, nel 2017, è ad esempio il Comune che ha incamerato più oneri con il grande condominio in Via Generale Dalla Chiesa. Come abbia programmato di utilizzare quelle risorse non mi è dato sapere. Di certo gli interventi urgenti che oggi servirebbero su tutto il territorio di Mappano (compreso quello ex Borgaro ed ex Leinì) non supererebbero le poche decine di migliaia di euro. E sto parlando di interventi di messa in sicurezza, sia chiaro.
Le opere che i Comuni cedenti avevano programmato su Mappano verranno comunque realizzate?  
Ciò che il Comune di Mappano si è premurato di fare è stato chiedere formalmente ai Comuni di Caselle e Borgaro di mantenere gli stanziamenti previsti anche per il 2018. Si tratta, per quanto riguarda Caselle, delle opere per il riordino viario di Strada Cuorgné/Piazza Don Amerano, per il parcheggio del nuovo oratorio promosso da Il Sogno di Samuele, per l’impianto di illuminazione previsto in Via Nino Costa all’altezza dell’ex Asilo nido. Poi, per quanto riguarda sia Caselle che Borgaro, si tratta del contributo che si erano impegnati a riconoscere a Smat nel momento in cui questa darà avvio al riammodernamento della rete fognaria sul lato est di Via Rivarolo/Strada Cuorgnè, con la congiunta realizzazione di un marciapiede. Tutte opere che nel 2017 non si è riusciti a portare a termine anche per i necessari passaggi di competenza tra gli enti ma per le quali sono ripresi gli iter necessari. Al momento, sia noi che Smat, stiamo attendendo le garanzie formali da Caselle e Borgaro.
Rispetto a nuove opere pubbliche, sarà fondamentale nel 2018 avere certezza delle risorse disponibili. Spero anche che a breve Mappano possa avere la struttura e il personale tecnico necessario. La Casa della Salute, ad esempio, è un progetto su cui ha manifestato il proprio interesse anche la Croce Rossa; poi c’è da valutare a cosa destinare l’ex area Craver, su cui era stata immaginata la nuova scuola materna; c’è da capire come risistemare Piazza Giovanni Paolo II viste le criticità dimostrate negli anni; poi va data una risposta definitiva alla destinazione dell’area Bubalo, dopo che l’opzione immaginata dall’ex amministrazione del Cim è naufragata. Un dossier che ho poi preso in mano è quello relativo al patrimonio immobiliare, che ancora non ci è stato ceduto. Sono preoccupato per le condizioni in cui si trova una parte degli edifici che andremo ad acquisire, non solo per il loro stato di abbandono, come ad esempio la cascina di Via Buonarroti, ma anche per i materiali con cui sono stati costruiti. Faccio due esempi: l’ex Asilo Nido di Via Nino Costa e l’ex Amis.
Via Rivarolo/Strada Cuorgnè è da sempre un'arteria molto trafficata, ma anche decisamente pericolosa. I numerosi incidenti che si sono verificati nel tempo, alcuni anche con esito mortale, ne sono la dimostrazione. Cosa intendete fare? Il blocco del traffico pesante è una soluzione percorribile?
Lo “stradone”, come lo chiamiamo noi mappanesi, è innanzitutto un problema di sicurezza e di inquinamento. Chi vive a Mappano da decenni, sa che la sua pericolosità ha significato anche lutti. Ridurre il tempo di percorrenza per abbattere l’inquinamento, limitando al contempo la velocità e aumentando la sicurezza per i pedoni e per i ciclisti, con attraversamenti più sicuri delle semplici strisce: questa è la vera soluzione. Per realizzarla, già nel mese di settembre abbiamo aperto un tavolo con Città Metropolitana. Per predisporre un progetto serio abbiamo coinvolto il Dipartimento di Ingegneria del Territorio del Politecnico di Torino, a cui chiederemo di supportarci nella redazione del piano del traffico di Mappano. Ci vorrà qualche mese di tempo e il reperimento delle risorse necessarie, ma io credo fermamente che quando si spende del denaro pubblico le scelte vadano fatte con precisione, basandosi su dati quantitativi e qualitativi e trovando delle soluzioni efficaci.
La riduzione del traffico pesante necessita poi di alternative reali per quelle che sono le nostre zone industriali, che per le decisioni scellerate dei Comuni cedenti circondano Mappano. Sempre con la Città Metropolitana abbiamo messo sul tavolo il problema del casello della tangenziale di Settimo, una strozzatura che limita l’accesso diretto dei camion diretti alla Reisina e alla zona industriale della Goretta. Il fatto che la convenzione tra Ativa e Città Metropolitana sia in fase di ridiscussione è un’occasione che abbiamo colto al volo.  Sempre all’ex Provincia abbiamo chiesto una stima dei costi per la realizzazione dell’apertura di un nuovo svincolo sulla super strada Torino-Caselle all’altezza di Via Cottolengo. L’autonomia sta permettendo delle interlocuzioni, con i vari enti, prima inimmaginabili. Su questo il nostro Sindaco, nella battaglia per il Comune, ha sempre avuto ragione.
Un altro importante problema è il trasporto pubblico. Sul territorio circola la leggenda metropolitana che di tanto in tanto il bus 46 di Gtt passi. Battute a parte, i passaggi dei bus della linea 46 in alcune fasce orarie sono troppo radi, in altre, quelle con maggiore affluenza, insufficienti. Come intendete procedere per evitare disservizi e disagi agli studenti e ai pendolari?
Anche su questo abbiamo cominciato a lavorare. A inizio novembre per la prima volta Mappano è stato ricevuto dall’Agenzia regionale del trasporto pubblico. Con il suo direttore abbiamo affrontato il tema della connessione della linea 46 Gtt con la Ferrovia Metropolitana di Stazione Stura, intersecando il 46 anche con la linea tramviaria 4. Obiettivo: ridurre il tempo di percorrenza da Mappano al centro di Torino, vista l’alta intensità dei treni urbani che da Stura conducono a Porta Susa in 7 minuti. Si tratterebbe di una soluzione, tra l’altro, che non aumenterebbe i costi, ma ottimizzerebbe le infrastrutture già esistenti. Un’articolazione di questo tipo migliorerebbe anche la regolarità dei passaggi, poiché i pullman, atteestandosi a Stura, finirebbero con non dover più percorrere il lungo tratto sino a Porta Susa, riducendo il rischio di accumulare ritardi a causa del traffico. All’idea è interessato, per ovvie ragioni, anche il Comune di Leinì. L’Agenzia si è assunta l’impegno di redigere, nei prossimi mesi, un progetto da sottoporre a tutti gli Enti interessati e su cui sarà possibile confrontarsi.