Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

sabato 3 febbraio 2018

Mappano Se il funerale diventa spettacolo

Riflettendo. In questi ultimi anni, ai funerali di persone più o meno famose se ne sono già viste di tutti i colori. Dalle motociclette portate in chiesa vicino alla bara del defunto, alle arie liriche, alle note dei cantanti preferiti, per finire a striscioni, poesie e quant’altro. Forse, però, non si erano mai visti i fuochi d’artificio, sparati davanti alla chiesa. A Mappano nei giorni scorsi è accaduto anche questo. Fuochi che hanno perfino messo in agitazione docenti e bambini della vicina scuola elementare. Qualcuno potrebbe obiettare che ciascuno saluta i suoi cari defunti come più gli piace. E, su questo non ci piove. Tutto ciò, però, una piccola riflessione la merita pure.
Anticamente i funerali accompagnavano il viaggio del defunto nell’aldilà. A Roma, ad esempio, erano celebri le “laudationes funebres” dove venivano esaltate le qualità morali del caro estinto.  Gli egizi, invece, avevano tutto un complesso rituale che serviva ad agevolare il passaggio del defunto nella vita ultraterrena. Il funerale religioso cattolico è tutt’altra cosa: è preghiera di suffragio per l’anima del defunto, affinché possa trovare misericordia e, purificata dei suoi peccati, venga ammessa alla contemplazione di Dio. Cosa ben diversa è il funerale laico che si configura come un omaggio al defunto per affidarne la sopravvivenza alla “memoria” dei suoi cari e degli amici. UN omaggio che ci è ben noto, perché ci viene spesso propinato nelle fiction americane: funerali desacralizzati e officiati da un congiunto. Due cose decisamente diverse: da una parte c’è o ci dovrebbe essere il silenzio, il dolore intimo, la preghiera; dall’altro si mangia, si suona e si ricorda il defunto in maniera, come si può dire, più easy. Una volta i nostri funerali erano proprio così, preghiera e dolore intimo. Al massimo si sconfinava in qualche canto o in poche composte parole lette da un congiunto. Oggi molti dei funerali sono trasformati quasi in spettacolo. Sparare i fuochi d’artificio, fuori da una chiesa dove si sono svolte le esequie, di religioso ha ben poco. Anzi, non si può certo negare che si sia trattato di una variazione alquanto stravagante. Con questo non vogliamo dire che tutto è sbagliato. Quello che lascia sempre più stupefatti è l’offuscamento del significato autentico del rito religioso delle esequie che è e resta la preghiera per l’anima del defunto. Dietro queste curiose e originali variazioni non ci sarà forse un malcelato tentativo di umanizzare troppo la morte, di banalizzarne il significato?
C’è ancora una distinzione tra realtà sacre e profane?
Con questo non vogliamo criticare nulla e nessuno, ma solo riflettere e far riflettere



Il punto dove sono stati sparati i fuochi. Tra la scuola e la chiesa, davanti al Monumento ai Caduti, in via Generale Dalla Chiesa, in una zona recintata, dunque preclusa ad ogni accesso, e dove solo pochi mesi fa ci fu una seria fuga di gas che interessò tutta la zona