Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

mercoledì 28 marzo 2018

Caselle, storie di sport, storie di donne, in 365 Giorni Donna

Quando lo sport, non è solo agonismo, ma anche aggregazione, coesione sociale, modello di integrazione, Se ne è parlato mercoledì 21 marzo, in sala consigliare a Caselle, nell’ambito della rassegna “365 Giorni Donna”. Iniziativa fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Luca Baracco, ed in particolare dal suo assessore alle Pari Opportunità: Angela Grimaldi, l’iniziativa fa parte di un ricco carnet di appuntamenti ed iniziative.  Prima di entrare nel cuore delle testimonianze, presentate dalla giornalista Nadia Bergamini, la serata ha preso avvio con la visione di alcuni brani del film trasmesso su Raiuno, dal titolo “In punta di piedi”, che racconta le vicende di Angela, giovane protagonista, che ha un solo grande sogno: diventare ballerina di danza classica. Ma si sa, i sogni spesso cozzano con la realtà, e ancora di più se si è figlia di un camorrista, a Napoli. Una storia vera. Uno storia di riscatto sociale. Un modo diverso per declinare il rapporto sport e riscatto sociale. Se lo sport è stato il filo conduttore della serata, diversi protagonisti locali hanno avuto modo di raccontare al pubblico il significativo ruolo svolto da una disciplina sportiva, una qualsiasi disciplina. Roberto Rinaldi, direttore del comitato territoriale Uisp Ciriè Settimo Chivasso, ha portato la sua testimonianza del ruolo sociale dello sport . Un elemento qualificante del comitato sono diversi progetti di respiro internazionale, che partono dallo sport come modello di integrazione. Significativa  a tal proposito la storia del Moro Team, una squadra di giovani africani, richiedenti asilo del Ceres C 5. I ragazzi del Moro Team, presenti alla serata casellese, hanno spiegato come anche con lo sport, si possa conoscere le altre culture  e le loro leggi, partendo dal rispetto di questi valori. Ma uno dei momenti più toccanti della serata, è stato sicuramente quando ha preso la parola Marilena, la madre di Gianluca Frezza,, vincitore degli Special Olympics World Games svoltisi a Los Angeles, nella disciplina del tennis. “Quando ho scoperto che Gianluca, che all’epoca aveva solo sei mesi, era affetto da emiparesi sinistra mi è crollato il mondo addosso – ha ricordato al pubblico la madre - Ma non mi sono arresa e sono andata avanti anche da sola, dopo la separazione da mio marito. Ho optato per lo sport perché potevo scegliere una serie di lunghi interventi o il farlo muovere il più possibile. Dopo varie discipline abbiamo scoperto che era un mostro a tennis. Io lo ammiro, perché non perde mai un giorno di allenamento. E ai genitori di ragazzi disabili dico: dategli più fiducia”. In chiusura della serata la testimonianza di Vittoria Odetti, brillante studentessa universitaria, prossima alla laurea triennale che, affetta fin da piccola da dislessia, è riuscita a trovare una sua forma di equilibrio e stabilità nei confronti della dislessia, proprio attraverso la pratica della disciplina Capoeira. “Al quarto anno delle superiori ho attraversato un periodo di difficoltà – ha raccontato Vittoria - provando a cimentarmi con la Capoeira mi sono sentita davvero viva. Credo molto nel valore dello sport, infatti sto per laurearmi portando una tesi che tratta proprio della Sociologia dello Sport”. Storie di sport, ma non solo. Storie di donne che attraverso lo sport hanno trovato una loro dimensione. Storie di giovani uomini e ragazzi, feriti nell’animo o nel fisico, che attraverso lo sport hanno avuto una seconda possibilità. Quando lo sport non è solo agonismo e medaglie, ma anche riscatto sociale e rispetto per sè e per gli altri.


I protagonisti della serata casellese

Un momento di lettura

L'assessore Angela Grimaldi con Roberto Rinaldi

Vittoria Odetti