Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 8 marzo 2018

Cronache dai seggi

Mi è stato chiesto di raccontare queste elezioni, così rivoluzionarie del punto di vista dei risultati e così complesse da quello delle procedure, dal punto di vista dello scrutatore e dei componenti del seggio. Da quattro chiacchiere fatte con amici che hanno svolto questo incarico nei seggi di vari Comuni della zona, mi hanno permesso di mettere a fuoco diversi tipi di votanti, che capita a tutti, prima o poi, di incontrare.
- Il curioso. Il votante curioso è quello che entra nel seggio alle sette e venti del mattino. Vota e poi, sorridendo, ti chiede: «Allora, com’è l’affluenza?». E tu vorresti dirgli: «Ma come vuoi che vada? Siamo aperti da venti minuti, oltre a te hanno votato tre persone che, come te, non hanno di meglio da fare che svegliarsi all’alba di una domenica fredda come poche. Quale vuoi che sia l’affluenza?
- Il giapponese. Il giapponese è quel votante che entra in cabina, vota in un nano secondo, e poi piega la scheda in modo tale che neanche un campione mondiale di origami saprebbe fare.
- L’esploratore. È quello che quando dici: “Cabina due”, inizia a guardarsi attorno con circospezione come se invece di essere nell’aula di una scuole fosse stato paracadutato in un angolo remoto della foresta amazzonica.
- Quello che è sempre sul pezzo. È quello che guarda con curiosità le due file, uomini e donne, e poi chiede: «Ah, ma ci sono due registri diversi?». Beh si, funziona così più o meno dal 1946...
- Il distratto. Il distratto si presenta impettito al seggio, fa la sua brava coda e appena presenta la tessera elettorale si sente rispondere: «Ma lei non vota qui. Il suo seggio è il 5». E lui, indicando un numero 2 scritto da qualche parte sulla tessera stessa: «Eppure c’è scritto qui vede? Due...». A dire il vero c’è scritto anche 1965, ma non vuol dire che ci siano 1965 seggi in questa città....
- Il pensatore. È quello che dopo aver aspettato un’ora e passa coda, aver bestemmiato come uno scaricatore di porto per tutto il tempo perso, entra in cabina e ci passa un quarto d’ora. A far che non si sa.