Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 29 marzo 2018

Mappano, l'ira funesta del sindaco Grassi

Francesco Grassi
Quando si pensa che i rapporti tra il primo cittadino di Mappano e quelli dei Comuni vicini abbiano toccato il fondo, ecco che il sindaco Grassi si produce in una uscita delle sue, e quel fondo diventa ancora più profondo.
Saranno fischiate le orecchie lunedì sera, proprio mentre si aprivano i lavori del parlamentino mappanese, ai vari Baracco, Gambino, Leone e Puppo, unici destinatari delle varie invettive del sindaco. Un esempio? «La città metropolitana ha fissato le quote di riparto di beni e personale: abbiamo fatto subito istanza ai Comuni cedenti, ma non abbiamo avuto risposta, purtroppo. È mancata la collaborazione. Dobbiamo lavorare solo con il 10 % del personale necessario perché da parte dei Comuni cedenti c’è stato il blocco dei trasferimenti». Un secondo esempio? «È destituita di fondamento la notizia che Mappano abbia un debito con i Comuni cedenti. Sono loro che ci devono dare beni e personale, e non l’hanno ancora fatto. Si rifiutano di cedere personale nascondendosi dietro una questione di sotto organicità tutta da dimostrare». Che poi quella sotto organicità sia dimostrata dai numeri e certificata dagli enti superiori è un puro dettaglio. «Abbiamo stimato che Mappano abbia versato nelle casse dei cedenti tra i 600 e gli 800mila euro l’anno. Moltiplicato per cinque anni fa diversi milioni di euro. Non ci è ancora stata versato un solo euro. L’anticipo di cassa promesso da Caselle? Prima ci diano quello che ci devono, poi possiamo ragionare dell’anticipo di cassa. Dovremo lavorare sul Bilancio per dare quei servizi che sono venuti a mancare». E per quanto riguarda le convenzioni? «Non c’è obbligo di farle. Noi siamo aperti ad una vera concertazione, ma serve lealtà da parte dei cedenti. Ci sono cinque mobilità ferme da mesi, e ci dicono che dobbiamo fare delle convenzioni. Per la nostra anagrafe da Caselle non c’è stato dato personale neppure per un’ora per scelta politica, e ora vogliono rimediare con le convenzioni. Non possiamo accettare convenzioni imposte, né che il Comune di Mappano sia gestito altrove. Non vogliamo svendere il territorio ». E sulle proposte ricevute per la gestione del personale: «È impensabile pagare gente che lavora in uffici di altri Comuni per poi scoprire, come è successo in questi mesi, che i servizi non ci sono. Per l’Ufficio tecnico ci sono state proposte convenzioni con costi altissimi: il nostro piano organico costa meno». E sui costi sostenuti dal nuovo Comune? «Noi siamo al di sotto del tetto di legge. Chi si deve preoccupare della Corte dei conti sono quegli enti che  hanno messo il blocco del personale. Sono loro che dovranno spiegare perché hanno sforato il tetto di spesa per il personale se sono sotto organico». Insomma, i cattivi sono i Comuni cedenti: «Sono loro che hanno disertato i tavoli. La chiusura dei Cim ci poteva generare dei problemi. E se non si sono verificati, non è stato per merito dei Comuni cedenti, ma solo grazie alla buona volontà dei dipendenti. C’erano, sul territorio, dei lavori da fare. Danni compiuti da vandali da risistemare. Abbiamo chiesto l’intervento di Borgaro e Caselle, ma non ci sono state risposte. Siamo dovuti intervenire noi, con le nostre risorse, non appena abbiamo potuto».
Non tutti, in Consiglio, condividono però le posizioni di Grassi: «Prendiamo atto del fatto che al sindaco è venuta meno la volontà di stipulare convenzioni con i Comuni vicini. Preferisce fare ricorsi ma così facendo si lascia ai legali il lavoro degli Amministratori. Una scelta che fa fare dei passi indietro a Mappano. In quasi un anno non si è riusciti a fare un solo accordo» ha sottolineato dai banchi dell’opposizione Valter Campioni. «Il sindaco Grassi non deve raccontare favole. Può prendere in giro noi consiglieri di opposizione ma non i mappanesi. La situazione che si è creata è solo la conseguenza dei suoi atteggiamenti».