Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 5 aprile 2018

Nonsolocontro al fianco delle donne afghane per la campagna #WhereIsMyName




Qual è la prima cosa che ci identifica? E' il nostro nome, ma in Afghanistan le donne non hanno neppure il diritto di avere un nome. Così è nata una campagna internazionale. Anche "Nonsolocontro" aderisce all'iniziativa  , lanciato da
Thamina Arian

Thamina Arian, attivista del Women Committee, laureata in Diplomacy alla Kardan University di Kabul e da un gruppo di donne afghane. Dopo anni di  sofferenze portate dalla guerra, ora le donne afghane devono fronteggiare un'altra battaglia: quella per il loro diritto ad essere riconosciute. E noi con loro. Perchè nascere in un paese che rispetta le donne è importante. Perché dobbiamo aiutare chi questa fortuna non ce l’ha. Ecco perchè invitiamo tutti, amministratori, associazioni e semplici cittadini ad aderire a questa campagna. Basta un Hashtag. In Afghanistan, è considerato inappropriato, se non un vero insulto, pronunciare il nome di madri, sorelle, mogli. E, gli esiti sono paradossali: Le donne non hanno diritto ad avere un nome neppure quando muoiono. Sono spesso definite "la madre di", "la sorella di" o peggio "la mia gallina", "la mia capra". Con #WhereIsMyName le donne afghane hanno sfidato il tabù che vieta di usare in pubblico il nome delle madri, delle sorelle o delle mogli, al punto da non indicarlo nemmeno nei documenti d'identità, che invece ora saranno modificati.

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