Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

lunedì 7 maggio 2018

Mappano, primo incontro del Maggio Mappanese dedicato ad Aldo Moro


L’apertura del “Maggio Mappanese” edizione 2018, è stata caratterizzata, venerdì scorso, da una significativa e molto seguita conferenza, su un tema quanto mai difficile, ma ancora tremendamente attuale, nonostante siano trascorsi 40 anni da quegli eventi così tragici e luttuosi: l’uccisione della scorta dell’onorevole Aldo Muro, in via Fani, a cui seguì il rapimento, la detenzione e l’assassinio dello statista democristiano. Una delle pagine non solo più tragiche ma più buie di tutta la storia dell’Italia repubblicana. A gettare un po’ di luce su quegli eventi, ci ha pensato il giornalista Luigi Benedetto che, con dovizia di particolari, aneddoti, ma anche vicende poche note al grande pubblico, ha contribuito a districarsi, in un non facile e torbido percorso, dove ogni cosa non sempre sembra quella che è. Un intreccio di personaggi si affastellarono fin da subito in questa tragica vicenda politica e storica italiana, contribuendo nel tempo, a dar vita, a quello che lo stesso Leonardo Sciascia, scrittore, giornalista, ed acuto intellettuale del secolo scorso, non esitò a definire l’Affaire More. Massoni, uomini di destra, brigatisti, ma anche mafiosi, camorristi, esponenti della Banda della Magliana, esponenti delle forze di sicurezza dalla dubbia lealtà verso lo Stato, servizi segreti più o meno deviati, tutti si affacciano un po’ come protagonisti un po come comparse, in una intricatissima vicenda che avrebbe avuto come nobile motivo salvare la vita dello statista, ma in realtà cercò di inseguire ed ottenere il risultato opposto. In questo risiko, Luigi Benedetto, accompagnato dalla giornalista Nadia Bergamini, del quotidiano “La Stampa”, ha dimostrato grande abilità e maestria nel destreggiarsi fra storia ufficiale, memoriali, inchieste investigative, scoop di dubbia natura giornalistica, atti di commissioni parlamentari. Ricomponendo, con pazienza, tutte le tessere di un intricato mosaico che, come in un gioco di specchi, non riesci mai a vedere il pezzo reale, ma un suo riflesso, una sua apparenza. Affrontare la vicenda Moro, anche 40 anni dopo la sua tragica scomparsa, significa inabissarsi in acque profonde, torbide e limacciose, dove ogni volta che ti sembra di aver finalmente raggiunto il fondale, qualche misteriosa ed irrefrenabile forza, ti spinge in luoghi ancora più oscuri. Benedetto ha saputo mettere insieme non delle sensazioni o delle emozioni, per altro facilmente condivisibili, ma dati oggettivi di cronaca, tasselli apparentemente dettati dalla casualità, ma che se messi uno accanto all’altro, tanto casuali, agli occhi di un osservatore attento, non sembrano più. Si arriverà mai alla verità certa e definitiva del caso Moro? Difficile stabilirlo. Ma a vedere dalla forte presenza di pubblico, presso la Biblioteca di piazza don Amerano, composto fra l’altro da molti giovani, la sete di verità non si è mai spenta. Ed il lavoro paziente e prezioso di Luigi Benedetto, dimostra che siamo sulla strada giusta.


I giornalisti Bergamini e Benedetto

Il pubblico presente

Nadia Bergamini e Luigi Benedetto