Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 7 giugno 2018

Mappano - Il Padre Generale del Cottolengo auspica la realizzazione dei marciapiedi


Anche la comunità della Piccola Casa della Divina Provvidenza San Giuseppe Benedetto Cottolengo, auspica che vengano al più presto effettuati i lavori di realizzazione dei nuovi marciapiedi, con una accorata richiesta in più: che non si fermino, come da progetto all’altezza di strada Cuorgnè angolo via Reisina, ma che proseguano nel loro percorso in direzione Leinì, almeno fino all’altezza della Piccola Casa del Cottolengo. Lo hanno chiesto i volontari, i famigliari, il personale laico e religioso che opera presso questa struttura, durante un recente incontro con don Carmine Arice Padre Generale della Piccola Casa San Giuseppe Benedetto Cottolengo. “Mi risulta che Mappano sia diventato Comune da poco – ha precisato il Padre Generale del Cottolengo, dopo essere stato informato di questa precisa richiesta – posso immaginare le difficoltà iniziali che stanno vivendo. Ma mi farò carico presso le sedi opportune del vostro desiderio di vedere finalmente realizzato un marciapiede, in grado di collegare in tutta sicurezza la Piccola Casa con la comunità di Mappano, sarebbe un bel segno di accoglienza ed integrazione da parte di tutti”. Del resto è ormai decennale la questione dei marciapiedi di Mappano. Più volte la Piccola Casa ha inoltrato formale richiesta di realizzazione, puntualmente disattesa dagli enti locali. Ora, sembra che la Smat, la società metropolitana dell’acquedotto abbia approvato un progetto finanziario di oltre 700 mila Euro per coprire i fossi, intubarli e realizzare un apposito marciapiede sopra di essi, lungo l’arteria principale: strada Cuorgnè, quella che attraversa Mappano, da Torino in direzione Leinì. Dovrebbero anche esserci dei progetti in fase avanzata, che da un anno circa però, con il passaggio delle consegne al nuovo Comune, si sono arenati fra le solite pastoie burocratiche. Ma la notizia certa è che l’opera si fermerà all’altezza di Via Reisina, per non proseguire oltre. Ma ormai solo un centinaio di metri la dividerebbero dalla struttura del Cottolengo, che ancora una volta vedrebbe disattesa la sua richiesta di collegamento pedonale con l’abitato mappanese. Chissà che, un eventuale intervento del Padre Generale della Piccola Casa, non possa contribuire a risolvere, o almeno chiarire una volta per sempre, questa anacronistica situazione. I volontari, i famigliari e soprattutto gli ospiti della Piccola Casa mappanese, è un sogno che accarezzano da tempo: raggiungere il vicino abitato di Mappano, in tutta sicurezza. Durante l’incontro tra i famigliari, don Arice ha ricordato l’importanza ed il valore della comunità cottolenghina.. Un momento di riflessione a tutto campo quello che si è svolto all’interno del gruppo di lavoro mappanese, che abbraccia appunto, molti famigliari di ospiti presenti nella Piccola Casa. Un dialogo introdotto da Fratel Ernesto Gada, direttore del Cottolengo di Mappano che ha sottolineato il percorso svolto dal gruppo di lavoro “Sappiamo quanto sia difficile a volte, per un famigliare, un parente, essere accanto ai nostri ospiti. Per questo ritengo sia fondamentale essere vicini alle esigenze di queste persone. Perché quando una persona viene ricoverata nelle nostre strutture cottolenghine, è un po’ come se fosse tutta la sua famiglia a seguirlo nel reparto”. Concentrarsi dunque solo ed esclusivamente sul ricoverato, sui suoi bisogni medici, psicologici e spirituali, è rischio che si è corso spesso nel passato, dimenticandosi di un altro tassello importante di questo quadro: la famiglia, con le sue esigenze, le sue richiese, le sue paure. Capire insieme, confrontarsi insieme, diventa dunque un aspetto vitale, che completa la natura ed il rapporto fra l’ospite, la sua famiglia e la struttura cottolenghina di riferimento. “Io quando partecipo a questi incontri – ha sottolineato il Padre Generale della Piccola Casa don Carmine Arice – vedo la gioia, la speranza nei vostri occhi. Pur essendo pienamente consapevole della vostra fatica quotidiana. Ma solo stando insieme, condividendo le gioie, ma anche i dolori dimostriamo di essere persone vive. Perché vedete – ha proseguito don Arice – la solitudine uccide. Il silenzio può decretare la morte morale e psichica, prima ancora che fisica, di una persona. Quello che noi della Piccola Casa più desideriamo – ha ribadito il Padre Generale – è che voi non vi sentiate mai soli. Lo scopo, il cuore stesso degli insegnamenti del Cottolengo, si basa sulla concezione della famiglia, della comunità. Cioè di quel farsi prossimo verso gli altri, che è la linfa vitale del cristianesimo”.


Il Padre Generale della Piccola Casa con i famigliari degli ospiti del Cottolengo 

Fratel Ernesto Gada



Il Padre Generale del Cottolengo 

Don Carmine Arice