Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 10 gennaio 2019

Leini: Toro Club, storia di una grande passione

Come risulta dagli atti dell’archivio, la sera del 12 aprile 1965, presso la trattoria “Cavallo Bianco”, un gruppo di sostenitori del Toro ebbe l’idea di fondare il “Granata Club Leini”, con a capo Francesco Ferrero, conosciuto da tutti col soprannome di “Ceciu d’la Bastera”, che divenne così il primo presidente del sodalizio. Il 10 maggio 1965 venne eletto il primo direttivo, formato dai soci fondatori, che elessero come presidente il ragionier Luigi Balbo. Il 29 novembre 1965 ci fu l’inaugurazione delle nuova sede in via Carlo Alberto, cui parteciparono i giocatori Gigi Meroni, Natalino Fossati, Angelo Cereser e l’accompagnatore, il Cavalier Rebaudengo, oltre all’allenatore Nereo Rocco, detto “il paron”, una leggenda del nostro calcio. Prima e dopo la parentesi granata si aggiudicò col Grande Milan due Coppe dei Campioni, due Coppe delle Coppe e una Coppa Intercontinentale.
Il 12 maggio 1967 venne eletto presidente il geometra Ezio Borghesio, che rimase alla guida del sodalizio per i successivi 33 anni. In seguito il Club cambiò la propria denominazione in “Torino Club Leini”. I soci fondatori furono Francesco Ferrero, Pierluigi Benedetto, Giuseppe Grogno, Piero Pozzato, Armando Scarabosio e Giuseppe Piacenza. I presidenti che hanno avuto l’onore e l’onere di guidare il club in anni tanto belli quanto travagliati sono scolpiti a caratteri indelebili nella memoria dei tifosi: Francesco Ferrero, Luigi Balbo, Ezio Borghesio, Giuseppe Piacenza e Rinaldo Bianco.
Nel corso degli anni tanto è stato fatto, ma tanto resta da fare con la collaborazione di tutti: membri del direttivo, soci, simpatizzanti e sponsor che, ciascuno nel suo piccolo, hanno saputo fare grandi cose. La storia del Club è costellata di eventi indimenticabili per gli appassionati dei colori granata: nel periodo d’oro gli abbonati che seguivano le partite allo stadio erano oltre sessanta, e non facevano mai mancare supporto e lo striscione alle partite casalinghe. Da segnalare che nel campionato della prima, storica retrocessione, 1959 - 1960, un socio del Club, dipendente delle ferrovie, riuscì a seguire 17 delle 19 trasferte di quell’anno trascorso nella serie cadetta. E come dimenticare il bandierone granata issato sulla torre dei Provana il giorno dell’ultimo scudetto, il lontano 6 maggio 1976? E ancora, le esposizioni fotografiche, i cui principali artefici furono Egidio Righeschi e Bruno Brancaleoni, che con i loro scatti hanno immortalato la vita del club nel corso degli anni. Nel corso della mostra “Un fiore a Superga chiamato Torino”, che si tenne dal primo al quattro giugno 2000 presso il salone del Fides, fu un grande onore e privilegio esporre la ruota e l’elica dell’aereo caduto a Superga, senza dimenticare gli oltre 40 pannelli contenenti le edizioni limitate dei Tuttosport degli anni dei trionfi del Grande Torino donati per l’occasione da Lorenzo Maffei, leinicese doc ora residente a Ciriè. E poi la mostra dedicata alla “Farfalla granata” Gigi Meroni in sala consigliare: furono esposti i capolavori del pittore Giampaolo Muliari, raffiguranti i calciatori che maggiormente hanno segnato la storia del Toro con accostamenti riusciti tra il passato e il presente. Memorabile la gigantografia di Meroni che campeggiava davanti all’ingresso del Comune. E ancora, la grigliata di maggio, introdotta nel 2005, alla quale la cittadinanza è sempre intervenuta numerosa, mangiando e bevendo in compagnia in un clima allegro e conviviale; i tornei di calcio tra i Toro Club che si sono tenuti a Leini, Brandizzo e San Maurizio, e che hanno visto il club leinicese protagonista, con tre vittorie su tre partecipazioni; la proiezione su grande schermo di tutte le partite del Toro di campionato e coppa, sempre alla presenza di un gran numero di sostenitori; i concorsi vetrine nei negozi del paese, addobbati di granata; le cene sociali alle quali i giocatori del presente e del passato sono intervenuti non per obbligo ma per il piacere reciproco di respirare un sentimento che si può sintetizzare in una parola: granatitudine. Tanti di questi hanno instaurato con i soci amicizie forti e durature nel tempo.
E non si può dimenticare in questo caso il principe della risata leinicese: Veciot, al secolo Angelo Verderone poeta e barzellettiere impareggiabile, vera icona di stile fine e raffinato, un vulcano di idee sempre in eruzione. Come pure non si possono dimenticare le gite sociali in pullman. Una delle più significative è stata quella voluta fortemente dall’ex presidente Giuseppe Piacenza, con meta il lago di Como, sulle orme dell’indimenticato e indimenticabile Gigi Meroni, originario del luogo che, all’apice della sua folgorante carriera il 15 ottobre 1967 fu travolto e ucciso in corso Re Umberto dopo aver giocato e vinto da protagonista la sua ultima partita giocata: Torino 4 Sampdoria 2. Aveva solo 24 anni. In quell’occasione il Club fu onorato di avere una guida d’eccezione: Maria, la sorella di Gigi, che portò i soci nei luoghi della memoria, come l’oratorio San Bartolomeo dove Gigi iniziò a giocare anzi, a dipingere un calcio unico e paradisiaco ricco di estro e inventiva. Un vero funambolo, un istrione dentro e fuori dal campo, la risposta italica al quinto Beatles, l’irlandese volante: il mitico George Best.
Da ricordare anche il monumento eretto dal mitico ed impareggiabile marmista leinicese, il maestro, nel lavoro e nella vita, Toni Pavanel, in onore della squadra degli Invincibili del Grande Torino, che scomparve il 4 maggio 1949 nello schianto contro la massicciata della basilica di Superga. Sul monumento sono riportati in piombo i nomi di tutti coloro che parteciparono alla tragica trasferta di Lisbona, uniti a quelli dei giornalisti al seguito e dell’equipaggio dell’aereo il cui comandante, ennesima beffa del destino, rispondeva al nome di Meroni. L’opera, pentagonale, riporta su ogni lato l’anno dei cinque scudetti vinti consecutivamente, record rimasto imbattuto per decenni. Fu inaugurato il 18 ottobre 2002 alla presenza dell’allenatore Giancarlo Camolese, del presidente Tilli Romeo e dei giocatori Alberto Fontana, detto Jimmy, e Davide Nicola.
E poi le cene in sede patrocinate dallo chef de rangle Toni Frola, che ha sempre messo a disposizione forno e cucina per i suoi piatti genuini e goderecci rivisitati nel nome della tradizione piemontese. Tifoso per eccellenza, sangue caliente, persona di inscalfibile entusiasmo, rispettata e amata dalle generazioni che hanno avuto il piacere di conoscerlo. Acrobata tra i pali e nella vita, mai scontato, sempre una piacevole sorpresa, riassumibile in una parola che ben identifica la sua feroce verve: contemporaneo.
La visita al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, che ripercorre la storia centenaria del Torino Football Club, avendo come guida l’ex presidente Giuseppe Piacenza. Si trova, dopo il vergognoso sfratto da Superga, a Grugliasco, nella splendida dimora patrizia Villa Claretta Assandri, del XVII secolo. È curato dall’associazione Memoria Storica Granata, che si identifica principalmente in due persone: Giampaolo Muliari e Domenico Beccaria, con l’ausilio di tutti i volontari. Animati da passione e competenza, hanno dedicato parte della loro esistenza alla storia intramontabile fatta di valori positivi e propositivi in cui il Toro è sempre stato “mes que un club”. Encomiabile il ricordo in un’ala del museo, fortemente voluto da Giampaolo, agli Angeli dell’Heysel, perché le tragedie non vanno oltraggiate ma condivise e scolpite nella memoria.
La fedele riproduzione in scala dello stadio Filadelfia, opera del socio Piero Pozzato. Creato e voluto dal conte Enrico Marone di Cinzano, ospitò le gesta del Grande Torino e prima ancora del trio delle meraviglie Baloncieri, Rossetti e Libonatti, vincitori del primo storico scudetto. Fu inaugurato nel 1926: struttura di forma rettangolare con tribune in ghisa e legno stile Liberty aveva una capienza iniziale di 15mila unità. L’ultima partita giocata nel mitico Fila fu Torino Napoli, terminata 1 a 1 con rete del capitano Enzo Bearzot, che in seguito divenne Ct della nazionale, aggiudicandosi il Mondiale in Spagna del 1982, rinnegando il suo passato e schierando il blocco bianconero che risultò tanto vincente quanto convincente.
La sede sociale sita al Centro Grande Torino in via Vittime di Bologna potrebbe riassumersi in una frase: “I have a dream”, pronunciata e voluta con fermezza e caparbietà da Rinaldo Bianco, l’ultimo presidente prematuramente scomparso. Costruita con la volontà, lo spirito di sacrificio e la manodopera gratuita di numerosi soci che, mettendo al servizio le loro competenze, hanno passato giorni, mesi ed anni per vederla terminata, senza mai scoraggiarsi nonostante i molteplici problemi che si sono presentati e si presentano quotidianamente.
Questa è una storia in divenire che può in ogni istante venire riveduta, corretta ed aggiornata. Tanti sono i soci che non sono stati menzionati, ma i loro volti, le loro gesta rimarranno impressi nelle persone che hanno avuto il piacere di conoscerli: «Non verrete mai dimenticati - dicono dal Club - La nostra associazione ha sempre collaborato, collabora e collaborerà con l’Amministrazione comunale, che non ha mai fatto mancare la sua stima e il suo appoggio. Il Toro Club Leini ricordando il passato, vivendo il presente, è già proiettato in un futuro sereno e vincente, pronto ad accettare con entusiasmo le sfide che si presenteranno».  

29 novembre 1965: l'inaugurazione della sede