Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

lunedì 28 gennaio 2019

Leinì - Una conferenza sullo Yad Vashem per il Giorno della Memoria


Chi pensava di assistere alla solita, un po’ retorica, commemorazione della Shoah, è sicuramente rimasto deluso, giovedì scorso, in sala consigliare. Infatti non si è parlato di Auschwitz o dei campi di sterminio in generale,  nell’ambito della serata dedicata al “27 Gennaio Giorno della Memoria”, promossa dall’amministrazione comunale di Leinì. In realtà si è parlato di un luogo poco conosciuto, eppure fondamentale ed unico al mondo nel suo genere, che è il museo dell’olocausto: lo “Yad Vashem” di Gerusalemme. Relatore della serata, dedicata appunto alla genesi di questa istituzione culturale, accanto al “Tribunale dei Giusti”, è stato il dottor Davide Aimonetto, che proprio in quella struttura israeliana ha studiato ed ha ottenuto il titolo di graduate, presso la scuola internazionali di studi sulla Shoah. Una istituzione culturale e di ricerca, quella ospitata sul monte Hertzl di Gerusalemme, che si sviluppa per oltre 4 mila metri quadrati, fra esposizioni esterne ed aree sotterranee, visitata da oltre due milioni di persone ogni anno. Il cui compito prioritario resta quello di ricordare tutti i sei milioni di ebrei scomparsi nell’inferno della Shoah, ma che negli anni ha sviluppato grande attenzione verso la ricerca, la documentazione, e soprattutto la divulgazione di tematiche legate all’Olocausto. E’ stato il sindaco di Leinì, la dottoressa Gabriella Leone, che prima di presentare il relatore della serata, che non ha mancato di sottolineare le tante, drammatiche similitudini, fra la situazione storica attuale, caratterizzata da un insorgente antisemitismo, ed un non lontano passato caratterizzato dall’odio razziale. “Un odio – ha sottolineato la Leone – che ha il suo incubatore nell’indifferenza, nei pregiudizi, nelle idee stereotipate. Oggi pensiamo di aver superato per sempre quella fase terribile, eppure io vedo ancora tanta indifferenza. Quella stessa indifferenza che ci porta non pensare alle oltre 30 mila vittime sepolte nelle acque del Mediterraneo. Uomini, donne e bambini, che hanno pagato con la vita, il solo desiderio di migliorare le proprie condizioni umane”. Quella stessa  umanità dolente che solo poco più di mezzo secolo fa dovette fare i conti con l’universo concentrazionario nazista e l’orrore dell’Olocausto del popolo ebraico. “Da quelle terribili vicende prese le mosse il primo embrione di quello che sarebbe stato il più importante museo dedicato alla Shoah al mondo – ha ricordato Aimonetto – un museo che racchiude nelle sue sale non solo testimonianze e documenti originali di quell’epoca, ma un articolato sistema di strutture, archivi, biblioteche, monumenti e centri di ricerca, il cui scopo, oltre quello commemorativo è ricordare e ricostruire la storia di tutti gli ebrei cancellati dal nazismo, e cercare coloro che, al contrario, si adoperarono in ogni modo, per salvare le vite degli ebrei. Quelli che in seguito verranno definiti i Giusti fra le Nazioni. E che l’Italia ne può annoverare diversi tra le sue fila: da Carlo Angela a Giorgio Perlasca, passando per Giovanni Palatucci a Gino Bartali. Pagine e storie che non si possono dimenticare”.  Pagine di storia. Ma prima ancora pagine di grande sofferenza umana.