Lun, 15 Ago, 2022

Da Mappano al campo base dell'Everest. Si è avverato il sogno di Giancarlo Lerda

Da Mappano al campo base dell'Everest. Si è avverato il sogno di Giancarlo Lerda

L'appasionante viaggio raccontato dal protagonista

Come amante della montagna, ho sempre accarezzato il sogno di vedere dal vivo l’Everest e il campo base da dove partono le spedizioni per la cima più alta del mondo e dopo svariati anni, approfittando del pensionamento appena guadagnato, ho deciso di guardarmi intorno e organizzarmi personalmente questa avventura.

Ci sono vari modi per organizzare questo viaggio, ti puoi far gestire tutto da una agenzia Italiana, oppure puoi “arrangiarti da solo”:  io ho scelto la seconda strada. Ho fatto da solo.

Ho contattato alcune agenzie di Kathmandu (Nepal) prese quasi a caso su internet, poi dopo i primi approcci via email, ho fatto una selezione che mi sembrava corretta e ho proseguito nella preparazione con l’agenzia locale che avevo scelto: volo intercontinentale, assicurazione, documenti ecc. 

Il gran giorno è arrivato l'11 maggio 2022:  da corso Giulio Cesare a Torino, ho preso il bus per Malpensa con il bagaglio necessario, un borsone con l’abbigliamento per circa due settimane e lo zaino per trasportare il necessario delle singole giornate di trekking.

Prima tappa Malpensa – Doha (Qatar) e sosta per un paio di ore in aeroporto; a seguire Doha – Kathmandu, arrivo alle 9 del mattino ora locale, dopo ben 11 ore di viaggio aereo.

All'uscita dall’aeroporto, ho trovato un grande caos, di auto, persone e motociclette. ‎ Kathmandu è ‎la capitale‎ e la città più popolosa‎ del Nepal‎ con circa 900.000 abitanti e 2,9 milioni di persone nel suo agglomerato urbano. Si trova nella valle di Kathmandu‎, una grande valle negli altipiani‎ del Nepal centrale, ad un'altitudine di 1.400 metri (4.600 piedi). ‎‎La città è uno dei più antichi luoghi continuativamente abitati del mondo‎. Fondata nel 2° secolo d.C., la valle è stata storicamente chiamata "Nepal Mandala" ed è stata la casa del popolo Newar‎, una civiltà urbana cosmopolita ai piedi dell'Himalaya‎. La città era la capitale reale del Regno del Nepal‎ e ospita palazzi e giardini dell'aristocrazia nepalese. Oggi è la sede del governo della repubblica nepalese, istituita nel 2008, e fa parte della provincia di Bagmati‎. ‎

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 ‎Kathmandu è ed è stata per molti anni il centro della ‎storia, dell'arte, della cultura‎ e dell'economia‎ del Nepal. Ha una popolazione multietnica all'interno di una maggioranza indù‎ e buddista‎. Le festività religiose e culturali costituiscono una parte importante della vita delle persone residenti a Kathmandu. Il turismo è una parte importante dell'economia della città.  La città è considerata la porta d'accesso all'Himalaya nepalese‎ ed è sede di diversi siti Unesco: piazza Durbar‎, Swayambhunath, Boudhanath e Pashunath‎. ‎ È la più grande area metropolitana situata sull'Himalaya‎. ‎

‎Le aree storiche di Kathmandu sono state gravemente danneggiate da un terremoto di magnitudo 7.8‎ nell'aprile 2015. Alcuni degli edifici sono stati restaurati mentre altri rimangono in fase di ricostruzione.‎

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Nonostante i 1.400 metri sul livello de mare Kathmandu in questo periodo è molto calda e afosa e dopo circa trenta minuti nel traffico cittadino sono arrivato nella zona turistica della città chiamata Thamel dove sono rimasto per due giorni prima di partire per il trekking al campo base e ho potuto visitare la citta: il primo giorno in mezzo al caos di gente e automezzi/scooter, il secondo, complici le elezioni nazionali, non c’era quasi nessuno in giro, e si poteva tranquillamente camminare per la strada senza traffico locale.

La citta ha circa 1,2 milioni di abitanti, c’è molta povertà e il livello di pulizia è molto diverso dal nostro. La sensazione che si ha girando per le vie in molti casi sterrate del centro, non è di pericolosità, ma si è costantemente avvicinati da persone con l’obiettivo di vendere monili/souvenir. Una particolarità non esiste la toponimastica come da noi dove ogni via ha un nome, ci si orienta attraverso i molti templi buddisti/induisti disseminati nelle piazze o negli incroci (nelle varie misure sono circa 5.000!)

E’ praticamente impossibile prendere un mezzo di trasporto pubblico se non i taxi, perché le scritte sono solo in nepalese (per me incomprensibile) e non ci sono alle fermate dei bus cartine di riferimento. Praticamente quando il bus arriva in prossimità della fermata un addetto si sporge dal bus lato porta di ingresso e dice qualcosa ad alta voce, se alla fermata c’è qualcuno interessato al tragitto il bus si ferma altrimenti tira dritto.

Quindi ho utilizzato il sistema mappa sul telefono e grandi camminate, quando ero stanco ho sempre preso uno dei taxi che girano di continuo e che costano poco: esiste praticamente l’obbligo di contrattare altrimenti le cifre si alzano notevolmente.

La cultura a Kathmandu è principalmente induista, ho visitato il più grande cimitero del Nepal - Pashupatinath‎ - con la guida, molto interessante sia per il luogo che per la cultura, ovviamente diversa dalla nostra. Interessante è anche il Monkey temple (il tempio delle scimmie):  un tempio buddista situato su una collina dove vivono indisturbate centinaia di scimmie.

Per quanto riguarda la cucina, nelle zone turistiche ci sono molti locali dove poter mangiare a prezzi per i nostri standard bassi, anche se ci sono praticamente solo turisti. E’ consigliato, per noi occidentali, ordinare solo prodotti cotti, bere acqua in bottiglia sigillata e frutta solo con la buccia, tipo le banane, tra l’altro molto buone.

Arriviamo alla parte più interessante del viaggio. Ci sono due stagioni ideali per effetuare il trekking EBC (Everest Base Camp):  la prima va da fine aprile ai primi di giugno con il vantaggio di incontrare meno persone e lo svantaggio del tempo meno stabile; la seconda va da metà settembre a fine ottobre con tempo più stabile ma maggiore affollamento. Per esigenze famigliari ho scelta maggio.

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La partenza era stata programmata dall’aeroporto di Kathmandu, con un piccolo aereo locale (12 posti), che avrebbe dovuto portarci a Lukla a 2.840 metri sul livello del mare, considerato uno dei 10 aeroporti più pericolosi al mondo, ma a causa dell'intensa nuvolosità l’aereo non è partito e grazie alla guida sono riuscito a trovare un passaggio in elicottero fino a Lukla, anche in questo caso contrattando il costo del biglietto.

Arrivati a Lukla abbiamo iniziato il trekking con la guida e il portatore, da queste parti sono chiamati sherpa. Per i nepalesi nelle montagne esistono praticamente tre tipologie di lavoro: i proprietari di lodge che affittano le camere alle persone che effettuano il trekking; chi sa l'inglese fa la guida per i sentieri, e gli Sherpa che fanno, appunto i portatori, un lavoro molto faticoso, ma allo stesso tempo molto ben retribuito rispetto ai loro stipendi medi.

Ci sono molti trekking sulle montagne himalayane, e in linea di massima,  sono tutti, dal punto di vista tecnico, facili. Il problema è l’altitudine e la quantità di chilometri percorsi. Per esempio il trekking che ho fatto io arriva ad una quota di 5.364 metri con circa 130 km di sentieri percorsi tra andare e tornare e dura circa 12 - 14 giorni con un paio di soste di due giorni a quote diverse per acclimatarsi. La particolarità che salta subito all’occhio è che sulle nostre Alpi oltre la linea dei 2.000 metri di rado si vede della vegetazione, in Himalaya la vegetazione inizia a sparire oltre i 4.500 metri. Per molto tempo si cammina sui sentieri intorno ai 4.000 metri all’interno di boschi dove si possono trovare rododendri che non sono arbusti, ma vere e proprie piante di alto fusto. Si incontrano molti animali sui sentieri: yak (mucche tipiche himalayane), cavalli, asini e mucche, tutti adibiti al trasporto di merce per il campo base e per i vari villaggi che si incontrano per la via. 

Si cammina sempre in alta quota partendo dai 2.840 metri di Lukla sino ad arrivare ai 5.364 metri del campo base dell’Everest, con moltissimi sali e scendi. 

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Ci sono molti villaggi in cui poter mangiare e bere qualcosa durante il tragitto. Il loro piatto tradizionale è il Dal bat, un piatto unico tipicamente vegetariano con riso bianco, una zuppa di lenticchie e verdura cotta con spezie, curcuma cumino, coriandolo e molte altre.

Lungo il percorso ho avuto modo di visitare anche la piramide italiana del CNR a 5.000 metri ,dove si può dormire. Ci sono rimasto due notti, e come segno del passaggio ho lasciato anche il gagliardetto di Mappano su una parete, in compagnia di altri gagliardetti di città, paesi italiani che mi hanno preceduto.

Dopo circa 6 giorni si arriva alla parte culminante del viaggio al campo base: altezza 5.364 metri sul livello del mare, un grande masso con la scritta identifica l’altitudine. Siamo arrivati praticamente sul ghiacciaio chescende dall’Everest Lothse Nuptse solo per citare alcuni degli 8.000 circostanti. Ci sono molte tende di svariate spedizioni, che servono come case per molti alpinisti e collaboratori per passare il tempo e acclimatarsi,  in attesa delle buone condizioni per tentare la scalata sul tetto del mondo. Passiamo un paio di ore a girovagare e a guardare i panorami mozzafiato delle montagne che ci circondano. L’Everest non si vede dal campo base, bisogna salire su un piccolo monte il Kala Patthar a 5.550 metri che si trova nel tragitto tra l’ultimo agglomerato di case a Gorakshep 5.140 metri e il campo base.

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Tornando verso Lukla, visto che le condizioni meteo stavano rapidamente cambiando, per l’arrivo dei monsoni estivi, che da queste parti a detta delle guide locali stanno anticipando di anno in anno, abbiamo deciso di fare tappe più lunghe per avere modo a Lukla di poter aver tempo per prendere l’aereo del ritorno a Kathmandu anche se avessimo dovuto rimandare di un giorno o due la partenza causa brutto tempo. L’alternativa all’aereo per il ritorno è sempre l’elicottero, ma con costi esorbitanti per il rientro, oppure un giorno supplementare di viaggio a piedi e altre 7-8 di Pick up su strade sterrate per poter arrivare a prendere un mezzo tipo bus per la capitale. Consiglio:  per questo viaggio tenete almeno un paio di giorni cuscinetto tra il volo intercontinentale e il rientro da Lukla.

nepal viaggio giancarlo lerda

E' stata un'esperienza assolutamente positiva, per la quale, tuttavia è necessario un buon spirito di adattamento: durante il trekking, ad esempio, sono riuscito a fare una doccia il primo giorno e un’altra l’ultimo giorno a Lukla. E' bene partire motivati e un po’ preparati perché l’altitudine è rilevante e giorno dopo giorno la camminata diventa, come dire,  importante. Sono molto contento di aver fatto questa esperienza che consiglio, buone vacanze e buone passeggiate a tutti.

 

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