Lun, 15 Ago, 2022

Il viaggio di Flavia con l'associazione Treno della Memoria. Diario di bordo tra le pagine della storia e dell'attualità

Ieri pomeriggio la partenza. Seguiteci da questo link e avrete notizie di Flavia quotidiane

Flavia Sandrone la conoscete tutti, almeno a Leini di certo, e non solo perchè da tempo è una collaboratrice di NonSoloContro, ma anche perchè è una volontaria della Croce Rossa.

Da ieri Flavia è la nostra inviata in terra di Germania e Polonia con l'associazione Treno della Memoria e ci invierà, in una sorta di diario di bordo ogni singolo spostamento e visita. Sarà insomma i nostri occhi.

Il diario

Mercoledì 2  marzo - ore 18:  partenza da Torino Stura in pullman per la Germania: siamo 48 ragazzi tra i 18 e i 22 anni di Leini, Settimo, Chiovasso e Torino. Con noi c'è anche una minorenne di cui sono tutrice legale,  e poi c'è una signora che ha 48 anni e tre educatori, Lorenzo El Aloui, Leonora Sportelli e Sara Firinu.

Giovedì 3 marzo - 

Giovedì 3 marzo - ore 9,06: abbiamo viaggiato tutta la notte e ci siamo fermati tre volte e anche questa mattina per fare colazione. Siamo quasi arrivati a Berlino, manca solo mezz’ora di viaggio.

Giovedì 3 marzo - ore 9.30: arrivo a Berlino. Abbiamo fatto il check-in e ci siamo sistemati nelle stanze.  Siamo al Meininger Hotel, Turmstrasse 25, Moabit, a Berlino. Alle 11.30 ci vediamo davanti alla hall dell'Hotel per fare il pranzo libero.

treno memoria 1

Giovedì 3 marzo - ore 13.30 faremo una passeggiata di 2 ore con letture e visiteremo: la Colonna della Vittoria, il Memoriale dell'Armata Rossa, il Reichstag, il Memoriale Rom e Sinti, la Porta di Brandeburgo, il Memoriale per gli Ebrei assassinati d'Europa, il Memoriale dell'Omocausto con rientro in hotel alle 17.

treno memoria 2

La Colonna della Vittoria è apparsa fin da subito maestosa e imponente in mezzo alla piazza, all’interno del parco di Tiergarten. Il regime nazista nel 1938-1939 spostò la colonna all’interno del parco in modo tale da essere visibile dalla Porta di Brandeburgo. Oggi è il simbolo della comunità gay di Berlino.

flavia viaggio berlino memoria

Il memoriale alle vittime Rom e Sinti del nazionalsocialismo è stato dedicato alle 220.000-500.000 persone uccise durante il genocidio nazista dei Sinti e dei Rom europei. Il memoriale è stato realizzato dall’ artista israeliano Dani Karavan ed ha voluto una fontana di colore scuro con una pietra triangolare al centro. I Rom e i Sinti dovettero portare il triangolo durante la loro prigionia al campo. Una scritta circonda la fontana:

"Faccia scarna
occhi morti
labbra fredde
calma
un cuore spezzato
senza fiato
senza parole
senza lacrime"

E' una poesia del poeta rom Santino Spinelli, intitolata “Auschwitz”.

Flavia viaggio berlino 1

La Porta di Brandeburgo si trova nel quartiere di Mitte e confina con il quartiere Tiergarten.

Flavia porta brandeburgo

Il Memoriale dell’Olocausto è stato costruito per ricordare le vittime omosessuali. Si tratta di un cubo di cemento, con una piccola finestrella su un lato, da cui si può vedere il cortometraggio di due uomini che si baciano. Queste vittime non sono state mai riconosciute, o meglio, gli uomini sì, ma le donne no. All’esterno del campo di Ravensbruck molti avevano manifestato per chiedere la costruzione di un monumento dedicato anche alle lesbiche, ma tutto è caduto nel vuoto. Il memoriale è stato promosso solo nel 1993, dopo il 1945 si è sempre fatto fatica a parlare delle vittime omosessuali.

Flavia berlino omosessuali

Il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa si trova, come la Porta di Brandeburgo, nel quartiere di Mitte ed è stato realizzato per commemorare tutte le vittime della Shoà e si contano circa 2711 stele in calcestruzzo di colore grigio. I visitatori possono percorrere il labirinto ortogonale e all’esterno sembra che abbiano tutte la stessa altezza, a parte quelle esterne che sono più basse, invece, addentrandosi all’interno il visitatore viene immerso in un sistema disorientato, che gli fa perdere il contatto con la realtà umana, complice il fondo stradale inclinato.

Flavia berlino memoriale ebrei

Rientro in hotel libero, con i mezzi pubblici oppure a piedi e anche cena e serata libere.

Io ed altre compagne di viaggio abbiamo deciso di visitare il Museo Ebraico di Berlino, che è il più grande museo ebraico in Europa. Si tratta di due strutture distinte: in una vi sono opere, dipinti che raccontano due millenni di storia degli Ebrei, mentre la seconda riguarda l’architettura e la struttura dello stesso edificio, la cui forma ricorda un fulmine.

La struttura che si vede in foto è un’istallazione denominata Shalechet, in cui sono raffigurati 10.000 volti in acciaio, sul pavimento, nello spazio Vuoto della Memoria. Quest’opera è percorribile, si possono calpestare i volti ed è stata realizzata dall’artista israeliano Menashe Kadishman. Le lastre di metallo che sbattono l’una contro l’altra creano uno stato di ansia e di disorientamento, tutto quel rumore non può renderci ciechi davanti alle vittime della Shoah, delle violenze e delle guerre.

Flavia berlino museo ebraico

Venerdì 4 marzo - ore 5.30 colazione dalle 6.15 alle 6.45 circa e partenza per Ravensbruck alle 7.

Flavia ravensbruck

Venerdì 4 marzo ore 13,57 Ravensbruck, il più grande campo femminile del territorio nazista che si trova nella parte settentrionale della provincia di Brandeburgo. Himmler fece visita al campo ma Hitler, che fu la mente, non visitò mai un campo di concentramento. Ad oggi le case delle SS sono state adibite a case di alloggio durante il periodo estivo, perché il lago è balneabile e sul sito non è ben indicato che in passato è stato un campo di concentramento. Molte persone arrivano in bicicletta da Amsterdam, tramite percorsi predisposti, ma non conoscono dove siano arrivati.

Flavia Ravensbruck2

Il campo fu aperto il 15 maggio 1939 e vennero internate circa 2000 donne fra austriache, polacche e tedesche: le prime deportate erano comuniste, oppositrici politiche e asociali
Il campo era edificato su un terreno circondato da conifere e betulle, con 45 baracche con gli alloggi delle deportate che avevano letti a castello a tre piani, uffici e le case delle SS e la Ditta Siemens di Berlino. Il muro circondava il campo ed era elettrificato e spinato.

Le donne quando arrivavano al campo erano obbligate a farsi la doccia, con qualsiasi temperatura esterna. Al mattino, in inverno, iniziavano a lavorare alle 5 e in estate alle 4. Il ciclo era un tabù. Dovevano essere sempre pulite e stracciavano degli altri abiti per utilizzarli come assorbenti. A colazione mangiavano una fetta di pane, a pranzo una zuppa con verdure scadenti e pane e a cena di nuovo un pezzo di pane e a causa della malnutrizione, il ciclo passava e alcune rischiavano di essere sterili a vita. Ad alcune il ciclo è tornato, dopo essere state liberate dal campo, e sono riuscite a diventare madri e a generare la vita.  In un secondo momento è stato costruito il forno, prima c'era un forno crematorio al cimitero e poi all'ospedale. Si stimano che siano transitate dalle 29000 alle 39000 donne. Quelle incinta e con malattie vaginali venivano arrestate. Dopo la doccia venivano visitate ginecologicamente e dato che non c'era il tempo per tutte, gli strumenti non venivano disinfettati e sterilizzati tra una donna e l'altra.

Ad alcune donne, le più “carine” o quelle che avevano tratti ariani (bionde) veniva data la possibilità di prostituirsi nel bordello del campo, con la promessa di aver salva la vita entro un anno dal loro internamento.

Nel 1941 nacque un piccolo campo di concentramento maschile con 20000 uomini circa provenienti dal campo di Dachau che costruirono una grande sartoria di proprietà delle SS, nel quale le prigioniere erano addette al confezionamento delle divise militari e delle scarpe per i soldati della Wehrmacht.

Abbiamo poi letto una testimonianza tratta dal libro di Lidia Beccaria Rolfi, “Le donne di Ravensbrück” del 1978.

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Venerdì 4 marzo visita al Memoriale per i caduti Sovietici di Treptower Park è dedicato all'Armata Rossa e la statua principale si trova sopra al mausoleo. Ospita le tombe di circa 5.000 soldati sovietici caduti nella battaglia di Berlino del 1945. Dopo il 1945 in tutta la Germania sono stati denunciati circa 2 milioni di stupri da parte dei sovietici. A denunciare erano donne tra gli 11 e i 75 anni. A questo proposito sono state effettuate una serie di letture.

Flavia viaggio memoriale caduti societici

Venerdì 4 marzo ore 19 visita al Memoriale per i caduti Sovietici è dedicato all'Armata Rossa e la statua principale si trova sopra al mausoleo. Ospita le tombe di circa 5.000 soldati sovietici caduti nella battaglia di Berlino del 1945. Dopo il 1945 in tutta la Germania sono stati denunciati circa 2 milioni di stupri da parte dei sovietici. A denunciare erano donne tra gli 11 e i 75 anni. A questo proposito sono state effettuate una serie di letture.

Flavia viaggio memoriale1

Venerdì 4 marzo visita al muro di Berlino poi si torna in hotel per riposarci e domani mattina alle 5,30 si parte per Cracovia. Il viaggio nella memoria continua

Flavia viaggio memoriale2

Sabato 5 marzo - ore 5,00 sveglia all'alba e partenza per Cracovia alle 5,55. Ore 15,20 siamo appena arrivati nell'ostello. Abbiamo due ore libere, alle 17.30 ci troviamo davanti all'Hard Rock Café per cambiare i soldi da euro in zloty e poi alle 18 facciamo la visita teatralizzata della città e poi andremo a cena.  Siamo l'unico gruppo piemontese (gruppo I) da quando siamo partiti da Torino Stura, tutti gli altri sono pugliesi (dal gruppo A al gruppo H) e questa sera mangeremo in un locale con il gruppo P. Nel nostro ostello, al primo piano, ci sono dei rifugiati ucraini.

Flavia Cracovia

Domenica 6 marzo: sveglia alle 6, colazione tutti insieme dalle 6.30 alle 7.10 e tra poco partiamo. 

Domenica 6 marzo ore 8 visita alla fabbrica di Schindler. Oskar Schindler era iscritto al Partito Nazista e inizialmente voleva semplicemente fare soldi, era un business man. Con l'invasione della Polonia Schindler acquistò la fabbrica a basso prezzo e la chiamò Emaillewaren-Fabrik, solo che la manodopera polacca doveva essere retribuita, mentre gli ebrei lavoravano gratuitamente. Iniziò, quindi, a produrre pentolame vario, ma si accorse che per non fare bancarotta, gli sarebbe convenuto iniziare a produrre munizioni per il regime. Quest'uomo riuscì a salvare dai 1.000 ai 1.100 ebrei dallo sterminio nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.  Avendo tante conoscenze e soprattutto amicizie sul fronte tedesco decise di far diventare la sua fabbrica un sottocampo del campo di concentramento di Plaszow vicino a Cracovia. Successivamente nell'ottobre del 1944 la fabbrica dovette chiudere perché l'Armata Rossa stava avanzando e Schindler, essendo un tedesco, iniziò a temere per la sua vita e quella della sua famiglia. Decise, quindi di sportare la fabbrica e i suoi 1100 lavoratori nella fabbrica di Brunnlitz in Cecoslovacchia, sempre con la promessa che il suo sarebbe stato un sottocampo di lavoro del campo di Gross-Rosen. Per farlo, si servì di una lista e riuscì così a iscrivere tutte le persone da trasportare e quindi, anche da salvare.

Flavia fabbrica schindler

Schindler per salvarsi, verso la fine della guerra, si travestì da meccanico e con la sua famiglia raggiunse l'America. Prima di andarsene, i suoi dipendenti gli fecero due regali: il primo una lettera che testimoniava la dolcezza e la grandezza di questo uomo e l'altro una spilla con su scritto "Chi salva una vita, salva il mondo intero". Schindler ricevette poi dal Tribunale del Bene di Gerusalemme il titolo di "Giusto tra le Nazioni".

La stanza delle scelte, le scelte scritte sono testimonianze di persone che hanno aiutato gli Ebrei, quelle nelle colonne che girano sono testimonianze di persone che non hanno aiutato chi per paura, chi per diffidenza, chi per indifferenza. Non possiamo giudicare perché non sappiamo quello che avremmo fatto al posto loro, non possiamo permetterci di dare il nostro giudizio.

Flavia Cracovia fabbrica schindler

Nel pomeriggio visita al ghetto che fu costruito in Polonia durante l'occupazione nazista della Seconda Guerra Mondiale. Cracovia in quel periodo ospitava circa 70.000 ebrei, ad oggi nel ghetto ne sono rimasti 200. Il ghetto serviva a dividere gli ebrei abili al lavoro e quelli inabili. I primi lavoravano al di fuori del muro nelle fabbriche, mentre i secondi venivano inviati ai campi di sterminio, per essere sterminati. Il 13/14 marzo 1943 furono uccisi quasi tutti gli abitanti del ghetto. I nazisti divisero la popolazione in abile e inabile. I bambini e gli anziani furono uccisi nelle strade, mentre gli ebrei abili al lavoro vennero deportati al campo di concentramento di Plaszow e i restanti al campo di sterminio di Birkenau. A settembre del 1939 iniziò la persecuzione ebraica dopo che le truppe tedesche iniziarono a conquistare la Polonia. Nel 1940 i Tedeschi ordinarono una massiccia deportazione e a solo 15000 ebrei fu permesso di rimanere nel ghetto, mentre agli altri venne ordinato di lasciare tutto: le loro case, le loro auto... La loro vita.

Flavia Cracovia ghetto

In ogni casa vivevano circa tre o quattro famiglie diverse, che non si conoscevano e tutto ciò creava dei disagi perché erano costrette a vivere in uno spazio ridotto, in condizioni igieniche pessime e senza riservatezza. Il 3 marzo 1941, si fa la commemorazione della memoria per ricordare ciò che è avvenuto all'interno del ghetto: l'obbligo del trasferimento delle famiglie polacche che risiedevano all'interno. In questo contesto ricordiamo la figura di un farmacista, Tadeusz Pankiewicz, il quale non era ebreo, era un polacco e grazie ad un'autorizzazione ottenuta dai tedeschi riuscì a vivere nel ghetto e grazie a questo è stato nominato Giusto tra le nazioni. Egli rimase all'interno del ghetto per salvaguardare la salute delle famiglie presenti che si recavano nella sua farmacia La Farmacia Aquila. La sua figura fu molto importante perché riuscì a conquistare la fiducia dei giovami soldati tedeschi per acquisire informazioni utili alla sopravvivenza degli ebrei reclusi e ricercati nel ghetto. Grazie alla conformazione strutturale della sua farmacia poté avviare una rete di scambio di informazioni e di beni utili alle famiglie. Inoltre, nel suo retrobottega permise la fuga di numerosi ebrei, salvando loro la vita. Pankiewicz scrisse e pubblico un libro dal titolo: Il Farmacista del Ghetto di Cracovia.

Flavia cracovia ghetto 1

Il ghetto fu circondato da mura alte circa 3 metri, che per la loro conformazione ricordavano la forma delle lapidi. Le finestre e le porte vennero murate in modo tale da far sentire annientati coloro che risiedevano all'interno del ghetto. All'interno del ghetto si organizzò una resistenza in collaborazione con il movimento di sinistra presenti all'esterno delle mura, purtroppo gli sforzi non furono ripagati, perché la resistenza venne sedata.

Questa è una casa di cura e di riposo dove risiedevano gli anziani. I nazisti entrarono nella struttura ed uccisero tutti, diedero la possibilità al medico presente di uscire e di salvarsi, ma lui non lo fece e venne ucciso.

Flavia Cracovia ghetto 2

Ponte degli artisti di Cracovia costruito per mettere in collegamento Kazimier e Podgorze.

Flavia Cracovia ponte

In questo luogo è stata girata una scena del film Schindler's List - La lista di Schindler di Steven Spielberg, basato però sulla storia vera dell'imprenditore tedesco Oskar Schindler. Il film è stato girato in bianco e nero e racconta l'orrore della Shoà. Ricordiamo la celebre frase di Schindler "Chiunque salva una vita salva il mondo intero".

Flavia Cracovia 1

Spettacolo finale offerto dagli attori della compagnia ImprovvisArt che da tempo collaborano con l'associazione del Treno della Memoria.

Flavia Cracovia castello

Sempre il 6 marzo dopo lo spettacolo, pomeriggio libero e abbiamo visitato il Castello di Wawel all'esterno e abbiamo fotografato il drago, simbolo di Cracovia che sputava fuoco.

Flavia Cracovia castello drago

Il 6 marzo alla sera, da veri italiani all'estero abbiamo preparato gli gnocchi e li abbiamo cucinati nella sala dell'ostello. Avendo la sala in comune due ragazze hanno messo sul piano a induzione la loro pentola di patate. Dato che se le erano dimenticate, gliele abbiamo tolte dal piano e glielo abbiamo detto. La ragazza ci ha detto di avere voglia di purè, ma ha cercato di rompere le patate in uno scolapasta. Le ho chiesto se avesse bisogno di aiuto e insieme ad altre due compagne di viaggio, Sonia e Giulia, le abbiamo fatto il purè. Parlando con gli educatori, Lollo, Sara e Leo, le ragazze hanno raccontato di essere ucraine e di essere scappate dalla capitale Kiev.

Dopo il verbo amare, il verbo aiutare rimane il più bello. Ci sono capitate, non le abbiamo cercate sono venute da noi e le abbiamo offerto aiuto. È stato bellissimo. Ci siamo sentiti pieni di energie perché, oltre, ad aver fatto una buona azione, le ragazze hanno mangiato e si sono fermate a chiacchierare con noi, in inglese, nella sala comune.

Lunedì 7 marzo ore 8 arrivo ad Auschwitz: 5 anni fa, nel 2017 ho affrontato questo viaggio per la prima volta e forse, il freddo, la guida, l'età, tutto insieme non sono riuscita a viverlo come oggi. Ad un certo punto, nella stanza dedicata ai bambini mi sono venuti i brividi, ma non dal freddo che comunque ad ora, ci sono cinque gradi, ma dall'emozione! L'avevo già vista ma non me la ricordavo così triste, cupa e soprattutto non ricordavo i disegni dei più piccoli così spietati: con le SS che sparano alle persone, i campi di concentramento da quello di Tierezin a quello di Birkenau e i disegni per le mamme con i cuori e i fiori. 

Qualche informazione:

-dalle 5:00 colazione al Rucola

-ritrovo ore 6:15 sotto l'ostello, partenza bus 6:30

Info pratiche:

- portare il documento di identità, all'ingresso controllano il biglietto e ci sono controlli stile aeroporto: lasciate a casa oggetti di metallo, coltellini, bombolette...

-entrano solo borse di dimensione massimo foglio A4

-non si mangia e non si fuma dentro il campo, si beve solo acqua

-no selfie e foto di gruppo più alcune sale che vi verranno dette

-non si cammina sui binari di Birkenau

-pranzo al sacco, servito dallo staff all'ora di pranzo

Flavia Auschwitz

La scritta sovrasta l’entrata al campo e recita “Il lavoro rende liberi”. Una presa in giro bella e buona, dato che dovevano lavorare per 12 ore al giorno, malati, sporchi, stanchi, con un pigiamino addosso e nel campo ci morivano. I prigionieri che lasciavano il campo o che vi rientravano dovevano sfilare a tempo delle marce marziali di un’orchestra composta da donne deportate.

Auschwitz è un vasto complesso di campi di concentramento e di campi di sterminio, si calcola che abbiano perso la vita circa un milione di prigionieri, durante la Seconda Guerra Mondiale tra il 1940 e il 1944. I campi principali erano tre e poi vi erano 45 sottocampi, adibiti allo sterminio della razza sporca e impura. Questo campo misura 40 chilometri quadrati e le persone che vivevano prima del 1940 in questa zona, sono state espropriate per poter costruire un complesso di queste dimensioni. I prigionieri di guerra e gli intellettuali erano i primi a morire e si conta che per la fame, le torture, le percosse, le vessazioni, le umiliazioni, i lavori pesanti, i lavori forzati, il clima morirono circa 70000 persone.

Oggi il campo di Auschwitz è diventato un museo ed è stato dischiarato patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Nel blocco 11 venne sperimentato per la prima volta nel 1941, un gas tossico lo Zyklon B, che però inizialmente uccise le persone dopo varie sofferenze e tanta agonia in due giorni. Troppo il tempo per trasportare i corpi fuori dalle prigioni, portarli nei forni, cremarli e disperdere le loro ceneri negli stagni. Alcuni vennero uccisi con un’iniezione al cuore. Molto più rapida e letale. Dopo i nazisti decisero di aumentare la dose di gas e riuscirono in mezzora a sterminare tutti i prigionieri rinchiusi nelle carceri.

Il campo di Auschwitz non è stato costruito da zero, anzi, la struttura era una caserma abbandonata dell’esercito polacco.

I prigionieri venivano sorvegliati dai Kapo, criminali spietati tedeschi o di origine ariana, quindi facenti parte della razza superiore, scelti direttamente dalle SS.

Oltre alla baracca del blocco 11, vi erano altre baracche dove i detenuti dormivano su letti a castello pericolanti, fatiscenti, pieni di pidocchi ed era facile contrarre il tifo stando a contatto di quei materassi.

Nel 1944 Himmler ordinò di distruggere tutti i forni e tutte le camere a gas, perché l’Armata Rossa stava avanzando per liberare i prigionieri, ma i nazisti non lo fecero. Non distrussero la camera a gas, ma la trasformarono in un rifugio antibomba.

Nelle sale del museo si possono vedere le tonnellate di capelli degli Ebrei, che venivano spediti in Germania come materiale da cordame, le scarpe di qualsiasi taglia, tonnellate di utensili (piatti, bicchieri, stoviglie, teiere, caraffe in ferro, catini…) e la stanza delle valige. Migliaia di valige stipate l’una sopra l’altra, dove si possono leggere i nomi e i cognomi dei prigionieri, il loro indirizzo, la loro età anagrafica e la loro mansione lavorativa, per identificarli meglio nel momento della scelta: se abili o inabili al lavoro.  

Il paradosso? La stanza dedicata ai bambini. I bimbi con sembianze ariane, quindi capelli biondi ed occhi chiari venivano inviati agli orfanotrofi per essere adottati dalle famiglie tedesche che non potevano continuare la dinastia ariana, di formare una nazione potente. Inoltre, i loro vestitini e le scarpine venivano inviati in Germania per essere utilizzati dalle famiglie tedesche. Un paradosso dato che gli Ebrei erano una razza sporca e impura, perché allora utilizzare i loro stessi indumenti ed adottare i bambini?

Verso l’una abbiamo fatto il pranzo al sacco e ci siamo diretti verso il campo di concentramento di Birkenau.

Solitamente associamo i termini, pensando che concentramento vada anche bene per indicare sterminio, ma non è così. Un campo di concentramento è un campo di lavoro per gli abili e di morte, tramite camere a gas, per gli inabili, mentre un campo di sterminio permette l’uccisione silenziosa e in massa di un numero imprecisato di persone.

Birkenau è 25 volte più grosso di Auschwitz, infatti fa parte di uno dei tre campi principali della Polonia, più i 45 sottocampi costruiti durante l’occupazione nazista della Polonia. In questo campo morirono circa un milione e centomila persone tra zingari, polacchi, ebrei, russi ecc.

Dopo essere arrivati con il treno, i vagoni si aprivano ed iniziava la selezione. Dall’Italia ci si impiegava circa sei giorni per arrivare. Non si facevano pause, i prigionieri erano stipati in vagoni, tutti insieme, nessuna privacy, ognuno aveva circa la dimensione di un foglio A4 per sé. Un militare delle SS ha documentato queste selezioni nel 1944, non si conosce il motivo che l’abbia spinto a farlo e si vedono chiaramente due medici che decidono chi far lavorare e chi gassare immediatamente.

Il terreno di Birkenau era un luogo abitato dai polacchi che sono stati cacciati dalle loro case per poter costruire un tale orrore. Le baracche fatiscenti, rudimentali e provvisorie erano state costruite dalle donne, dai prigionieri politici e dagli anziani. Nessuno di loro era un architetto e perciò costruirono le baracche sul terreno, senza fare un battuto, non un pavimento, in inverno quel terreno diventava una fanghiglia putrida. All’interno delle baracche vi erano i letti a castelli su tre piani, le latrine e la stufa. I letti erano di legno e vi era un materasso. I prigionieri dormivano con i loro averi: scarpe e qualche oggetto rubato, accanto alla testa per evitare saccheggi da parte di altri prigionieri durante la notte. Tutti volevano dormire all’ultimo piano, perché era facile che l’ultimo piano cedesse e schiacciasse i prigionieri al piano inferiore. In inverno i prigionieri soffrivano il freddo perché al di sopra del letto vi erano degli spifferi e per di più, soffrivano di tifo e di diarrea che alle volte rilasciavano sui materassi e colava di sotto. Nella latrina non cera privacy, tutti facevano tutti insieme, si cambiavano, si spogliavano, facevano i loro bisogni schiena contro schiena.

Il campo era dotato di quattro grandi forni crematori e quando iniziarono a non bastare per smaltire i prigionieri, si crearono dei roghi a cielo aperto, ardenti e funzionanti anche di notte.

Birkenau è stato scelto come campo di sterminio perché costeggiava la ferrovia e quindi aveva semplificato le operazioni logistiche delle grandi deportazioni. All’interno del campo non dobbiamo dimenticare le baracche Kanada, il nome ricorda lo stato ricco dell’America Settentrionale, e proprio perché qui le SS decisero di stoccare i beni di proprietà dei deportati in trenta baracche che prima dell’arrivo dei Russi sono state distrutte ed ancora oggi si ritrovano nel terreno oggetti appartenuti agli Ebrei.

Al fondo del campo, accanto ad un forno crematorio, è stato edificato un memoriale dedicato alla memoria delle vittime dei campi di Auschwitz e di Birkenau durante il periodo della Shoah. Qui abbiamo terminato il nostro viaggio.

Ma che dico? Lo abbiamo iniziato! Ad Auschwitz ci avevano chiesto di scrivere su un panno di stoffa bianca il nome di un/una deportato/a dopo averlo scelto dalla foto e così abbiamo fatto. Arrivati al memoriale abbiamo letto il nome del prigioniero scelto e abbiamo recitato la formula al microfono “Io ti ricordo”, successivamente abbiamo apposto la nostra impronta sul cartellone sostenuto dagli educatori di tutti i gruppi ed abbiamo acceso delle candele per ricordare tutte le vittime dell’Olocausto.

Siamo rientrati a Cracovia verso le 17 e la cena e la serata sono state libere.

Giorno 7- 08/03/2022 alle 10 ci siamo riuniti nella stanza dell’ostello con i nostri educatori ed abbiamo ricordato le nostre aspettative iniziali, i nostri dubbi, le nostre paure e abbiamo parlato del nostro stato d’animo ai campi di concentramento di Auschwitz e di Birkenau. È una cosa che non si può spiegare, deve essere solo vissuta e condivisa. Abbiamo pianto tanto e ci siamo giurati di non essere indifferenti davanti ai prossimi massacri.

Alle 12.30 siamo partiti alla ricerca della Stazione. Ogni gruppo ha ricevuto un cartoncino con un colore ed abbiamo formato la bandiera con i colori della Pace. Perché? Per far sentire la nostra presenza alle famiglie ucraine ospitate al piano terra della Stazione. Successivamente abbiamo portato i nostri scatoloni contenenti le medicine e poi abbiamo portato dei fogli, delle penne e un peluche ai rifugiati. È stata un’emozione unica e indescrivibile.

Alle ore 15 tutti i gruppi hanno partecipato all’assemblea di restituzione in plenaria. Chi ha voluto ha espresso le sue emozioni e il suo pensiero, di quello che era venuto fuori durante la restituzione del mattino fatta con i propri educatori. Nessuno si è sentito giudicato, anzi, abbiamo condiviso tutto quello che sentivamo nel nostro cuore. Questo viaggio mi sento di dire che è stato una piacevole catarsi.

Cena tutti insieme e serata libera.

Giorno 8- 10/03/2022 check-out alle ore 10,30, restituzione delle chiavi della stanza e colazione.

Alla fine della colazione si è avvicinata al tavolo una giovane signora, chiedendoci se fossimo italiani ed abbiamo confermato questa sua affermazione. Ci ha raccontato di essere ucraina, però di vivere a Pomezia da tempo e di aver bisogno di un ostello come appoggio, per poter recuperare la figlia ed ospitarla per i giorni seguenti. Eravamo in cinque quella mattina. L’abbiamo portata nel nostro ostello per vedere se ci fossero delle camere disponibili. Tutto esaurito. Abbiamo chiesto nell’altra catena di ostelli che ospitava i ragazzi pugliesi e nulla. Tutto esaurito. Natalie, il suo vero nome, ha iniziato a parlare connazionali. Successivamente, rimasti in tre, abbiamo deciso di portarla nei pressi della stazione per vedere se ci fossero dei suoi conoscenti o se qualcuno potesse darle delle informazioni utili per raggiungere il fronte in sicurezza e portare sua figlia prima in Polonia e poi in Italia. Lei ha deciso di cercare tramite l’applicazione di Booking una camera d’albergo, vicina alla stazione, per essere comoda durante un’eventuale partenza e in stazione si è informata sul da farsi. Ci ha abbracciati ed è stato bellissimo. Io, Sonia e PierFlavio ci siamo sentiti pieni di energia e non scorderemo mai questo gesto.

Alle 13 siamo partiti da Cracovia, abbiamo fatto tre soste e siamo arrivati in Italia, alla Stazione Stura alle 8.

Voglio ringraziare gli autisti: Fabrizio che ci ha sopportato per buona parte del viaggio, Bruno che si è alternato con Fabrizio e Valerio che ha dato il cambio a Fabrizio in Austria e ci ha riportati in Italia.

I nostri educatori: Leonora Sportelli, Sara Firinu e Lorenzo El Aloui che senza le quattro formazioni precedenti al viaggio e tutte le accortezze prima di ogni momento importante, penso che ogni partecipante avrebbe vissuto questo viaggio singolarmente e non interconnessi come lo siamo stati.

E ultimi ma non per ultimi i miei compagni di pianti, lacrime, sorrisi, peluche, abbracci, gnocchi, cartoncini colorati, dormite, sveglie, levatacce: Sonia, Anna, Jacopo, Emanuele, Margherita, Manuela, Andrea, Letizia, Sara, Riccardo, Noemy, Zoe, Carlotta, Francesco P., Rebecca, Paola, Katia, Marcello, Alessio, Sebastiano, Alessandro G., Francesco V., Alessandro P., Filippo, Marco, Gabriele, Alessandro D., Giulia, Alice Be., Alice Br., Alice Bo., Arianna, PierFlavio, Lorenzo B., Alessia, Erika, Alice A., Giorgia, Federico, Agnese, Fabio T., Elisabetta, Eleonora, Fabio A., Benedetta.   

Non si scende mai dal treno…al prossimo incontro!

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