Lun, 15 Ago, 2022

La storia d’Italia è più bella quando a raccontarla sono le parole della nostra meglio gioventù

Viaggio in Sicilia con fermata a Scicli:dal Barocco siciliano al commissario Montalbano

E’ una calda mattinata di giugno, quando dopo aver visitato la splendida Cattedrale di Modica, decido di recarmi a Scicli, passando per un tortuoso quanto magnifico canalone, che scendendo dolcemente a valle attraverso una strada contornata da agavi ed oleandri in fiore, costeggiando quello che un tempo doveva essere un torrente, oggi pascolo per cavalli in cerca di ristoro ed un po’ di refrigerio, giungo in prossimità di un tornante dove si possono ammirare ancora oggi, conservate nella roccia, piccole grotte ,antichi rifugi di uomini e storie, silenti testimoni di un passato meravigliosamente arcaico, da ammirare nella sua semplicità e chiudendo gli occhi con il pensiero rivolto all’antico splendore di questa arida quanto ricca terra di forti emozioni, penso al terremoto che sconvolse nel 1693 l’intera Val di Noto.

Questa parte dell’isola è, infatti, famosa per l’architettura barocca che la rende unica in tutto il mondo, ma non tutti sanno che questa grande trasformazione architettonica in Sicilia è in gran parte dovuta alla ricostruzione di paesi e città distrutte durante uno dei piu’ devastanti moti tellurici che la storia ricordi: l’epicentro fu individuato nell’abitato di Sortino, le vittime del sisma e conseguente maremoto furono piu’ di 60.000, la devastazione fu totale, la drammaticità per la difficoltà dei soccorsi fu estrema.

Due giorni, 9 ed 11 gennaio del 1693, ove le popolazioni di questi luoghi sopportarono l’ira funesta della natura, ma che seppero affrontare con coraggio e quindi ricostruire le loro case,con capacità artistiche di cui solo la grande fantasia e manualità italiana può essere capace: è qui che nasce il Barocco siciliano, dalla volontà di un popolo che non si arrende al fato ma ne prende spunto per migliorarsi.

 

Riprendo il viaggio dopo questa piccola sosta e mentre ancora avvolto nei pensieri di quanto fu terribile la catastrofe di allora, mi ritrovo al limitare del paese di Scicli: ero arrivato quasi inconsciamente alla meta, ma giunto in un incrocio mi trovo nell’incertezza di quale direzione prendere, anche perchè essendo contrario all’uso del navigatore, prediligo il vecchio costume di chiedere alla gente del posto le indicazioni, scendo dall’auto e di fronte al primo grande palazzo intento ad ammirare la sua antica struttura, vengo avvicinato da due giovani del posto che con straordinaria gentilezza mi dicono che più avanti sulla mia sinistra potrò trovare altri edifici di epoca barocca, mi indicano esattamente l’ubicazione ed uno dei due, il più giovane, una quindicina d’anni non di pù, mi illustra la struttura che ho di fronte, la sua storia, il suo nobile passato i suoi antichi proprietari.

Rimango colpito da questi ragazzi che con grande orgoglio e senso di appartenenza, vogliono far capire che qui, sul loro territorio è passata la grande storia. Il passato importante di cui si sono abbeverati i loro avi, con fatiche inenarrabili, ma con una dignità che non ha pari nell’universo della memoria.

Li saluto, e ringraziando per le informazioni costeggio protetto dall’ombra di alcune case disabitate, una strada che porta ad una piccola e lunga piazza, epicentro di molti episodi di quella fantastica saga scritta da Camilleri dove il protagonista è il commissario Montalbano.

Camilleri ha iniziato a scrivere alla soglia dei 60 anni, dopo una vita da sceneggiatore ,lavorando molto per gli altri e poco per se stesso e mi chiedo quanto immenso  avrebbe potuto essere il suo apporto alla cultura del nostro Paese, se solamente avesse pensato prima di prendere la penna e raccontare della sua gente: grande, eccezionale  uomo,figlio di una terra arida che ha saputo trasformare le pietre della sua adolescenza in sogni, per tutti noi.

Riconosco il commissariato di Vigato, rivedo Montalbano che scende dalla sua utilitaria e si avvia agli scalini bianchi dell’entrata di questo antico palazzo, che in verità è il municipio di Scicli.

All’entrata, dopo il rito della salita dei pochi scalini, mi trovo sulla destra un piccolo gabbiotto vetrato, dove ad attendere i visitatori e curiosi, sostano due ragazze, la prima che si fa avanti con simpatica disinvoltura ha una folta chioma di capelli neri che scendono a ricci sulla linda camicetta bianca, sandali neri all’etrusca ,pantaloni blu, di tanta favella che esce da una giovane bocca, nascosta dall’immancabile, ahimè, mascherina anticovid, che non mi permette di vedere il suo sorriso, che però ammiro nei suoi occhi.

Ci fa gentilmente entrare negli uffici comunali prestati alla fiction come sede  del commissariato di Vigata e luogo di lavoro di Zingaretti, alias Montalbano: tutto è rimasto come alla fine del fermo immagine dell’ultima puntata, uffici ordinati, ma realisticamente vissuti, non è solo bello, ma pure emozionante passeggiare tra le scrivanie del polizziotto più famoso d’Italia, dove tutto è rimasto in attesa di un'altra serie di riprese.

La giovane guida ci accompagna poi nell’ufficio del sindaco, oggetto anche questo di luogo di sceneggiatura (stanza del Questore di Montelusa) e spiega seria e divertita allo stesso tempo, la storia di questo antico palazzo, le sue vicende passate ,l’immancabile ricordo del terremoto del 1693 e chiedo una foto accanto a lei, davanti allo stendardo del comune di Scicli. Accetta divertita, mi complimento per la sua disponibilità e preparazione storica ,i suoi occhi semichiusi regalano lampi di convinta allegria e mi dice essere archeologa con grande orgoglio e naturalezza.

Rimango colpito da questa gioventù così aperta, disponibile, competente, educata, quasi ammaliato da questo gande senso di appartenenza, frutto di un orgoglio e senso di comunità che nella società civile delle nostre grandi città è ormai scomparsa da tempo.

Paola e Alessandra, le due ragazze nostre guide ci accompagnano alla porta e ci indicano la prossima meta di questo particolare tour tra storia e fantasia, il Palazzo Spadaro, pochi passi più avanti,un bellissimo sito anch’esso barocco, come la gran parte degli edifici di questo gioiello paesaggistico che è Scicli.

Qui ad attenderci ci sono Natalia e Michela, altre due giovanissime guide: stessi sorrisi di prima, uguale gentilezza nei modi e nell’allegra maniera di ricevere l’ospite. Si rendono conto ovviamente di far parte di un progetto turistico particolare, ovvero miscelare il grande passato umano ed architettonico del loro paese con la finzione di uno sceneggiato televisivo che ha reso ancora più famoso questo luogo, già incantevole di suo.

Ci riescono alla perfezione, Natalia ha lo stesso sorriso nascosto e deturpato  dall’immancabile mascherina, quasi una rievocazione moderna della “maschera di ferro” di antica memoria letteraria di Alexandre Dumas ,imposto da una strana pandemia di questo strano mondo, che ci dicono provenire da un improbabile accoppiamento tra un serpente cinese ed un pipistrello coreano: neanche il “Rocco Nazionale” si spingerebbe a pensar tale roba!

Palazzo Spadaro si snoda su due piani ed è uno dei tanti gioielli barocchi di Scicli, non tutti visitabili perchè ancora appartenenti alle vecchie famiglie del luogo e quindi abitazioni private.

Natalia ci ricorda le vicende di questa antica dimora appartenuta alla famiglia da cui essa prende il nome, rievocando i tempi nei quali, nel regno delle Due Sicilie, la nobiltà appartenentee alla baronia feudale, dettava le regole di vita, ma ci illustra anche la visione futurista di chi visse questo luogo, miscelando nella stessa casa,diversi stili architettonici, passando dal tardo barocco allo stile Liberty, pregevoli vetrate, dipinti suggestivi, due dei quali adornano imponenti la scala a “tenaglia”,raffiguranti la ricchezza e la povertà.

Ci viene spiegato che i “padroni” salivano la rampa di scalini che portavano al piano superiore, alla cui parete spiccava il dipinto sublimante la ricchezza, mentre i “servitori” usavano la rampa di scale dove alla parete era appeso il quadro raffigurante la povertà, uscendo da una piccola porta posta sul pianerottolo: durante la spiegazione inappuntabile, da ascoltare in silenzio per recepire le antiche sensazioni che tali ambienti emanano, mi viene chiesto da che parte desidero salire al piano nobile, e naturalmente salgo gli scalini della povertà.

L’artista delle opere pittoriche sono attribuite a Raffaele Scalia,nativo di Avola, mentre il pregevole scalone è opera di un capomastro di Modica, certo Giorgio Vindigni.

Il grandioso salone da ballo presente ancora intatto nella sua splendida bellezza, e’ stato intitolato ai giudici Falcone e Borsellino, ed è affrescato con allegorie  che rimandano a Venere e Marte, onde rimarcare sia la bellezza che la potenza della famiglia che la abitò.

Di particolare effetto è la piccola stanza da letto che un tempo ospitava l’alcova a baldacchino, dove ancora oggi si possono ammirare i motivi ornamentali del pavimento, in ceramica di Caltagirone, con i colori abituali delle tipiche tonalità, verde, azzurro, rosa e giallo.

Mi accommiato da Natalia e Michela dopo essermi, anche con loro, complimentato per la bella e genuina disponibilità, quest’ultima mi regala un sorriso finalmente “allo scoperto”, senza mascherina, quindi immortalo con uno scatto la coppia di ragazze, avvolte nelle loro splendide chiome ricciolute.

Il terzo sito, facente parte di questo bellissimo viaggio nella storia di Scicli, termina nella chiesa di Santa Teresa, dove ad attenderci c’è questa volta Cecilia, capelli finalmente lisci, neri come la lava dell’Etna, mascherina multicolore dalla quale traspare subito un misto di simpatia e cordialità, occhiali che incorniciano due occhi vispi ed intelligenti.

L’approccio è sempre uguale nei modi, anche se le figure sono diverse: senso di apparteneza e voglia di comunicare l’orgoglioso passato della sua gente, di questo paese caldo nei cuori e nel termometro.

Una battuta veloce, un riferimento al grande portone della chiesa barocca, un accenno a quanto potrebbe essere grande la chiave che apre questo scrigno religioso et voilà, Cecilia si avvicina alla bianca parete sinistra dove si trova una piccola porticina ,la apre e tira fuori la chiave originale, una sorta di chiave inglese in stile antico, da stringere tra le mani con cura ma anche con forza ,perchè se ti scappa e finisce dritto sull’alluce, rischi di trovarti il ditone a Noto e l’unghia a Puntasecca.

Mi dice con orgoglio  essere la moglie di un fabbro, rispondo che allora, anche se dovesse perdere la chiave non potrebbe essere un problema, ma Cecilia mi ricorda che è impossibile ricostruire tale chiave, se prima non si fa un calco, e questo non esiste, perchè la chiave deve essere una sola: dopo averla accarezzata, la ripone nell’antro scavato nel muro e richiude la porticina che conserva tale reliquia.

La chiesa intitolata a Santa Teresa d’Avila, e’ una struttura tardo.barocca ,che attorno al 1750 fu ricostruita a causa della distruzione avvenuta, sempre nel 1693,a causa del già citato terremoto. Precedentemente tempio intitolato a Santa Chiara,nel XVII sec., annesso al convento delle Carmelitane Scalze, che nel 1673 divenne di clausura, è oggi un sito chiuso al culto fin dal 1950. Dieci anni dopo, il vescovo di Noto lo cedette al Comune di Scicli, mentre l’attiguo monastero è proprietà privata. Oggi la chiesa è adibita a museo e conserva affreschi cinquecenteschi già presenti nell’ex complesso di Santa Maria della Croce dell’Ordine dei frati minori osservanti e di opere settecentesche qui portati dal convento dell’Ordine dei frati minori cappuccini. Trovava collocazione in questo sito la “ruota degli esposti”, una bussola girevole, normalmente costruita in legno, che permetteva la collocazione dei neonati abbandonati,s enza essere visti, in modo tale da poter dare conforto alle povere creature, affidate alle caritatevoli cure delle monache del luogo.

Anche qui una foto ricordo con Cecilia ritratta in questo ambiente intriso di storie e racconti, luogo di gioie immense ed estremi dolori, come tutti i luoghi di culto, pietre che hanno visto e poi raccolto sorrisi e sofferenze, accompagnando le genti nel lungo cammino della vita, dando speranza e conforto, regalando serenità con profonda fede cristiana.

Mi fermo nella piccola piazza e siedo all’ombra di un piccolo terrazzino che spunta amichevolmente da una vecchia e rustica casa, dove gusto con piacere una granita alle mandorle con annessa brioche, come si usa da queste parti. Ogni cucchiaino di dolce freschezza mi ricorda la simpatia e la disponibilità delle giovani guide incontrate nei palazzi e chiesa di fronte alla soleggiata piazzetta di Scicli e se è vero che Cristo si è fermato ad Eboli, prossimamente spero faccia una sosta anche qui, in questa valle che conserva ancora nel cuore e nell’animo della sua gente i valori che la modernità ci ha fatto dimenticare, quei principi che sono alla base della convivenza civile, quasi del tutto scomparsi a causa dei troppi diritti che la mia generazione ha trasformato in privilegi, sottraendo ai giovani un futuro che sicuramente meritano più di noi.

A volte per trovare il senso della vita, occorre andare in quei luoghi dove l’umanità non è stata  ancora contaminata dall’ego e dal feroce individualismo che ormai opprime le nostre più avanzate società civili. Se il torpedone della vita potesse caricare tutti viaggiatori del mondo, molti di essi scenderebbero a Scicli ed i tutti quei luoghi dove ancora ti viene regalato un sorriso, una stretta di mano, da giovani e vecchi che hanno scolpito nei loro occhi l’orgoglio di chi sa essere puro.

Grazie a Paola, Alessandra, Natalia, Michela, Cecilia ed a tutti i giovani della cooperativa Agire di Scicli ed un plauso all’Amministrazione comunale per la scelta di affidare ai giovani la custodia della memoria del meraviglioso passato di questa comunità.                  

 

  

Image

Torino e area metropolitana

Non Solo Contro

Il giornale è a cura dell'Associazione Culturale onlus NonSoloContro.
Registrazione n. 2949 del 31/01/2019 rilasciata dal Tribunale di Torino
Direttore responsabile: Nadia Bergamini

Per la pubblicità

ABC Marketing e Comunicazione 
P.I. 124160015

abc.marketing.comunicazione@gmail.com

 Tel.: 3935542895 - 3667072703