Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

mercoledì 5 dicembre 2018

Leinì - Benedette dal Vescovo emerito di Ze Doca Carlo Ellena le campane della chiesa parrocchiale


La comunità parrocchiale di Leini, ma anche quella civile, ha accolto domenica scorsa il ritorno delle sue campane completamente restaurate. La chiesa era gremita di fedeli per questo particolare evento. Del resto, con i loro rintocchi dall’alto del campanile della chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, queste campane hanno rappresentato, per generazioni di leinicesi, la cornice sonora dei vari momenti della propria esistenza. Cinque campane, a cui se ne è aggiunta una sesta, donata dalla comunità, con storia e vicende diverse. Da sempre nel cuore dei parrocchiani, con i recenti lavori di restauro della torre campanaria, anche loro sono state riportate a terra, ed hanno subito un accurato restyling, da parte di sapienti restauratori. Ora sono tornate ai loro antichi splendori, si sono fatte ammirare. L’ultima arrivata di queste campane, suonerà la nota Mi, e riporta incise le effigi dei Santi Pietro e Paolo Apostoli, patroni della Parrocchia di Leini, accanto alla figura in bassorilievo della Madonna delle Grazie, a cui i fedeli leinicesi sono molto devoti. Sulla nuova campana compare infatti la scritta: "Il popolo cristiano leinicese a ricordo del restauro del campanile, ringrazia il Signore e invoca la protezione della Vergine delle Grazie e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo sulla città di Leini. Anno domini 2018". Anche questa campana, come le restanti cinque, è stata solennemente benedetta, al termine della celebrazione liturgica, presieduta domenica scorsa, dal vescovo emerito di Ze Doca, della diocesi del Maranhao, in Brasile, monsignor Carlo Ellena. Le altre cinque campane, rappresentano un tassello della storia religiosa e civile di Leinì: fu nel 1963, che l’allora prevosto don Giacomo Olivero, decise di restaurare il campanile e l’annessa cella campanaria. La prima campana, risale al 1812, riporta l'immagine della Consolata, con l'invocazione "Santa Maria prega per noi", sulla facciata opposta della medesima, si trova la figura del Papa di allora Pio VII, con l'iscrizione "Roma è capo del mondo". La campana era stata fusa da Viotto, ed era stata ordinata dal parroco Don Bernardi Francesco, che resse la parrocchia di Leini per ben 38 anni. Questa campana è quella con le dimensioni maggiori. La seconda campana, si utilizzava normalmente, per invitare i fedeli alla santa messa. Voluta dal parroco e teologo Giorgio Gioda, è stata collocata sul campanile nel 1920, con la seguente invocazione "Dolce cuore di Maria siate la salvezza mia". Questa campana fu opera della ditta Mazzola di Valduggia. Mentre le altre tre campane, sono un ricordo degli esercizi spirituali voluti dal Teologo Gioda e sono dedicate alla Vergine Immacolata, a Gesù Crocifisso e ai Santi Pietro e Paolo. Queste tre campane furono tratte in parte dalla fusione di una campana molto più antica, forse la prima installata sul campanile, poi colpita da un fulmine. Questa antica campana, riportava la scritta "La mia voce è voce di vita, chiamo voi alle sacre funzioni, venite". Nell'estate del 1963 la Ditta Filippi di Brescia rimise a nuovo l'incastellatura della cella campanaria. Le campane furono installate tutte su cuscinettti a sfera e mosse da motori elettrici, il movimento delle medesime era azionato da un comando elettronico di base, con 6 concerti automatici. Le campane furono benedette da Giuseppe Riva, il curato della chiesa di Santa Giulia a Torino. L'ammontare della spesa di allora, fu di 3.400.000 lire.  Domenica, per questo particolare evento, la chiesa era gremita di fedeli, amministratori locali, guidati dal sindaco Gabriella Leone, associazioni con i loro labari, volontari. Per tutti il parroco don Pierantonio Garbiglia ha avuto parole di gratitudine “Un gigantesco grazie voglio rivolgerlo alla Provvidenza – ha sottolineato il sacerdote al termine della funzione religiosa – che rappresentata da centinaia e centinaia  di volti, volti che hanno messo chi 5 Euro chi 25 mila. In questa campana tutti quanti ci sentiamo dentro perché è la campana di tutti, in questo preciso momento storico della comunità parrocchiale di Leinì. Le campane sono antiche, una risale al 1812, l’altra è del 1920, una del 1935, ed infine l’ultima quella del 2018. Insieme rappresentano la storia della nostra città. Una città bella che come tutte le città, in questo momento sta facendo fatica dal punto di vista lavorativo. In questa campana c’è la nostra storia di Leini. Bella e difficile”. Complessivamente la spesa per i lavori di recupero e di restauro si è aggirata sui 354 mila Euro più Iva. Cifra in parte coperta grazie alla Cei ed i contributi dell’8 per mille, che ha stanziato 174 mila Euro, a favore dei lavori di recupero. Il Comune di Leinì, in diverse trance ha deliberato 75 mila Euro, a cui si è aggiunta la Fondazione Crt con uno stanziamento di 36 mila. Il resto è arrivato da mille rivoli: iniziative da parte di associazioni, come il locale gruppo alpini “Baita Caviet”, donazioni singole, enti e privati. La ristrutturazione della torre campanaria è stata eseguita dal Consorzio San Luca di Torino, con il progetto curato dallo studio associato Archingegno dei leinicesi Dario Luetto e Graziella Giatti.  Mercoledì le campane sono tornate nella loro sede naturale, in quel campanile completamente restaurato, da secoli simbolo ed orgoglio della comunità leinicese e della sua storia.
Davide Aimonetto - Flavia Sandrone