Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

venerdì 6 maggio 2016

Leinì, l'opposizione "cassa" l'opposizione

Opposizione protagonista nella seduta del Consiglio di giovedì sera. Da un lato perché è nato, nel parlamentino, un nuovo gruppo (almeno in linea teorica), anche se sarebbe più corretto dire che uno dei consiglieri, Franco Scafidi Fonte, è uscito ufficialmente dalla lista in cui era stato eletto, dall’altro perché lo scontro più acceso è stato tutto interno alle opposizioni. Uno scontro che ha opposto i tre componenti di “Pd - Rinasce Leinì” a Renato Pittalis, di “Cambia Leinì con noi”, e che ha visto la “vittoria” di quest’ultimo.
La seduta era stata convocata dal gruppo del Pd, con la richiesta di istituire una commissione d’indagine (come prevista dall’articolo 13 del regolamento sul funzionamento del Consiglio) sui fatti relativi all’attribuzione e all’uso dei buoni pasto da parte dei dipendenti comunali, e sul relativo operato del sindaco, della giunta e del segretario comunale, vale a dire sulle vicenda che ha tenuto banco negli ultimi giorni. «Quanto successo interessa tutta la città - ha ribadito Gianfranco Brugiafreddo - Non deve rimanere chiuso tra quattro mura e a conoscenza di un numero limitato di persone». Peccato però che quella delibera, redatta dal tre consiglieri e presentata per convocare il Consiglio, fosse sbagliata. «Nei contenuti oltre che nella forma - ha ribadito Pittalis - Una commissione in questo momento, cioè con un iter che sta andando avanti, non avrebbe senso. Al limite la si potrebbe istituire al termine del procedimento, per valutare come sono state affrontate le cose, e non ora. E poi, comunque, è una delibera sbagliata. Non la si può votare». Attimo di imbarazzo tra le fila del Pd, con Brugiafreddo intento a cercare di difendere le proprie posizioni e Pittalis pronto a smontarle una dopo l’altra le varie argomentazioni, arrivando ad inchiodare l’esponente del Pd alla realtà dei fatti: «Scusi, ma non ha letto quello che ha scritto?».
In buona sostanza, ed estrema sintesi, la richiesta di una commissione era stata fatta seguendo i protocolli di istituzione di una normale commissione consigliare, e quindi non garantendo a tutti i gruppi di opposizione la partecipazione, come invece dovrebbe essere in una commissione di inchiesta, e con una modalità di elezione dei vari componenti errata. Tutto sbagliato, tutto da rifare, insomma, come avrebbe detto Bartali.
E infatti al gruppo proponente non è rimasto altro da fare che ritirare il documento, con la promessa di ripresentarlo a breve riveduto e corretto, e abbozzare una difesa d’ufficio: «Noi non abbiamo funzionari, tecnici o segretari che ci aiutano nelle scrivere le delibere. Lo facciamo da soli, e possiamo sbagliare». Un errore che è anche una sconfitta. Che il gruppo di opposizione più numeroso, e sempre pronto a fare le pulci agli atti altrui, non si dovrebbe permettere.