Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

mercoledì 22 febbraio 2017

Mappano torna ad essere Comune. Sulla carta

Sulla carta Mappano è di nuovo Comune. Il Tar ha, infatti, dichiarato estinto il ricorso avanzato dal Comune di Settimo, che per anni aveva bloccato la nascita del nuovo ente. E quindi, sulla carta, la Prefettura dovrebbe nominare il commissario che avrà il compito di traghettare Mappano nell’iter da frazione a Comune, accompagnandolo fino alle prossime elezioni amministrative, quelle che porteranno alla composizione del primo Consiglio comunale mappanese, con tanto di sindaco e assessori, che si potrebbero tenere già in primavera. Tutto questo sulla carta. 
Perché in ballo, prima di scrivere la parola “fine” a questa pluridecennale vicenda, ci sono anche altre carte. Prima di tutto quelle su cui è scritta la legge regionale, e che dice piuttosto chiaramente che il nuovo Comune può nascere a patto che non ci siano costi per i Comuni cedenti. Poi ci sono le carte che contengono lo studio commissionato da Leini, Caselle e Borgaro ad un esperto di bilanci pubblici per capire quanto questa operazione verrà a costare. Uno studio che, fino ad ora, non è stato reso pubblico se non per qualche indiscrezione, e che ora dovrà per forza di cose entrare a pieno titolo nel dibattito. Anche perché quelle prima indiscrezioni avevano detto cose abbastanza chiare: un danno economico, lievissimo, per Settimo; uno più consistente per Leinì e il rischio default per Borgaro. 
E Caselle? Caselle è il Comune che più di ogni altro ci perderebbe (come personale comunale da devolvere al nuovo ente, come mancate entrare, come porzione di territorio, come quantità di abitanti, al punto che si troverebbe in un attimo a passare da oltre le 15mila unità al di sotto di questa soglia, con relativo cambiamento di sistema elettorale alle prossime amministrative) ma che pare aver trovato un equilibrio, per quanto precario, sui suoi conti, puntando a pareggiare il proprio bilancio con le multe comminate all’aeroporto (come a dire che basterebbe che tutti gli automobilisti fossero ligi ai dettami del codice della strada per buttare il bilancio, e quindi il Comune, a gambe all’aria). 
E nel gioco entra anche l’Api, l’associazione delle piccole e medie imprese che, tempo addietro, aveva manifestato la sua contrarietà al progetto per i costi che le imprese del territorio dovrebbero sobbarcarsi, in un momento già difficile, nel caso si trovassero dall’oggi al domani ad operare su un Comune nominalmente diverso. E quindi a decidere come finirà questa partita saranno altre carte. Le carte dei ricorsi che i Comuni e l’Api potrebbero portare avanti per tutelare i propri bilanci (e quindi i propri cittadini) e i propri associati.
Insomma, l’atto di ieri, che potrebbe rappresentare la fine della vicenda, potrebbe essere in realtà l’inizio di una nuova storia. 
Dall’esito incerto.




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