Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

giovedì 16 marzo 2017

Leinì, Franco Buo lascia il Pd

Franco Buo
La politica è fatta di forma ma anche di sostanza. E il circolo leinicese del Partito Democratico di sostanza ne ha persa un bel po’, nei giorni scorsi. Già, perché sembrava impensabile che le scissioni che si sono registrate a livello nazionale non avessero delle ricadute anche a livello locale (non solo leinicese, ovviamente).
A lasciare direttivo e partito è stato Franco Buo. Uno che di politica, all’interno e all’esterno del Palazzo, ne ha masticata parecchia. A partire dal Movimento studenti lavoratori, per arrivare poi al Pci, e quindi al Pds, ai Ds, all’Ulivo e, da ultimo, al Pd. Portando ogni volta la propria esperienza, la propria credibilità, il proprio nome, i propri contatti, la propria visione della politica. Un bel bagaglio di idee e contenuti, maturati in tanti anni di attività, di battaglie, di elezioni e strategie, di vittorie e di sconfitte.
Che qualcosa non girasse per il verso giusto, i più attenti lo avevano già notato. Dagli interventi sui social, dalle prese di posizione in occasione del referendum costituzionale: «Poi gli ultimi eventi mi hanno portato a prendere questa decisione - spiega - Una decisione che, nelle prossime ore, prenderà anche mia moglie, che ha condiviso con me il percorso nel partito e del direttivo del partito. Nel mio percorso politico, umano e professionale mi sono sempre fatto forte della forza del dubbio. Quella forza, cioè, che permette di ascoltare le altrui posizioni senza preconcetti, di difendere le proprie ma anche di metterle in discussione, modificarle e anche abbandonarle, se le altrui ragioni sono convincenti. Ma purtroppo in questo partito di dubbi non ce ne sono più. C’è un uomo solo al comando, ci sono persone che accettano e non c’è spazio per chi la vede diversamente». E anche l’ipotesi di rimanere, come minoranza all’interno del partito, non era praticabile: «Nonostante le promesse del Lingotto, le minoranze non conteranno nulla - aggiunge - Restare con Emiliano e Orlando non sarebbe utile né produttivo. Renzi vincerà le primarie a mani basse, anche se il numero di votanti scenderà ancora. La Serracchiani ha affermato, con una dichiarazione che poco ha di politico e nulla a livello di rispetto per gli altri, che “chi se ne va è un vigliacco”, mentre in realtà è solo stufo di prendere ceffoni e di non essere ascoltato. Ha ribadito che non ci sarà alcun dialogo con i fuoriusciti, mentre qualunque testo di Scienza politica dice che le alleanze si devono fare con quelli che sono più vicini. Con chi spera di allearsi il Pd? Con i grillini, che non fanno alleanze (e questo può essere meglio anche per lo stesso Pd)? Con il centrodestra?».
Un divorzio che arriva dall’alto, quindi. Che è la conseguenza delle scelte maturate a livello nazionale. «Anche perché a livello locale le cose andavano diversamente - aggiunge - Negli ultimi tempi, nel corso delle riunioni, se facevo un intervento mi stavano ad ascoltare. Prima mi attaccavano solo...».
E ora? «Beh, come cantava Pierangelo Bertoli, “...un piede del passato ma lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. Ho maturato questa scelta dopo un lungo travaglio interiore, ma l’ho fatto con estrema convinzione - conclude - Adesso darò il mio contributo al Movimento Democratico e Progressista, che anche a Leinì sta muovendo i primi passi, per raccogliere tutte quelle forze, ricche di valori, che non si riconoscono più in questo Pd».