Periodico di vita e cultura locale a cura dell'associazione PAROLE & MUSICA onlus.

mercoledì 7 giugno 2017

Campo Rom: è finito il tempo delle parole. Ora servono soluzioni

Il possibile contributo (di cui per altro si sono perse le tracce) erogato da Torino per il servizio di vigilanza sulla linea 69, la bonifica nel campo Rom di strada dell’Aeroporto onde evitare roghi, il superamento del campo nomadi, previsto nel 2020, vale a dire tutte le proposte messe sul piatto, settimane fa, in un incontro andato in scena a Borgaro con il capogruppo di maggioranza del Comune di Torino, si possono appallottolare e buttare nel cestino. Il problema di quel campo deve essere risolto subito, non nel 2020. 

E dicendo subito non si vuol dire convocare un tavolo per discutere del problema: vuol dire portare, subito, una soluzione. Perché il tempo per i tavoli e le parole è finito. Ci sono stati anni per parlare e riunire tavoli. Ora è il tempo di risolvere. E la manifestazione di martedì sera, proprio davanti a quel campo, è stata il segnale più chiaro e forte del fatto che se non ci sarà una soluzione, le conseguenze saranno serie. E gravi. 
Si dice spesso che in questo Paese finché non ci scappa il morto le cose non si risolvono. Ora, purtroppo, il morto ci è scappato. Il volto di Oreste Giagnotto era impresso sulle magliette di molti dei manifestanti che martedì, per un paio d’ore, hanno occupato la strada. Quella stessa strada su cui tre settimane fa Oreste ha perso la vita, a causa di un camper e dell’inversione di marcia, laddove non si poteva eseguire, effettuata da una giovane Rom, senza patente, di quel campo. E, secondo quanto emerso martedì, mentre il suo corpo giaceva senza vita sull’asfalto, qualcuno ha pensato bene anche di alleggerirlo del portafogli. 
Sono state 200, circa (ma potevano essere il doppio o la metà, il dati statistico non è rilevante), le persone che sono scese in strada. Che hanno occupato la strada. Che, guidati di figli di Oreste, hanno gridato la loro rabbia e la loro indignazione. Che hanno percorso la via fino all’altezza del campo, respirando a pieni polmoni il fumo prodotto da uno dei roghi che quasi quotidianamente si verificano in quella zona. Che hanno avuti toni sopra le righe, ma vivaddio è difficile essere pacati e politicamente corretti quando un a persona,  un amico, un padre viene ucciso in quel modo. Che se la sono presa in un primo momento anche con la polizia (ammirabile la serietà e la professionalità dimostrata dagli agenti), con i vigili del fuoco intervenuti per spegnere le fiamme. Con le ambulanze giunte sul posto (per tutta la sera si sono rincorse le voci di una bambina Rom forse ferita, forse caduta nello Stura, forse allontanatasi dal campo con altri parenti). Con il sindaco di Borgaro (dove molto probabilmente a breve si terrà una manifestazione), Claudio Gambino, ma soprattutto con la prima cittadina di Torino, Chiara Appendino (perché, non dimentichiamolo, quel campo è sul territorio di Torino). Che, sulla via del ritorno, si sono beccati insulti e sassate da parte di qualche residente del campo nascosto nella boscaglia. E che, soprattutto, hanno promesso di tornare. Di continuare la loro battaglia: «Per noi sarà una guerra. Mediatica e non solo. Ci metteremo la faccia. Non abbiamo paura di nulla. Non ci faremo fermare da niente e da nessuno». 
E adesso la patata bollente torna alla politica. Che dovrà metterci, a sua volta, la faccia. Caduti gli alibi del “sono ragazzate” allorquando si trattava dei disagi causati sul 69, spesso ai danni di studenti e pendolari di Borgaro, ora la politica deve fare i conti con la rabbia e l’esasperazione della gente, e trovare un modo per fare una cosa in fondo semplicissima, che ognuno fa nel suo piccolo tutti i giorni: far rispettare la legalità. Tutto qui. Far semplicemente rispettare la legalità. Anche in quell’angolo di mondo, tra Torino e Borgaro, dove tutto da anni sembra lecito. 
Presente alla manifestazione anche il Gruppo Latella al gran completo: «Massima solidarietà alla famiglia Giagnotto. Questo il motivo della nostra presenza - commentano - Assordante il silenzio della maggioranza che, con la propria assenza, ha perso nuovamente l'occasione per dimostrare vicinanza alla famiglia e sensibilità al tema.   Questa la differenza tra noi e loro! Oggi più che mai si è certificato il fallimento delle politiche di Torino e Borgaro sui campi rom...incapacità e mancanza di volontà di affrontare la questione, ben mascherati dietro un'ipocrita dichiarazione di integrazione. Che lo vadano a spiegare a chi ha perso un familiare. Che lo vadano a raccontare a chi ogni giorno subisce angherie e vessazioni. Ma tanto nulla si muoverà sino a che qualche “potente” non verrà toccato».




Gemma Giagnotto
Il rogo al campo Rom