Un tuffo nella memoria collettiva e uno sguardo rivolto al futuro. Borgaro ha celebrato domenica 25 gennaio la Festa di Sant’Antonio Abate, richiamando le sue profonde radici agricole e rinsaldando il legame con una tradizione che ha segnato la storia del territorio.
Una ventina tra mezzi agricoli e veicoli commerciali ha colorato la giornata, simbolo di un passato in cui Borgaro rappresentava un punto di riferimento per l’agricoltura locale, offrendo lavoro a numerosi braccianti provenienti dalle Valli di Lanzo.
La manifestazione ha preso il via con la Santa Messa nella parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, celebrata dal parroco don Alessandro Martini, alla presenza delle autorità comunali. Un momento di raccoglimento e condivisione che ha preceduto uno dei riti più sentiti: la benedizione dei frutti della terra e dei mezzi agricoli, impartita in piazza della Fontana, cuore simbolico della festa.
Grande novità dell’edizione 2026 è stata la scelta della location per il momento conviviale. Il pranzo si è infatti svolto nel cortile di Cascina Nuova, una decisione che si è rivelata vincente.
A sottolinearlo è Franco Giachino, ideatore dell’iniziativa: «Il momento conviviale di Sant’Antonio in cascina ha riscosso un ottimo risultato. Le presenze sono praticamente raddoppiate, passando da circa cento a quasi duecento persone. Le adesioni sono arrivate non solo dagli agricoltori, ma anche da commercianti e giardinieri».
Durante il pranzo non è mancato lo spirito solidale. Giachino ha voluto ringraziare Massimo Picco, che ha donato una fioriera messa all’asta a favore del Servizio Emergenza Anziani di Borgaro, dimostrando come la tradizione possa andare di pari passo con l’attenzione al sociale.
Lo sguardo è già rivolto al futuro: «Il prossimo anno – conclude Giachino – intendiamo proporre altre novità per continuare e rafforzare questa bella tradizione».
Tra i ricordi riaffiora anche il galà di Sant’Antonio, organizzato fino a pochi anni fa. Alla domanda su un possibile ritorno dell’evento, Giachino risponde con realismo e un pizzico di nostalgia: «Il galà era nato negli anni Novanta, grazie a uno zoccolo duro di persone che si vestivano elegantemente, rinunciando persino al Capodanno. Oggi, purtroppo, quelle persone non ci sono più».
La Festa di Sant’Antonio Abate resta però una certezza: un appuntamento che continua a unire memoria, comunità e identità, confermando Borgaro come un paese capace di custodire il proprio passato senza smettere di innovare.

