La sicurezza alimentare torna al centro del dibattito politico piemontese. A sollevare il tema è la consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo, che ha presentato un atto di indirizzo in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta un aggiornamento urgente delle regole sulla formazione degli operatori della ristorazione in materia di allergie alimentari e intolleranze alimentari, con particolare attenzione ai soggetti allergici alle proteine del latte e agli intolleranti al lattosio.
Secondo Pompeo, in Piemonte chi convive con queste condizioni continua a vivere il momento del pasto fuori casa come un'incognita, con il timore che un errore nella preparazione o nella somministrazione degli alimenti possa trasformarsi in un'emergenza sanitaria.
«È inaccettabile – afferma la consigliera dem – che la tutela della salute non sia supportata da standard formativi adeguati e da controlli realmente efficaci. Mangiare al ristorante deve essere un diritto esercitabile in sicurezza da tutti».
Allergie e intolleranze: non semplici disagi
Allergie e intolleranze: non semplici disagi
L'intervento politico richiama l'attenzione sulla gravità clinica di queste condizioni, spesso sottovalutate nell'opinione pubblica.
L'allergia alle proteine del latte può provocare reazioni potenzialmente letali, come shock anafilattico, edema della glottide e arresto respiratorio, anche in seguito all'assunzione di quantità minime di caseina. Diversa, ma comunque fortemente invalidante, è la situazione di chi soffre di intolleranza al lattosio: l'ingestione involontaria può determinare crisi gastrointestinali acute, con conseguenze importanti sulla qualità della vita.
«Non si tratta di semplici malesseri – sottolinea Pompeo – ma di condizioni croniche che incidono sulla quotidianità e persino sulla possibilità di partecipare serenamente alla vita sociale».
Il nodo della formazione degli operatori della ristorazione
Al centro della proposta del Partito Democratico c'è il sistema formativo previsto oggi in Piemonte per gli addetti alla somministrazione degli alimenti.
Attualmente gli operatori devono frequentare un corso della durata di 16 ore ogni tre anni, prevalentemente teorico, concluso da un semplice test finale.
Un modello che, secondo la consigliera regionale, non sarebbe più sufficiente rispetto alle responsabilità richieste a chi manipola e serve il cibo.
«Le persone allergiche o intolleranti affidano letteralmente la propria salute agli esercenti. Non possiamo accontentarci di un attestato appeso al muro», osserva Laura Pompeo.
Il modello Toscana come esempio
L'atto di indirizzo presentato in Consiglio regionale propone di guardare alle buone pratiche già adottate in altre realtà italiane, in particolare in Toscana.
Tra le misure indicate figurano: l'introduzione di un addestramento pratico annuale obbligatorio; la documentazione delle attività formative all'interno del Piano di Autocontrollo HACCP; verifiche operative degli organi di controllo, non limitate alla semplice esibizione degli attestati; simulazioni pratiche e check-list per valutare la reale capacità del personale di gestire richieste "senza latte" o "senza lattosio".
L'obiettivo è affiancare alla formazione teorica un aggiornamento continuo e concreto, capace di trasformare le procedure in competenze operative effettive.
Una questione di salute pubblica e inclusione sociale
La richiesta avanzata dalla consigliera dem si inserisce in un percorso più ampio. Già ad aprile Laura Pompeo aveva depositato un ordine del giorno per impegnare la Giunta regionale a intervenire sul costo dei prodotti gluten free, sostenendo economicamente pazienti e famiglie.
La nuova iniziativa amplia il focus, affrontando il tema delle allergie e intolleranze alimentari come questione che intreccia salute pubblica, diritti e inclusione sociale.
«La Regione – conclude Laura Pompeo – deve fare in modo che chi è allergico o intollerante possa mangiare ovunque senza paura, aggiornando la normativa, sostenendo gli esercenti virtuosi e garantendo controlli puntuali ed efficaci».
Per migliaia di piemontesi, la possibilità di sedersi a tavola in un locale senza ansia non rappresenta una richiesta speciale, ma il presupposto fondamentale per esercitare pienamente il proprio diritto alla salute e alla socialità.

