Dom, 14 Lug, 2024

Stenosi aortica severa, un nuovo approccio terapeutico mininvasivo. L'efficacia dimostrata da un'importante ricerca

Stenosi aortica severa, un nuovo approccio terapeutico mininvasivo. L'efficacia dimostrata da un'importante ricerca

Si verifica quando la valvola aortica non funziona correttamente e il sangue fatica a passare al suo interno

Lo scorso venerdì 5 aprile a Caselle Torinese si è tenuto un importante incontro tra la Cardiologia dell’Ospedale di Ciriè, diretta dal professor Gaetano Senatore, ed i medici di Medicina Generale del territorio (medici di famiglia). L’incontro ha consentito di discutere di una patologia frequente quale la stenosi aortica: come prevenirla, come diagnosticarla e quali cure vi sono oggi a disposizione.

La stenosi (restringimento) della valvola aortica si verifica quando essa non si apre come dovrebbe, affaticando il cuore che non riesce così a pompare il sangue nel corpo.

In particolar modo durante l’incontro si è parlato di una nuova procedura mininvasiva che ad oggi viene utilizzata nei pazienti con stenosi valvolare aortica severa e sintomatica che hanno più di 75 anni o che presentano delle controindicazioni all’intervento chirurgico, come indicato dalle raccomandazioni ESC/EACTS 2021. Si tratta nello specifico di un impianto transcatetere della valvola aortica (TAVI) che viene eseguito pertanto evitando l’intervento chirurgico classico che prevede l’apertura dello sterno (sternotomia) o la toracotomia.

Proprio nei giorni scorsi, l’8 aprile, la prestigiosa rivista scientifica “The New England Journal of Medicine” ha pubblicato un editoriale dal titolo “Un'altra vittoria per la TAVI nei pazienti a basso rischio”, dimostrando che tale trattamento è risultato efficace e sicuro anche nei pazienti a basso rischio chirurgico. Nello specifico in questo studio che ha coinvolto pazienti con stenosi severa e sintomatica della valvola aortica a rischio chirurgico basso o intermedio, gli studiosi hanno riscontrato che la TAVI non è inferiore al trattamento chirurgico per quanto riguarda la morte per qualsiasi causa. Anzi, il rischio di complicanze e di morte sembrano essere costantemente inferiori tra i pazienti sottoposti a TAVI rispetto a quelli sottoposti alla chirurgia.

Questo studio, non sponsorizzato dall’industria farmaceutica, dimostra che la procedura transcatere è indicata anche nei pazienti a basso rischio operatorio e di età più giovane.

È bene comunque specificare che la strategia di trattamento appropriata rimane soggetta alle considerazioni dei singoli heart team, che da oggi terranno conto di questa nuova opzione terapeutica anche per i pazienti più giovani e a basso rischio chirurgico.

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