Gio, 11 Giu, 2026

Borgaro, scontro sulla Consulta delle Donne: scioglimento, dimissioni e accuse di interferenza politica

Borgaro, scontro sulla Consulta delle Donne: scioglimento, dimissioni e accuse di interferenza politica

La vicenda della Consulta per le Donne di Borgaro si trasforma in un vero caso politico. Al centro dello scontro, ci sarebbe la decisione dell’Amministrazione (smentita dal sindaco stesso) di sciogliere l’attuale Coordinamento, una scelta definita dalle rappresentanti della società civile “gravissima” e capace di minare partecipazione e credibilità delle istituzioni locali.

Il punto di rottura è arrivato durante la Commissione Consiliare del 29 aprile , convocata formalmente per chiarire presunte divergenze interne al gruppo. Ma secondo le firmatarie del documento — tra cui la presidente Cinzia Tortola — quella che doveva essere un’audizione si sarebbe trasformata in un “processo”, basato su elementi parziali e privo di reale apertura al confronto.

Commissione e statuto: i nodi irrisolti

Uno degli aspetti più controversi riguarderebbe proprio la convocazione della Commissione, rimasta senza presidente e vicepresidente dal 2024. Secondo le rappresentanti della Consulta, ciò alimenterebbe il sospetto di un obiettivo politico: legittimare modifiche statutarie di cui non sarebbero stati chiariti i motivi.

A rafforzare questa lettura, viene citato anche un ordine del giorno relativo alla Consulta in un Consiglio convocato successivamente, segnale — secondo le firmatarie — di un percorso già tracciato.

Lo scioglimento del Coordinamento

La decisione dell’Amministrazione secondo le firmatarie sarebbe netta: scioglimento dell’attuale Coordinamento, composto da rappresentanti politici (maggioranza e opposizione) e membri della società civile. Una scelta accompagnata dall’intenzione di rivedere in modo sostanziale sia la composizione — con maggiore presenza politica e apertura anche agli uomini — sia il regolamento vigente, approvato nel 2020.

Una revisione che, nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe migliorare il funzionamento dell’organismo. Ma per le rappresentanti uscenti si tratta di una cancellazione improvvisa e ingiustificata di un percorso costruito negli anni.

Accuse incrociate e clima deteriorato

Il documento diffuso dal Coordinamento non risparmia accuse pesanti. Si parla di una gestione “costruita” da parte di una consigliera di minoranza, con la “silenziosa complicità” della maggioranza. Allo stesso tempo, viene denunciata una mancanza di dialogo da parte della componente politica, nonostante — secondo le firmatarie — i tentativi ripetuti di confronto.

Dal lato dell’Amministrazione, invece, emergono critiche altrettanto dure: la Consulta non sarebbe stata in grado di “parlare alle donne” né di perseguire efficacemente le proprie finalità.

Il lavoro sul territorio rivendicato

Le rappresentanti della società civile respingono le accuse, rivendicando un’intensa attività sul territorio. Negli ultimi anni, la Consulta avrebbe promosso eventi e collaborazioni con realtà locali e sovralocali, tra cui ANPI, Pro Loco, associazioni di commercianti, istituzioni scolastiche e il Centro Antiviolenza di Settimo.

Una rete costruita — sottolineano — anche grazie al supporto di enti comunali, volontari e professionisti, a testimonianza di un impegno concreto nel promuovere partecipazione e sensibilizzazione.

Dimissioni e sospetti

A rendere il quadro ancora più complesso, le dimissioni di due consigliere di maggioranza e una di minoranza, definite nel documento come “abilmente concertate”. Un passaggio che alimenta ulteriori dubbi sulle reali dinamiche politiche dietro la riorganizzazione della Consulta.

Inoltre, viene segnalata la sovrapposizione di nuovi progetti con iniziative già avviate dal Coordinamento, in collaborazione con soggetti esterni al territorio.

La replica dell’Amministrazione Gambino

A fronte delle accuse, l’Amministrazione guidata dal sindaco Claudio Gambino interviene per chiarire la propria posizione, respingendo l’idea di una gestione arbitraria.

Secondo la nota ufficiale, la Consulta «è un organismo amministrativo disciplinato da un regolamento approvato dal Consiglio Comunale» e le recenti dimissioni all’interno del Comitato di Coordinamento avrebbero creato «una situazione di oggettiva difficoltà nel garantire il pieno funzionamento dell’organismo».

Da qui la scelta di avviare un percorso di revisione del regolamento, con l’obiettivo dichiarato di renderlo «più efficace, rappresentativo e adeguato alle esigenze attuali».

L’Amministrazione precisa inoltre un punto centrale dello scontro: «fino all’eventuale approvazione delle modifiche regolamentari, era stato chiaramente indicato che le attività e le iniziative in programma potessero proseguire regolarmente». L’interruzione delle attività viene quindi attribuita a una decisione autonoma dell’attuale presidenza della Consulta.

Infine, Palazzo Civico ribadisce la volontà di «garantire uno strumento di partecipazione serio, inclusivo e realmente funzionale per tutte e tutti», respingendo implicitamente le accuse di voler depotenziare l’organismo.

Il nodo della rappresentanza

Al di là delle polemiche, la questione centrale resta quella della rappresentanza. La Consulta per le Donne, ricordano le firmatarie, non è un’associazione ma un organo istituzionale, pensato per garantire uno spazio pluralista e apolitico di confronto.

Lo scioglimento, secondo questa visione, rischia di indebolire proprio quel ruolo di mediazione tra istituzioni e società civile che negli anni aveva contribuito a rafforzare la partecipazione femminile.

Uno scontro che interroga le istituzioni

Il caso borgarese solleva interrogativi più ampi: fino a che punto le istituzioni locali riescono a valorizzare la partecipazione civica? E quanto le dinamiche politiche interne rischiano di comprometterla?

Da una parte, l’Amministrazione rivendica il diritto di riformare un organismo ritenuto inefficace; dall’altra, le rappresentanti della Consulta denunciano una scelta unilaterale che cancella anni di lavoro e indebolisce uno spazio di democrazia partecipata.

Il confronto resta aperto, ma una cosa appare chiara: la vicenda ha già lasciato un segno profondo nel rapporto tra cittadinanza attiva e politica locale.

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