Mar, 5 Mag, 2026

Borgaro, scontro sulla Consulta delle Donne: scioglimento, dimissioni e accuse di interferenza politica

Borgaro, scontro sulla Consulta delle Donne: scioglimento, dimissioni e accuse di interferenza politica

La crisi della Consulta per le Donne borgaresi approda definitivamente sul piano politico e istituzionale, trasformandosi in uno dei casi più delicati dell’attuale fase amministrativa. Tra dimissioni, commissioni consiliari e prospettive di riforma, il confronto si è progressivamente irrigidito fino a sfociare in uno scontro aperto tra società civile e rappresentanza politica.

Una crisi che parte da lontano

La vicenda affonda le radici almeno nel 2024, quando l’organismo risulta privo di presidente e vicepresidente. Una situazione di stallo che, secondo fonti interne al Coordinamento, avrebbe indebolito progressivamente la capacità operativa della Consulta.

Il passaggio chiave arriva con la Commissione Consiliare del 29 aprile 2026, convocata per chiarire le divergenze emerse all’interno del gruppo. Un’audizione che, nelle ricostruzioni delle componenti civiche, si sarebbe trasformata in un confronto aspro, segnato da posizioni distanti e da una limitata apertura al dialogo.

Dimissioni e riorganizzazione

Nel frattempo, si registrano le dimissioni di alcuni componenti, tra cui esponenti sia di maggioranza sia di minoranza. Un elemento che contribuisce ad accelerare le decisioni dell’Amministrazione.

La scelta più rilevante è lo scioglimento dell’attuale Coordinamento, composto da rappresentanti istituzionali e della società civile, accompagnato dall’annuncio di una revisione del regolamento approvato nel 2020.

Tra le ipotesi in discussione: una ridefinizione della composizione interna, un possibile aumento della presenza di rappresentanti politici e l’apertura anche a componenti maschili.

Interventi che l’Amministrazione considera parte di un percorso di aggiornamento, ma che alcune componenti della Consulta giudicano critici rispetto all’impianto originario.

Il nodo dell’autonomia

Il punto più controverso riguarda il ruolo stesso della Consulta. Nata come organismo consultivo e partecipativo, la sua funzione è quella di promuovere iniziative e contribuire alle politiche locali sulle pari opportunità.

Secondo il Coordinamento uscente, le modifiche prospettate rischierebbero di incidere sull’autonomia dell’organismo, aumentando il peso della componente politica. Una lettura che alimenta il confronto con l’Amministrazione, la quale invece rivendica la legittimità di intervenire per migliorare il funzionamento della struttura.

Il confronto politico

La vicenda ha inevitabilmente assunto anche una dimensione politica più ampia. Durante l’ultimo Consiglio comunale, il clima si è ulteriormente acceso, fino alla decisione di una parte dell’opposizione di abbandonare l’aula.

Il sindaco Claudio Gambino ha criticato il gesto, definendolo politicamente inopportuno e sottolineando la necessità di mantenere il confronto nelle sedi istituzionali.

Dall’altra parte, l’opposizione - Uniti per cambiare Borgaro - rivendica la scelta come un atto politico, sostenendo che il dibattito sulla Consulta sia stato condotto in modo poco equilibrato.

Nel dibattito emergono anche letture politiche più ampie, con riferimenti a possibili convergenze tra liste civiche e partiti, tra cui Fratelli d’Italia. Interpretazioni che contribuiscono ad alzare il livello dello scontro, pur restando oggetto di confronto tra le parti.

Il lavoro sul territorio

Al di là delle tensioni, le componenti della Consulta rivendicano il lavoro svolto negli ultimi anni, fatto di iniziative e collaborazioni con associazioni e realtà locali. Tra queste anche ANPI, insieme ad altre organizzazioni del territorio.

Un’attività che viene indicata come prova della funzione di raccordo tra istituzioni e cittadinanza, oggi al centro della discussione.

Una partita ancora aperta

La vicenda della Consulta delle Donne borgaresi resta in evoluzione. Da un lato, l’Amministrazione sembra orientata a proseguire nel percorso di riforma; dall’altro, una parte della società civile chiede garanzie sull’autonomia e sulla natura partecipativa dell’organismo.

Il confronto, per ora, non ha trovato una sintesi. E mentre il dibattito si sposta sempre più sul piano politico, resta aperta la questione centrale: quale modello di partecipazione per gli organismi civici locali.

Una domanda che, in questo caso, supera i confini della singola Consulta e tocca il rapporto tra istituzioni e cittadinanza. 

Image

Torino e area metropolitana

Non Solo Contro

Il giornale è a cura dell'Associazione Culturale onlus NonSoloContro.
Registrazione n. 2949 del 31/01/2019 rilasciata dal Tribunale di Torino
Direttore responsabile: Nadia Bergamini

Per la pubblicità

ABC Marketing e Comunicazione 
P.I. 124160015

abc.marketing.comunicazione@gmail.com

 Tel.: 3935542895 - 3667072703