Quando si parla di osteoporosi, molti pensano immediatamente a una donna anziana con una frattura del femore. In realtà la situazione è molto più complessa. L’osteoporosi è una malattia dello scheletro caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da un deterioramento della struttura dell’osso, che diventa più fragile e più soggetto a fratture anche per traumi minimi.
È una “malattia silenziosa”: non provoca dolore, non dà sintomi particolari e spesso viene scoperta solo dopo una frattura. Proprio per questo la prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali.
Osteoporosi: non riguarda soltanto le donne
È vero che le donne, soprattutto dopo la menopausa, sono maggiormente esposte a causa della riduzione degli estrogeni. Tuttavia l’osteoporosi riguarda anche gli uomini.
Si stima infatti che circa una frattura osteoporotica su cinque interessi il sesso maschile. Negli uomini la diagnosi arriva spesso più tardi perché si tende a sottovalutare il problema. Inoltre alcune condizioni aumentano significativamente il rischio anche nel sesso maschile: terapie prolungate con cortisone, fumo, abuso di alcol, malattie endocrine e ipogonadismo.
Quando è indicata la MOC (densitometria ossea)
La densitometria ossea (MOC) rappresenta l’esame di riferimento per valutare la densità minerale delle ossa e stimare il rischio di frattura.
Secondo i criteri della Nota AIFA 79 e delle principali linee guida, la MOC è particolarmente indicata nelle persone che presentano fattori di rischio significativi, tra cui:
- donne dopo la menopausa con fattori di rischio aggiuntivi;
- donne con menopausa precoce;
- uomini oltre i 60-65 anni con fattori di rischio;
- persone che assumono cortisonici per lunghi periodi;
- soggetti con precedenti fratture da fragilità;
- pazienti affetti da malattie che favoriscono la perdita di massa ossea;
- persone con familiarità importante per osteoporosi o fratture del femore.
È importante ricordare che non tutte le donne in menopausa devono necessariamente sottoporsi all’esame. Come spesso accade in medicina, è il rischio individuale a guidare le decisioni e il medico di famiglia può aiutare a identificare chi trae realmente beneficio dall’indagine.
Alimentazione e salute delle ossa: il ruolo del calcio e della vitamina D
Quando parliamo di prevenzione, il calcio rimane un protagonista importante, ma non è l’unico attore.
Una dieta equilibrata dovrebbe prevedere: latte e derivati nelle giuste quantità; yogurt e formaggi, senza eccessi; verdure a foglia verde; frutta secca; legumi; adeguato apporto proteico.
Le ossa sono un tessuto vivo che si rinnova continuamente e necessitano di numerosi nutrienti per mantenersi forti.
La vitamina D svolge un ruolo fondamentale nell’assorbimento del calcio e nella salute dello scheletro. La principale fonte di vitamina D non è il cibo, bensì la pelle esposta alla luce solare. Bastano spesso esposizioni regolari e prudenti di viso e arti durante la bella stagione per favorire la sintesi della vitamina.
Naturalmente occorre trovare il giusto equilibrio: esporsi al sole senza eccessi e senza trascurare la protezione della pelle.
Negli anziani, nelle persone poco esposte alla luce o in presenza di carenze documentate, il medico può valutare l’opportunità di una supplementazione.
Attività fisica e prevenzione dell’osteoporosi
Un altro aspetto spesso sottovalutato riguarda l’attività fisica.
Le ossa si rafforzano quando vengono “stimolate” dal movimento. Camminare, salire le scale, praticare attività fisica regolare e mantenere una buona massa muscolare aiutano a rallentare la perdita ossea e a ridurre il rischio di cadute.
Per questo motivo il miglior farmaco preventivo è spesso una combinazione di corretti stili di vita: alimentazione equilibrata, movimento quotidiano, esposizione alla luce e abolizione del fumo.
Prevenire oggi per proteggere l’autonomia di domani
L’osteoporosi non è una semplice conseguenza dell’età e non riguarda soltanto le donne. È una malattia che può essere prevenuta, diagnosticata precocemente e trattata efficacemente.
Prendersi cura delle proprie ossa significa investire oggi nella propria autonomia di domani. Perché una frattura non è soltanto un osso che si rompe: può cambiare profondamente la qualità di vita di una persona.
E come spesso accade, la migliore terapia inizia molti anni prima della comparsa dei sintomi.

