La posizione in cui un lattante viene messo a dormire rappresenta uno dei fattori modificabili più importanti nella prevenzione della morte improvvisa del lattante (SIDS, Sudden Infant Death Syndrome). Per molti anni, anche nel nostro Paese, è circolata la convinzione che dormire a pancia in giù potesse essere utile: qualcuno pensava favorisse la digestione, altri che riducesse il rischio di rigurgito e soffocamento.
È uno di quei consigli tramandati con sicurezza dalle generazioni precedenti, spesso in buona fede, ma non supportati dalle evidenze scientifiche.
Posizione prona rischiosa dal punto di vista fisiologico
Dal punto di vista fisiologico, la posizione prona altera la dinamica respiratoria del neonato. Nei primi mesi di vita, il controllo del respiro è ancora immaturo, la gabbia toracica è molto cedevole e la capacità di reagire a una riduzione dell’ossigeno o a un aumento dell’anidride carbonica è limitata.
Dormire a pancia in giù può facilitare la ri-inalazione di CO₂ in caso di superficie morbida o di posizione con il volto parzialmente ostruito, oltre ad aumentare il lavoro respiratorio. In alcuni bambini vulnerabili, questi fattori possono contribuire a un fallimento dei meccanismi di risveglio e di difesa delle vie aeree.
Le evidenze scientifiche e il crollo dei casi di SIDS
Le prove epidemiologiche sono tra le più solide in ambito pediatrico preventivo. A partire dagli anni ’90, le campagne internazionali che raccomandavano di far dormire i lattanti sulla schiena hanno portato a una drastica riduzione dei casi di SIDS, in alcuni Paesi fino al 50–70%.
La posizione prona durante il sonno è oggi riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio modificabili, insieme al fumo in gravidanza e dopo la nascita, al surriscaldamento e a un ambiente di sonno non sicuro.
Al contrario di quanto si temeva in passato, dormire supini non aumenta il rischio di soffocamento da rigurgito nei bambini sani: l’anatomia delle vie aeree e i riflessi protettivi rendono questa evenienza estremamente rara.
Tradizione e percezione: perché il mito resiste
Nonostante ciò, l’idea che “a pancia in giù dorma meglio” o che sia una posizione più “naturale” continua a riemergere nelle conversazioni familiari.
È un esempio perfetto di come l’esperienza personale e la tradizione possano sembrare convincenti, pur non reggendo al confronto con studi clinici ben condotti. Proprio questo tipo di scollamento tra saggezza popolare ed evidenze scientifiche è al centro del libro "La nonna si sbagliava?", in cui analizzo diversi “rimedi delle nonne” alla luce della medicina moderna.
Il tema della posizione nel sonno del lattante è uno dei casi più emblematici: un consiglio dato per proteggere che, alla prova dei fatti, può aumentare il rischio.
Le raccomandazioni attuali per un sonno sicuro
Oggi le raccomandazioni delle principali società pediatriche sono chiare: nel primo anno di vita, e in particolare nei primi sei mesi, i bambini dovrebbero dormire sempre sulla schiena, su una superficie rigida, senza cuscini, paracolpi o oggetti morbidi nel lettino, in un ambiente non surriscaldato e senza esposizione al fumo.
È un messaggio semplice, ma potentissimo in termini di prevenzione. E ricorda a tutti noi, genitori e professionisti, che in medicina l’intuizione va sempre affiancata - e talvolta corretta - dalle prove scientifiche.

