Gio, 7 Mag, 2026

DDL fotovoltaico Piemonte, stop al consumo di suolo agricolo: la Regione punta sulle aree industriali dismesse

DDL fotovoltaico Piemonte, stop al consumo di suolo agricolo: la Regione punta sulle aree industriali dismesse

La Regione Piemonte accelera sulla transizione energetica scegliendo una linea che prova a conciliare sviluppo delle rinnovabili e tutela del comparto primario: il nuovo disegno di legge sul fotovoltaico individua infatti nelle aree industriali dismesse, nei tetti dei fabbricati e nelle superfici residuali di pertinenza autostradale e ferroviaria i principali spazi destinati ai nuovi impianti da energia solare.

La decisione, approvata dalla Giunta regionale, rappresenta un segnale rilevante sul piano economico e ambientale: da un lato limita la pressione speculativa sui terreni agricoli, dall’altro favorisce il recupero di aree compromesse già urbanizzate, riducendo il consumo di suolo fertile in una regione a forte vocazione agroalimentare come il Piemonte.

Meno speculazione sui campi, più tutela per il territorio

Per il settore agricolo torinese il provvedimento viene accolto come una svolta positiva. Negli ultimi anni, infatti, la crescente domanda di superfici per grandi impianti fotovoltaici a terra aveva innescato una forte tensione sul mercato fondiario, con rincari significativi nei prezzi di affitto e compravendita dei terreni agricoli.

Secondo Coldiretti Torino, il rischio era duplice: sottrarre superfici coltivabili alla produzione agroalimentare e alterare l’equilibrio economico delle aziende agricole, sempre più penalizzate dalla concorrenza di investitori immobiliari ed energetici.

«Abbiamo sempre denunciato il tentativo di accaparramento dei terreni di pianura e collina da parte di società immobiliari ed energetiche - afferma Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino. - La corsa ai campi fotovoltaici a terra sottrae suolo all’agricoltura e fa schizzare alle stelle il valore dei terreni, mettendo fuori mercato le imprese agricole».

Riuso delle aree dismesse come leva strategica

La scelta della Regione introduce un principio di rigenerazione territoriale coerente con gli obiettivi europei di sostenibilità: privilegiare siti industriali abbandonati significa trasformare aree inutilizzate in asset produttivi per la transizione energetica, senza compromettere la capacità agricola del territorio.

Dal punto di vista economico, questa impostazione potrebbe generare un doppio beneficio: valorizzazione immobiliare delle aree industriali inattive e riduzione della pressione speculativa sui terreni agricoli.

In Piemonte, dove molte zone industriali risultano oggi sottoutilizzate o abbandonate, il riutilizzo per impianti fotovoltaici può diventare un motore di riqualificazione ambientale e investimento green.

Rinnovabili sì, ma senza sacrificare la produzione agricola

Il mondo agricolo ribadisce di non essere contrario alla transizione energetica, ma chiede un modello equilibrato. La posizione delle associazioni agricole è chiara: favorire il fotovoltaico sui tetti di stalle, cascine e capannoni agricoli, superando i vincoli burocratici che finora ne hanno rallentato la diffusione.

Il nuovo DDL viene quindi interpretato come una “prima vittoria” dopo anni di mobilitazione. Resta ora il passaggio decisivo in Consiglio regionale, dove il testo dovrà essere approvato in via definitiva.

La misura potrebbe fare del Piemonte un caso nazionale nella gestione del conflitto tra transizione energetica e salvaguardia del suolo agricolo. In uno scenario in cui la crescita delle rinnovabili è indispensabile per centrare gli obiettivi climatici, il modello piemontese punta a evitare che la decarbonizzazione avvenga a scapito della filiera agroalimentare.

La sfida sarà ora l’attuazione concreta: mappare rapidamente le aree industriali dismesse disponibili e accelerare gli investimenti, trasformando il recupero urbano in una leva di competitività ambientale ed economica per il territorio.

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