Ven, 3 Lug, 2026

Salario minimo a 9 euro negli appalti pubblici: il M5S rilancia in Piemonte. “Basta stipendi da fame, anche nelle cooperative”

Salario minimo a 9 euro negli appalti pubblici: il M5S rilancia in Piemonte. “Basta stipendi da fame, anche nelle cooperative”

Il lavoro tornerà al centro del dibattito politico piemontese anche nel 2026. E lo farà con una proposta che punta a colpire uno dei nodi più critici del sistema degli appalti pubblici: i bassi salari, spesso al limite della dignità, percepiti da migliaia di lavoratori e lavoratrici. Una realtà che riguarda da vicino anche Torino, dove cooperative attive nel settore pubblico continuano a garantire compensi minimi ai lavoratori, spesso costretti ad accettare condizioni economiche insostenibili.

Nei giorni scorsi il Movimento 5 Stelle ha depositato a Palazzo Lascaris una proposta di legge regionale – a prima firma Pasquale Coluccio – che introduce il salario minimo di 9 euro l’ora per i lavoratori degli appalti pubblici di competenza della Regione Piemonte. Un’iniziativa che si inserisce in un percorso già avviato in altre parti d’Italia, come la Puglia, e che ha recentemente trovato una sponda importante nella Corte Costituzionale, la quale ha respinto le impugnazioni del Governo nazionale confermando la legittimità della norma.

La proposta riguarda in modo diretto i contratti stipulati dalla Regione, dalle aziende sanitarie e ospedaliere, dalle agenzie regionali e da tutti gli enti strumentali. In concreto, negli appalti per lavori, servizi e forniture dovrà essere applicato il contratto collettivo nazionale più coerente con l’attività svolta, firmato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative.

Un principio chiaro, che però introduce un vincolo decisivo: la retribuzione minima tabellare non potrà in alcun caso scendere sotto i 9 euro l’ora, fatti salvi eventuali trattamenti migliorativi.

Un passaggio che punta a contrastare una pratica sempre più diffusa: il ricorso a contratti “al ribasso”, spesso utilizzati da cooperative che operano nel pubblico – anche a Torino – per comprimere il costo del lavoro, scaricando il peso della competizione sugli stipendi di chi lavora. Una dinamica che colpisce in particolare i lavoratori soci, formalmente partecipi dell’impresa ma di fatto privi di reali tutele salariali.

Il Movimento 5 Stelle rivendica una battaglia portata avanti da oltre dieci anni: l’introduzione del salario minimo legale in Italia. La proposta piemontese viene definita un primo, concreto passo per garantire un reddito dignitoso a migliaia di lavoratori e lavoratrici impiegati negli appalti pubblici regionali.

«È impensabile e ingiusto – sottolineano i consiglieri regionali pentastellati Sarah Disabato, Alberto Unia e Pasquale Coluccio che in una Repubblica fondata sul lavoro chi lavora non riesca ad arrivare a fine mese».

Una presa di posizione netta che chiama in causa non solo la politica, ma anche il modello di gestione degli appalti pubblici, sempre più spesso terreno fertile per precarietà e sfruttamento.

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