Un segnale concreto di rinascita sociale e solidarietà è arrivato ad Ivrea, dove la Casa di accoglienza Santo Bambino è tornata finalmente a vivere dopo mesi di stop forzato. Nella giornata di sabato 9 maggio, il vescovo di Ivrea, Monsignor Daniele Salera, ha benedetto il primo lotto restaurato della struttura, già pronto ad accogliere le prime otto persone in situazione di emergenza abitativa e vulnerabilità sociale.
L’iniziativa rappresenta uno dei progetti più significativi del territorio eporediese dedicati all’inclusione e al sostegno delle persone fragili. Il completamento del secondo lotto dei lavori è previsto entro la fine dell’anno, consentendo così un ampliamento della capacità ricettiva della struttura.
Due ulivi all’ingresso: il simbolo di pace e accoglienza
Prima della cerimonia religiosa, Monsignor Salera e il sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore, hanno piantato due ulivi accanto all’ingresso della Casa Santo Bambino. Un gesto altamente simbolico, scelto per rappresentare pace, speranza e accoglienza.
Attorno a loro erano presenti rappresentanti delle istituzioni, del volontariato e del mondo sociale che hanno contribuito alla realizzazione del progetto: il direttore della Caritas di Ivrea, Fiorenzo Bianco, don Silvio Faga per la Fondazione Istituto Canonico Cuniberti, proprietaria dell’immobile, la direttrice del consorzio Inrete, Patrizia Merlo, il presidente dell’associazione Mastropietro, Egidio Costanza, l’assessora alle Politiche sociali Patrizia Dal Santo e i consiglieri regionali Paola Antonetto e Alberto Avetta.
La presenza di realtà civiche, associative e istituzionali differenti ha evidenziato il forte spirito di collaborazione che sostiene il progetto, considerato oggi un modello di rete territoriale per l’accoglienza.
“La collaborazione è la vera forza”
Dopo una visita agli spazi restaurati, guidata dal volontario Caritas Paolo Sartoris, la cerimonia inaugurale è proseguita nella sala convegni del seminario minore con gli interventi ufficiali. Nel suo discorso, Monsignor Salera ha voluto sottolineare il valore del lavoro condiviso tra istituzioni pubbliche, Chiesa e realtà sociali: «È importante che chi ha avuto la fortuna di crescere in contesti sani possa restituire ciò che ha ricevuto. E farlo insieme, senza un’unica bandiera ma con realtà differenti che collaborano, è ancora più bello».
Parole che hanno rimarcato la necessità di affrontare le emergenze sociali attraverso un’alleanza concreta tra enti e comunità locali.
Il ricordo di don Arnaldo Bigio, anima del progetto
Un momento particolarmente toccante è stato dedicato a don Arnaldo Bigio, ricordato dal vescovo come il vero promotore della Casa Santo Bambino. Monsignor Salera ha espresso gratitudine e ammirazione per il sacerdote, che ha dedicato energie, risorse e impegno personale alla nascita di questo luogo di accoglienza.
La riapertura della struttura segna così non soltanto il recupero di un immobile, ma soprattutto il ritorno di uno spazio capace di offrire dignità, ascolto e sostegno a chi vive condizioni di difficoltà economica e sociale.

