A San Mauro Torinese ormai la politica locale assomiglia sempre più a una terapia di gruppo. Solo che invece dello psicologo ci sono i comunicati, invece del lettino le mozioni di sfiducia e invece della catarsi collettiva ci sono 150 firme che implorano la maggioranza di governo di smettere di litigare con sé stessa.
Perché il punto politico, al netto delle formule gentili e delle parole scelte con il bilancino, è esattamente questo: un pezzo dell’elettorato del centrosinistra si è ritrovato costretto a scrivere una sorta di appello accorato alla coalizione che loro stessi avevano sostenuto.
Un documento che, nelle intenzioni, dovrebbe ricucire gli strappi. Ma che rischia invece di certificare pubblicamente quanto il clima dentro la maggioranza sia ormai diventato ingestibile.
L’appello che diventa manifesto politico
Nel testo si parla di “tensioni interne”, di “incomprensioni”, di “divisioni personali” e della necessità di “ricostruire fiducia”. Tradotto: la situazione è talmente esplosa che persino gli elettori storici sentono il bisogno di intervenire con una moral suasion collettiva.
E non si tratta di un’iniziativa qualunque. Perché dietro quello che ormai appare come un vero manifesto politico ci sono figure ben precise del centrosinistra sammaurese.
Tra i promotori spiccano infatti Beppe Borgogno, storico padrino politico e grande sostenitore della sindaca Giulia Guazzora, insieme a Martina Steinwurzel, in un asse che fotografa perfettamente la preoccupazione crescente dentro l’area progressista cittadina.
E dire che fino a poco tempo fa il centrosinistra rivendicava risultati importanti: welfare cittadino, trasporti verso Torino, scuola, cultura, investimenti e difesa del territorio.
Tutto nero su bianco nell’appello dei firmatari, quasi a voler ricordare alla coalizione che amministrare sarebbe teoricamente più importante che combattersi quotidianamente.
La guerra interna: civiche contro PD
Poi però la cronaca politica ha preso il sopravvento. Litigi interni, voti contrari in consiglio comunale, tensioni sempre più evidenti e soprattutto il caso politico che ha fatto esplodere definitivamente il vaso: la mozione di sfiducia contro l’assessora Daisy Miatton, finita nel mirino per presunti conflitti di interesse.
Una vicenda delicatissima, tanto che ora tutti attendono il parere legale della segretaria comunale. Che probabilmente, quando ha scelto la carriera amministrativa, immaginava di dover interpretare regolamenti urbanistici e determine tecniche, non di ritrovarsi arbitro involontario di una guerra civile nel centrosinistra.
Perché il vero nodo politico, ormai sempre meno nascosto, è la resa dei conti interna tra le anime civiche della maggioranza e il Partito Democratico. Una convivenza che per anni aveva retto grazie agli equilibri costruiti attorno alla figura della sindaca, ma che ora sembra essersi trasformata in un braccio di ferro permanente tra gruppi, sensibilità e leadership diverse.
Gli elettori chiedono alla maggioranza di… fare la maggioranza
Nel documento, i firmatari tentano di riportare il dibattito sul terreno della responsabilità politica. Parlano della necessità di evitare “percorsi non espliciti”, di chiarire pubblicamente le divergenze e soprattutto di non ripetere errori del passato.
Ma proprio qui emerge il vero paradosso politico dell’intera operazione.
Perché quando un elettorato arriva al punto di dover chiedere ai propri amministratori di smettere di farsi la guerra, significa che il problema non è più interno: è ormai totalmente pubblico.
E infatti l’appello, più che rassicurare, finisce inevitabilmente per confermare l’esistenza di una maggioranza in evidente crisi di nervi.
Verso le elezioni con il cerotto in mano
La sensazione è quella di una coalizione entrata nella fase più pericolosa della politica locale: quella in cui tutti dichiarano di voler salvare il progetto comune, ma nel frattempo ognuno continua a scavare la propria trincea.
E così il centrosinistra sammaurese si ritrova in una situazione quasi surreale: gli elettori chiedono unità alla maggioranza, la maggioranza discute di sfiduciare i propri assessori, i consiglieri votano in ordine sparso e la città assiste a un dibattito sempre più simile a una lunga resa dei conti.
Con un rischio enorme sullo sfondo: che alla fine, nel tentativo disperato di mettere una toppa, qualcuno finisca per allargare definitivamente il buco. E a solo un anno dalle prossime elezioni.

