Gio, 7 Mag, 2026

Insegnanti di Religione cattolica, oltre 7mila a Roma per il Meeting nazionale: Papa Leone XIV rilancia il ruolo educativo

Insegnanti di Religione cattolica, oltre 7mila a Roma per il Meeting nazionale: Papa Leone XIV rilancia il ruolo educativo

Sono stati oltre settemila gli insegnanti di Religione cattolica, di ogni ordine e grado, provenienti dalle diocesi italiane, accanto a delegazioni spagnole, francesi e svizzere, che hanno preso parte al III Meeting nazionale degli Idr, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, intitolato “Il cuore parla al cuore. L'IRC laboratorio di cultura e dialogo”, dedicato appunto a questa professione, ed ai tanti insegnanti ed educatori, laici e religiosi che vivono quotidianamente l’esperienza didattica e pedagogica, nelle scuole italiane ed al servizio della Chiesa.

Roma insegnanti religione udienza Papa 3

Tre giornate a Roma e l’udienza del Papa

Tre giornate intense e ricche di stimoli, quelle che si sono svolte a Roma, il 23, il 24 ed il 25 aprile, culminate nella mattinata di sabato, con l’udienza di Papa Leone XIV, nell’auditorium intitolato a Papa Paolo VI, gremito di insegnanti. Presente anche una folta delegazione di insegnanti provenienti dalla diocesi di Torino, oltre duecento, guidati da Stefano Capello, Delegato Arcivescovile per l'IRC e Referente della Pastorale Scolastica, già a Roma, avendo partecipato, nelle giornate precedenti, al convegno destinato ai direttori ed ai delegati degli uffici scuola diocesani.

«E’ stata una esperienza decisamente arricchente e significativa. Sia per i lavori del convegno, che ascoltare il messaggio del Papa così denso e profondo per il mondo della scuola in generale e per gli Idr in particolare. Ancora una volta la Chiesa ha dimostrato di esserci accanto e sostenerci. Credo che la riflessioni sui nuovi linguaggi per trasmettere l’attualità dell’insegnamento evangelico, è la sfida a cui siamo tutti chiamati a sostenere. Come diocesi e come ufficio scuola siamo pronti ad affrontarla, “carichi” anche delle belle e profonde parole che il Papa ci ha rivolto in sala Nervi».

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L’importanza dell’alleanza educativa

A tutti, il Papa ha ricordato l’importanza dell’alleanza educativa, da cui passa anche l’insegnamento della religione cattolica a scuola «è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore – ha sottolineato il pontefice ai presenti - e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno».

Dunque non l’ora del nulla, o in molti casi l’ora d’aria, ma la possibilità concreta, offerta a tutti, cattolici e non, di conoscere, di approfondire valori eterni ed universali. Un’ora che non deve essere neppure l’occasione per ergersi dalle proprie cattedre, trasmettendo moralismi di ogni tipo.

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Insegnare con autenticità e senza moralismi

Piuttosto ponendosi come maestri credibili di fronte ai propri allievi. «Trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, offrire sguardi che risollevano e essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi», ha precisato Papa Leone durante l’udienza del 25 aprile, invitando i docenti ad insegnare ai giovani a sapere ascoltare il proprio cuore e non solo ad impartire nozioni.

«Il vostro lavoro è impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente – ha precisato il pontefice - e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani».

La dimensione religiosa nella formazione

La dimensione religiosa, infatti, «è un elemento costitutivo dell’esperienza umana e non può essere marginalizzato nel processo formativo delle nuove generazioni». Sant’Agostino scriveva: «L’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti [, o Dio]. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te […]. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti, e t’invochi credendoti» (Confessiones, 1.1).

Lui parlava di una ricerca interiore alla quale da sempre sono legate, nell’essere umano, le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni.

IRC come disciplina culturale e dialogo tra saperi

«In tale contesto – ha precisato il Santo Padre - il vostro servizio, espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno». 

Non solo. L’insegnamento della religione cattolica è una disciplina di grande valenza culturale, utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo.

Fede, ragione e libertà di pensiero

«Tutto ciò entra nelle vostre lezioni, alla luce dell’insegnamento sempre attuale della Chiesa, in dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa, e soprattutto nello studio delle pagine inesauribili della Bibbia, da cui conosciamo Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, rivelazione del volto del Padre e modello perfetto di umanità. Così voi rendete accessibile alle nuove generazioni, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti potrebbe restare incomprensibile e vago, mostrando come la vera laicità non escluda il fatto religioso, ma anzi ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa» ha aggiunto il Pontefice.

Educare all’ascolto del cuore

Questo è, del resto, parte di un atteggiamento più ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella società: conoscere e amare ciò che si è, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura.

Dunque un’apertura a tutto campo, non solo negli aspetti educativi e culturali, ma l’impostazione di una dialogo prezioso verso le nuove generazioni «In un’epoca in cui viviamo costantemente assediati da stimoli di ogni genere, ridurre al silenzio quella voce è facilissimo. Perciò, educare a sentirla o a ritrovarla è uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni».

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Giovani, inquietudine e ricerca di senso

«L’uomo non può vivere senza verità e significati autentici – ha commentato Papa Leone - e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo” e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta».

Fare scuola, perciò, significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità.

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