Nel calendario delle iniziative per il Giorno della Memoria, Settimo Torinese sceglie di soffermarsi su una vicenda marginale solo in apparenza, ma capace di illuminare il volto umano della storia: quella dei prigionieri britannici presenti nel territorio torinese tra il 1943 e il 1945.
L’incontro, intitolato “L’umanità oltre la guerra”, si terrà martedì 27 gennaio alle 18 nella Sala Primo Levi della Biblioteca Archimede (piazza Campidoglio 50). A condurre la conversazione sarà lo storico Silvio Bertotto, che accompagnerà il pubblico in un percorso di ricostruzione storica e interpretazione culturale di un fenomeno spesso relegato ai margini della narrazione ufficiale del secondo conflitto mondiale.
Dopo l’8 settembre 1943, il Nord Italia divenne luogo di transito, internamento e fuga per migliaia di soldati alleati catturati dalle forze dell’Asse. Nel Torinese, come in molte altre aree del Piemonte, la presenza di prigionieri britannici incrociò la vita quotidiana delle comunità locali, generando una trama complessa di rapporti: dalla sorveglianza militare alle reti di solidarietà, dall’aiuto spontaneo dei civili alle forme di resistenza silenziosa.
Il racconto proposto non si limita alla cronaca degli eventi, ma interroga il significato più profondo di quelle esperienze, mettendo in evidenza come, anche in un contesto dominato dalla violenza e dalla privazione della libertà, potessero emergere gesti di riconoscimento reciproco, empatia e dignità umana. È in questa zona di confine tra storia militare e storia sociale che il tema dell’umanità oltre la guerra acquista il suo valore più autentico.
Promosso dall’ANPI – Sezione Guerrino Nicoli di Settimo Torinese insieme alla Città di Settimo Torinese, con la collaborazione di Fondazione ECM, l’appuntamento si inserisce nel più ampio impegno civile e culturale del Giorno della Memoria: non solo commemorare, ma comprendere, restituendo voce anche a quelle storie minori che contribuiscono a definire la complessità dell’esperienza storica.
In un tempo in cui il ricordo rischia di ridursi a rituale, iniziative come questa ricordano che la memoria vive soprattutto nella capacità di riconoscere l’altro, anche quando la storia lo ha definito come nemico.

