I primi sei mesi del 2026 consegnano un quadro sempre più critico per l’agricoltura piemontese e valdostana. A lanciare l’allarme è Gabriele Carenini, presidente regionale di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, che denuncia una situazione economica sempre più difficile per le aziende agricole, schiacciate dall’aumento dei costi di produzione e da prezzi di mercato incapaci di garantire margini adeguati.
Secondo l’organizzazione agricola, i segnali di sofferenza coinvolgono alcuni dei comparti più rappresentativi del territorio, dal latte al vino, passando per riso e cereali. Settori che stanno affrontando una fase di forte instabilità economica, con ripercussioni dirette sulla sostenibilità delle imprese e sulla tenuta dell’intera filiera agroalimentare.
«Dopo i primi sei mesi dell’annata agricola registriamo una situazione di grande difficoltà in diversi settori strategici del comparto primario - afferma Carenini. - Le aziende stanno subendo una pressione economica sempre più pesante che rischia di compromettere la sostenibilità stessa delle attività agricole».
Costi di produzione in crescita, redditività sempre più ridotta
A pesare sui bilanci delle imprese agricole è soprattutto la continua crescita dei costi di produzione. Materie prime, energia e carburanti continuano infatti a incidere in modo significativo sui conti aziendali, mentre i prezzi riconosciuti ai produttori restano fermi o, in alcuni casi, mostrano addirittura segnali di arretramento.
Una dinamica che, secondo Cia, sta progressivamente erodendo la capacità delle aziende di generare reddito e programmare investimenti.
«I costi continuano a crescere mentre i prezzi riconosciuti ai produttori rimangono stagnanti o in regressione - sottolinea Carenini. - In queste condizioni diventa impossibile garantire redditività alle imprese. Oggi molti agricoltori lavorano senza avere un reale ritorno economico, nonostante investimenti, sacrifici e qualità delle produzioni».
Rischio desertificazione economica nelle campagne
La preoccupazione non riguarda soltanto il presente. La crisi dei margini rischia infatti di produrre effetti strutturali sul sistema agricolo regionale, scoraggiando investimenti, ricambio generazionale e innovazione. Un fenomeno che potrebbe tradursi in una progressiva perdita di competitività per uno dei settori chiave dell’economia piemontese.
Per il presidente di Cia Piemonte e Valle d’Aosta è necessario superare la logica degli interventi emergenziali e affrontare il problema con una strategia complessiva.
«Occorre affrontare il problema in modo organico e strutturale, evitando interventi frammentari o limitati ai singoli comparti. La crisi riguarda l’intero sistema agricolo e richiede una risposta condivisa e tempestiva».
Confronto permanente con GDO ed esperti
Da qui l’appello rivolto alla Regione Piemonte, alle istituzioni e alle organizzazioni di rappresentanza affinché venga attivato in tempi rapidi un tavolo permanente di confronto capace di coinvolgere tutti gli attori della filiera.
Tra i soggetti chiamati a partecipare, Cia indica esplicitamente la Grande distribuzione organizzata, considerata un interlocutore strategico nella formazione dei prezzi e nella redistribuzione del valore lungo la catena agroalimentare.
«Chiediamo alla Regione Piemonte di attivare immediatamente un tavolo di confronto coinvolgendo anche esperti esterni e la Grande distribuzione organizzata - conclude Carenini. - Servono indicazioni urgenti, misure efficaci e una visione di prospettiva per restituire fiducia agli operatori del settore e garantire un futuro all’agricoltura del nostro territorio».
La richiesta arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto agricolo regionale, che continua a rappresentare uno dei pilastri economici del Piemonte ma che oggi si trova a fare i conti con una crescente compressione dei margini e con l'incertezza dei mercati. Una situazione che, senza interventi condivisi e tempestivi, rischia di trasformarsi in una vera emergenza economica per migliaia di aziende agricole.

