La crisi del vino in Piemonte non riguarda più soltanto l'Asti Docg, ma rischia di estendersi all'intero sistema vitivinicolo piemontese, mettendo sotto pressione soprattutto le piccole e medie aziende agricole. È l'allarme lanciato dal Partito Democratico in Consiglio regionale, che chiede alla Regione Piemonte un cambio di strategia per sostenere uno dei settori chiave dell'economia agricola piemontese.
Il consigliere regionale Alberto Avetta ha presentato un'interrogazione per sollecitare una programmazione di lungo periodo, mentre la capogruppo Pd Gianna Pentenero ribadisce la necessità di interventi economici strutturali.
«La situazione critica dell'Asti Docg è soltanto l'anticipazione di ciò che attende l'intero sistema vino piemontese», afferma Avetta. «Siamo di fronte a una crisi strutturale che non può essere affrontata con misure emergenziali, ma con una riprogrammazione capace di tutelare il reddito dei produttori».
Dazi Usa e mercati in crisi: la "tempesta perfetta"
Secondo i consiglieri dem, il comparto è colpito da una combinazione di fattori che sta comprimendo margini e competitività: dai dazi americani alle tensioni sui mercati internazionali, fino al rallentamento della domanda.
Per questo il Pd giudica positivo che sia stato convocato per il 7 luglio un Consiglio regionale straordinario sulla crisi del vino, ma sottolinea come il confronto dovrà tradursi rapidamente in misure concrete.
Tra le proposte avanzate figurano il sostegno ai Consorzi di tutela, strumenti per alleggerire le eccedenze di mercato, favorire la diversificazione commerciale e lo stanziamento di fondi straordinari destinati alla promozione internazionale dei vini piemontesi.
Viticoltura della provincia di Torino tra costi elevati e redditività in calo
Particolarmente delicata, secondo Avetta e Pentenero, è la situazione della viticoltura della provincia di Torino, caratterizzata dalla presenza della viticoltura eroica e di montagna.
Dall'Erbaluce di Caluso Docg al Carema Doc, passando per il Canavese Doc, il Freisa della collina torinese e numerosi vitigni autoctoni del Pinerolese e della Val di Susa, molte aziende operano su terrazzamenti morenici e pergole tradizionali, con costi di produzione nettamente superiori rispetto alle aree meccanizzabili.
A pesare sui bilanci delle imprese si aggiungono l'aumento del costo delle materie prime, le emergenze fitosanitarie – dalla flavescenza dorata alla Popillia japonica – e gli effetti della crisi climatica, che rendono sempre più difficile mantenere adeguati livelli di redditività aziendale.
Le richieste alla Regione Piemonte
Il Partito Democratico chiede un pacchetto di interventi dedicati alla viticoltura torinese, con l'obiettivo di salvaguardare i vitigni autoctoni, contrastare l'abbandono dei vigneti storici e compensare gli elevati costi della viticoltura di montagna.
Tra le priorità indicate anche la semplificazione dell'accesso alle risorse del Complemento regionale per lo sviluppo rurale (CSR), ritenuta fondamentale per consentire alle aziende di investire e affrontare una fase che rischia di compromettere la competitività di uno dei comparti simbolo dell'agroalimentare piemontese.

