Ven, 3 Lug, 2026

Tre mesi senza pioggia cancellano l’estate in montagna: Coldiretti chiede la discesa anticipata dei margari. Caldo e siccità mettono in ginocchio gli alpeggi

Tre mesi senza pioggia cancellano l’estate in montagna: Coldiretti chiede la discesa anticipata dei margari. Caldo e siccità mettono in ginocchio gli alpeggi

Due giorni di pioggia non sono bastati a salvare i pascoli alpini, ormai ingialliti e consumati da tre mesi di caldo e siccità. Nelle valli torinesi l’erba è finita, i rii sono prosciugati e in molti alpeggi manca persino l’acqua per abbeverare le mandrie. Così i margari si trovano a dover interrompere con largo anticipo la stagione estiva e chiedono alla Regione Piemonte l’autorizzazione a scendere in pianura.

«In alcune vallate è una stagione da dimenticare – racconta Bruno Mecca Cici, presidente di Coldiretti Torino –. È un duro colpo per un’economia che tiene vive 460 alpeggi, distribuiti in 11 valli, dove lavorano circa 3.000 persone. Non solo famiglie che producono formaggi tipici, ma anche agriturismi, vendita diretta, manutenzione dei sentieri e persino esperienze didattiche per i ragazzi in baita».

A giugno i pastori avevano trovato erbe già a fine ciclo vegetativo. Le ondate di calore di luglio e agosto hanno “bruciato” i prati, soprattutto quelli esposti al sole, mentre lo scioglimento anticipato dei nevai ha prosciugato sorgenti e canalette. «Oggi in diversi alpeggi manca letteralmente l’acqua – aggiunge Mecca Cici – e senza acqua non c’è pascolo né allevamento possibile».

La discesa anticipata non è però una scelta semplice. Gli aiuti europei che sostengono la monticazione sono legati alla permanenza del bestiame in quota per un periodo minimo stabilito in base al numero di animali e alla superficie dei pascoli. Da qui la richiesta alla Regione: concedere una deroga senza penalizzare i margari, che rischiano di perdere non solo il raccolto d’estate, ma anche i contributi necessari per tenere in vita le loro attività.

Per Coldiretti, la siccità del 2025 è l’ennesima conferma di un clima che ha cambiato volto. «Non possiamo trattare ogni estate come un’emergenza eccezionale – avverte Mecca Cici –. Bombe d’acqua, grandinate, siccità e temperature estreme sono ormai la normalità. Se vogliamo che i pastori restino in montagna, dobbiamo ripensare i criteri di sostegno all’alpeggio e accompagnare davvero le comunità alpine in questa nuova realtà».

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