Gio, 7 Mag, 2026

Lanzo Torinese guarda negli occhi la guerra: la mostra “Le rose di Sarajevo” trasforma le ferite della storia in memoria viva

Ci sono immagini che non raccontano solo il passato, ma interrogano il presente. Succede con “Le rose di Sarajevo”, la mostra fotografica inaugurata sabato 21 marzo negli spazi del salone LanzoIncontra di Lanzo Torinese, dove la memoria dell’assedio della capitale bosniaca si intreccia con le inquietudini del mondo di oggi.

Un percorso intenso, fatto di silenzi, ferite e sguardi, che trasforma l’esposizione in qualcosa di più di un semplice evento culturale: una riflessione collettiva sulla guerra e sulle sue conseguenze, ancora visibili a oltre trent’anni dall’inizio del conflitto nei Balcani.

Un lavoro costruito negli anni nei luoghi della sofferenza

A introdurre l’inaugurazione è stato Emilio Ingenito, organizzatore della rassegna e tra gli autori degli scatti, che ha restituito al pubblico il senso di un progetto nato nel tempo e maturato attraverso viaggi e reportage in territori segnati da conflitti o profonde crisi sociali ed economiche.

Un lavoro condiviso con Angelo Baffa Giusa, Valerio Bianco, Franco Bussolino, Giorgio Veronesi e Pier Paolo Viola, fotografi che da oltre un decennio raccontano, attraverso mostre e pubblicazioni, realtà sospese tra memoria, ricostruzione e identità.

Poi la sala si è raccolta attorno alle parole del sindaco Fabrizio Vottero, in un intervento sentito che ha saputo unire memoria storica e attualità, senza retorica ma con una consapevolezza profonda: «Di fronte a queste immagini, il pensiero va alle vittime innocenti della guerra nei Balcani, ma anche, purtroppo, a quanto sta accadendo ancora oggi. All’Ucraina, a Gaza, al Medio Oriente. Avevamo sperato che anche una tragedia globale come il Covid potesse lasciarci qualcosa di positivo, insegnarci qualcosa, ma non è stato così. Per questo lavori come questo dovrebbero essere riproposti sempre, non solo in occasione delle ricorrenze: dovrebbero diventare un punto di ripartenza quotidiano. Testimoniare, oltre a non dimenticare, serve a tenere accese le coscienze. E ci ricorda che una vita normale, fatta di gesti semplici e di sorrisi, è possibile. Non la guerra».

Accanto al primo cittadino erano presenti anche il vicesindaco Fabrizio Casassa e l’assessore Tina Assalto, a sottolineare l’attenzione dell’Amministrazione verso un’iniziativa dal forte valore civile e sociale.

Quando le immagini prendono la parola

Dopo gli interventi istituzionali, le luci si sono abbassate e la parola è passata alle fotografie. Un video con gli scatti degli autori ha accompagnato i presenti in un viaggio emotivo fatto di volti, macerie e memoria, preparando il pubblico alla visita della mostra allestita al piano superiore del LanzoIncontra.

Il cuore dell’esposizione è Sarajevo, città simbolo delle guerre balcaniche degli anni Novanta. Le immagini raccontano una realtà che continua a convivere con le cicatrici di uno degli assedi più lunghi della storia contemporanea: 1.425 giorni di isolamento sotto il fuoco delle truppe dell’Armata Popolare Jugoslava e dell’esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina. Un periodo che causò oltre 11.500 vittime, tra cui circa 1.600 bambini, oltre a decine di migliaia di feriti.

Tra i luoghi documentati emerge anche il Memoriale di Potočari, dedicato alle vittime del genocidio di Srebrenica, dove nel luglio 1995 furono uccisi più di 8.000 musulmani bosniaci, nel più grave massacro avvenuto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Il titolo della mostra richiama le “rose di Sarajevo”, le tracce lasciate dalle esplosioni delle granate sull’asfalto e riempite di resina rossa per ricordare i civili morti nei bombardamenti. Segni discreti ma potentissimi, che trasformano la città in un grande luogo della memoria.

La mostra sarà visitabile fino al 26 aprile negli spazi del LanzoIncontra, in piazza Rolle, ogni sabato e domenica (tranne il 5 e 6 aprile) dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

L’ingresso è libero.

Un invito a fermarsi davanti alle immagini e ad ascoltare ciò che hanno ancora da dire. Perché ricordare non è solo un esercizio di memoria, ma un gesto necessario per comprendere il presente e immaginare un futuro diverso.

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