Ven, 22 Mag, 2026

SFM1 nel caos: 1.139 treni soppressi in un anno, pendolari ostaggio dei disservizi. Avetta (PD) attacca Regione Piemonte, RFI e Trenitalia

SFM1 nel caos: 1.139 treni soppressi in un anno, pendolari ostaggio dei disservizi. Avetta (PD) attacca Regione Piemonte, RFI e Trenitalia

Millecentotrentanove treni cancellati in un anno non sono un incidente di percorso. Sono un fallimento. 
La linea ferroviaria SFM1 Rivarolo–Torino–Chieri chiude il 2025 con numeri che pesano come un macigno sul trasporto pubblico piemontese e aprono uno scontro politico diretto in Consiglio regionale. A sollevare il caso è il consigliere regionale del Partito Democratico Alberto Avetta, che ha presentato un’interrogazione dopo la pubblicazione del report dell’Agenzia Mobilità Piemontese.

 «Una media di quasi 95 al mese e il 2026 non si può dire sia partito meglio: gennaio 89 cancellazioni (27 per sciopero) e febbraio sembra confermare lo stesso trend. «Non è un disagio, è una disfatta», attacca Avetta.

SFM1, una linea strategica in affanno

Al centro della vicenda ci sono responsabilità che chiamano in causa più livelli istituzionali e gestionali: Rete Ferroviaria Italiana, che cura l’infrastruttura; Trenitalia, che gestisce il servizio; e la Regione Piemonte, titolare della programmazione e del contratto di servizio. Un intreccio di competenze che, sulla carta, dovrebbe garantire efficienza e coordinamento, ma che nei fatti – almeno sulla SFM1 – mostra crepe evidenti.

La linea SFM1 collega il Canavese al Chierese, attraversa Torino e serve centri strategici come Settimo Torinese e Moncalieri. Non è una tratta marginale: è una dorsale quotidiana per migliaia di pendolari, studenti e lavoratori che si muovono tra cintura e capoluogo.

Durante i lavori di potenziamento infrastrutturale, le soppressioni erano state in parte comprese. I pendolari hanno accettato ritardi e cancellazioni come il prezzo temporaneo da pagare per un servizio migliore. Hanno stretto i denti, confidando che gli investimenti si traducessero in maggiore affidabilità. Ma, una volta conclusi gli interventi, il salto di qualità atteso non si è visto. Ed è su questo scarto tra aspettative e realtà che si innesta la polemica politica. Secondo Avetta, esiste «una vulnerabilità strutturale e gestionale che non può più essere liquidata come fisiologica e che imporrebbe alla Regione un atteggiamento più fermo e incisivo nei confronti di RFI e Trenitalia. Perché se il problema non è più straordinario, allora diventa sistemico». e, di conseguenza, politico. «Una volta terminati gli interventi – osserva Avetta – non si è registrato un concreto miglioramento del servizio».

I numeri delle soppressioni mese per mese

Il dettaglio del 2025 mostra oscillazioni significative, ma una costante fragilità:

  • Gennaio: 62 soppressioni (14 per sciopero)
  • Febbraio: 51 (10)
  • Marzo: 127 (42)
  • Aprile: 162 (35)
  • Maggio: 155 (62)
  • Giugno: 57 (0)
  • Luglio: 74 (21)
  • Agosto: 43 (0)
  • Settembre: 107 (39)
  • Ottobre: 90 (34)
  • Novembre: 98 (30)
  • Dicembre: 113 (37)

Nel totale annuale, 324 soppressioni sono riconducibili a scioperi. Restano però 815 cancellazioni senza una spiegazione pubblica dettagliata.

Ed è qui che si concentra l’interrogazione politica.

Scioperi, guasti o fragilità strutturale?

Il quadro del 2025 non racconta un episodio isolato, ma una fragilità che attraversa l’intero anno con picchi particolarmente allarmanti in primavera e in autunno. Si parte a gennaio con 62 treni soppressi (14 per sciopero), si scende a 51 a febbraio (10 per sciopero), ma già a marzo il dato esplode a 127 cancellazioni (42 legate ad agitazioni sindacali). Aprile segna uno dei punti più critici con 162 soppressioni (35 per sciopero), seguito da maggio con 155 (ben 62 per sciopero).

L’estate non azzera il problema: giugno si ferma a 57 cancellazioni, luglio risale a 74 (21 per sciopero), agosto scende a 43. Poi, con la ripresa autunnale, i numeri tornano a salire: settembre conta 107 soppressioni (39 per sciopero), ottobre 90 (34), novembre 98 (30) e dicembre chiude l’anno con 113 cancellazioni (37 per sciopero).

Nel totale, 324 treni soppressi sono ufficialmente attribuiti a scioperi. Ma il dato politicamente più rilevante è un altro: 815 cancellazioni non riconducibili ad agitazioni sindacali, per le quali non esiste, almeno finora, una spiegazione pubblica dettagliata e sistematica.

Ed è su questa zona grigia - tra guasti, criticità tecniche, problemi organizzativi o carenze strutturali - che si concentra l’interrogazione politica. Perché se gli scioperi rappresentano una variabile nota, tutto il resto chiama in causa la tenuta complessiva del servizio.

Ma soprattutto: perché la SFM1 risulta meno affidabile rispetto ad altre linee del Servizio Ferroviario Metropolitano torinese?

Il tema tocca un nervo scoperto della politica regionale: il rapporto con RFI e Trenitalia. Secondo il consigliere dem, i numeri suggeriscono «una vulnerabilità strutturale e gestionale» che richiederebbe un atteggiamento più incisivo da parte della Regione nei confronti dei gestori dell’infrastruttura e del servizio.

Biglietti più cari, servizio più debole

La polemica si intreccia con il tema delle tariffe. Negli ultimi anni abbonamenti e biglietti hanno registrato aumenti. Per i pendolari, il rapporto qualità-prezzo diventa inevitabilmente un parametro politico.

«Anche gli utenti della SFM1 hanno diritto a un servizio efficiente e di qualità», sottolinea Avetta che accusa la maggioranza regionale di sottovalutare il problema. Maentre dal fronte della Giunta, al momento, si evidenzia come il sistema ferroviario piemontese stia affrontando una fase di transizione complessa, tra investimenti infrastrutturali e criticità nazionali legate a personale e manutenzione.

Il caso SFM1 rischia di diventare emblematico nel dibattito sul trasporto pubblico locale in Piemonte «perché i treni cancellati non sono solo numeri in un report: sono ritardi al lavoro, lezioni perse, coincidenze saltate, costi aggiuntivi» conclude Avetta.

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