Oggi tra i bambini di 9 anni “essere scarso ai videogiochi” suona quasi come un insulto. In realtà, dal punto di vista medico e dello sviluppo, può essere tutt’altro che un difetto: in molti casi rappresenta un piccolo vantaggio.
Un bambino che non passa ore davanti alla console o al tablet ha infatti più tempo per muoversi, giocare all’aperto, immaginare, disegnare, costruire, annoiarsi persino — e l’“arte di annoiarsi” è una palestra straordinaria per la fantasia.
I videogiochi per bambini, pur non essendo “il male assoluto”, sono progettati per stimolare costantemente il cervello con obiettivi, premi, suoni, luci, competizione. Tutto questo può essere divertente, ma anche limitante se diventa l’unico tipo di stimolo che il cervello riceve.
Troppi videogiochi e schermi: i rischi per creatività e sviluppo
Diversi studi mostrano che un eccesso di tempo davanti allo schermo nei bambini si associa a minore creatività, più sedentarietà, disturbi del sonno e problemi di concentrazione.
La ragione è semplice: il cervello, soprattutto nei primi anni di vita, ha bisogno di esperienze varie, multisensoriali, reali. Disegnare, inventare storie, giocare con altri bambini o semplicemente correre in cortile favorisce lo sviluppo di aree cerebrali che nessun videogioco può allenare davvero.
Non essere bravo ai videogiochi può essere un segno positivo
Non bisogna quindi preoccuparsi se un bambino “non è bravo” con il joystick: può darsi che stia semplicemente allenando altri tipi di intelligenza.
Meno ore davanti a uno schermo significano anche più movimento, meno rischio di obesità infantile e più occasioni di socialità reale.
I bambini che giocano “dal vivo” con altri coetanei imparano meglio le regole della cooperazione, della frustrazione e della negoziazione. In poche parole, sono più sociali e meno “social”.
A che età introdurre videogiochi e smartphone nei bambini
Molti genitori si chiedono a che età sia giusto introdurre videogiochi e smartphone.
Le principali società pediatriche internazionali consigliano di evitare l’uso degli schermi sotto i due anni (salvo videochiamate), e di limitarlo a massimo un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni.
Dai 6 ai 12 anni è ragionevole introdurre l’uso gradualmente, ma con limiti chiari: non più di un paio d’ore al giorno, mai prima di dormire, e sempre alternando con attività fisiche e relazionali.
Regole internazionali sull’uso dello smartphone nei bambini
Alcuni paesi stanno andando oltre le semplici raccomandazioni.
- Cina: limiti legali all’uso di smartphone nei minori: i bambini sotto gli otto anni possono usarli solo per 40 minuti al giorno, e per tutti è vietato l’uso notturno.
- Francia: nelle scuole medie, i cellulari sono banditi durante le lezioni, e il governo sconsiglia di dare un vero smartphone prima degli 11 anni.
- Svezia: nuove linee guida indicano zero schermo sotto i due anni e massimo due ore al giorno fino ai dodici.
Anche i giganti della tecnologia limitano gli schermi ai figli
Curiosamente, anche alcuni protagonisti del mondo digitale si sono dimostrati prudenti con la tecnologia in famiglia.
- Bill Gates ha raccontato di aver vietato i telefoni ai figli fino ai 14 anni, e di imporre un “coprifuoco tecnologico” serale.
- Mark Zuckerberg, pur avendo creato uno dei social network più usati al mondo, ha dichiarato di voler limitare il tempo che i suoi figli trascorrono davanti agli schermi.
Meno videogiochi, più libertà e creatività
Un bambino che gioca poco ai videogiochi, quindi, non è “indietro”, ma forse semplicemente più libero. Libero di usare la fantasia, di allenare il corpo, di costruire relazioni reali e non solo virtuali.
Non esistono prove solide che l’assenza di videogiochi migliori direttamente la salute o il sistema immunitario, ma è certo che favorisce abitudini sane: più movimento, più sonno, meno stress visivo e mentale.
Il vero equilibrio: tecnologia sì, ma con misura
Il punto non è demonizzare la tecnologia, ma imparare a conviverci con equilibrio.
Videogiochi e smartphone possono avere anche aspetti positivi, se usati con misura e in modo condiviso con i genitori.
Ma non dovrebbero mai sostituire la vita reale.
Per questo, se vostro figlio di nove anni non è un campione di videogiochi, potete dirglielo serenamente: «Meglio così, vuol dire che hai tempo per diventare bravo in tutto il resto»

