Aprire le biblioteche scolastiche oltre l’orario delle lezioni e trasformarle in presìdi civici contro la povertà educativa: è su questo terreno che si gioca una nuova partita politica in Piemonte. La consigliera del Partito Democratico Laura Pompeo porta in Consiglio regionale una proposta che punta a colmare un vuoto strutturale del sistema educativo e culturale, mettendo al centro accesso, inclusione e servizi per i giovani.
Biblioteche scolastiche, risorsa sottoutilizzata
Secondo Pompeo, le biblioteche presenti negli istituti piemontesi rappresentano «un patrimonio straordinario ma ancora troppo poco accessibile». Il nodo principale riguarda l’impossibilità, per molte strutture, di estendere l’apertura oltre l’orario scolastico.
Alla base del problema ci sono carenze strutturali: mancanza di personale dedicato, risorse limitate e un quadro normativo non adeguato alla specificità delle biblioteche scolastiche. Criticità che, secondo l’esponente dem, impediscono a questi spazi di esprimere appieno il loro potenziale sociale.
La proposta politica: una rete integrata regionale
Il progetto “Piemonte Rete Libri” si inserisce in una strategia più ampia che mira a collegare le biblioteche scolastiche con quelle civiche, creando un sistema integrato su scala regionale.
L’atto di indirizzo presentato in Consiglio regionale si muove lungo una linea precisa: costruire un sistema più coordinato ed efficace. L’obiettivo è favorire l’integrazione delle biblioteche scolastiche nei sistemi territoriali, assicurare risorse dedicate, promuovere modelli di gestione condivisa e rendere possibile l’apertura degli spazi anche oltre l’orario delle lezioni.
In questo quadro, la finalità politica è chiara: trasformare le biblioteche in una rete diffusa di infrastrutture culturali, capaci di incidere davvero sul tessuto sociale e sulle opportunità educative dei territori.
Nel discorso politico del PD, le biblioteche assumono un ruolo che va oltre lo studio. Vengono definite “spazi democratici, gratuiti e accessibili”, in grado di diventare punti di aggregazione per i giovani.
Un tema, quello dell’isolamento delle nuove generazioni, che negli ultimi anni è entrato stabilmente nell’agenda pubblica. In questo contesto, le biblioteche scolastiche aperte al territorio potrebbero svolgere una funzione strategica di inclusione sociale.
Verso una legge regionale
L’iniziativa non si ferma all’atto di indirizzo. Pompeo ha annunciato il lavoro su una proposta di legge regionale per rendere strutturale il progetto.
Il testo legislativo punta a intervenire in modo organico: da un lato superando gli attuali ostacoli normativi, dall’altro garantendo continuità ai finanziamenti e prevedendo personale qualificato. Al centro c’è anche il rafforzamento dell’integrazione tra scuole e sistemi bibliotecari locali, così da rendere stabile una collaborazione oggi spesso lasciata a iniziative isolate.
Un passaggio che, nelle intenzioni, segnerebbe il salto dalla sperimentazione politica a una vera e propria politica pubblica strutturata.
Il nodo delle risorse e la sfida per la Regione Piemonte
La proposta apre ora un fronte politico all’interno della Regione Piemonte, chiamata a valutare investimenti e priorità di bilancio.
Il tema delle risorse sarà centrale: senza finanziamenti adeguati e un piano operativo chiaro, il rischio è che l’iniziativa resti sulla carta. Allo stesso tempo, il progetto intercetta una questione strategica – quella della povertà educativa – sempre più rilevante anche a livello nazionale.
«Contrastare la povertà educativa significa anche aprire questi luoghi e renderli vivi, inclusivi e accessibili» sottolinea Pompeo, indicando una linea politica che punta a rafforzare il legame tra scuola e comunità.
La sfida ora si sposta sul piano istituzionale: trasformare l’idea di “Piemonte Rete Libri” in una politica concreta capace di incidere sul territorio e, soprattutto, sulle opportunità educative delle nuove generazioni.

