Il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato il 22 dicembre scorso, il nuovo Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) 2025-2030, il documento di programmazione che definisce le linee guida strategiche e operative per la sanità e il welfare nei prossimi cinque anni. Un voto che ha segnato una netta spaccatura politica: compatta la maggioranza nel rivendicare il risultato, durissime le critiche delle opposizioni, che pur riconoscendo alcuni miglioramenti apportati in Aula hanno espresso voto contrario.
La maggioranza: “Documento moderno e condiviso”
A difendere il Piano sono stati i capigruppo della maggioranza consiliare – Carlo Riva Vercellotti (Fratelli d’Italia), Fabrizio Ricca (Lega), Paolo Ruzzola (Forza Italia) e Silvio Magliano (Lista Civica Cirio Presidente) – che hanno parlato di un testo «moderno e approfondito», frutto di «un grande lavoro di condivisione con il territorio e con i portatori di interesse».
Secondo i gruppi che sostengono la Giunta Cirio, il PSSR è il risultato di quasi tre mesi di confronto con parti sociali, operatori e amministratori locali e tiene conto delle esigenze sia delle aree urbane sia di quelle rurali, montane e decentrate. Centrale, nelle dichiarazioni della maggioranza, anche l’attenzione alle condizioni di lavoro degli operatori sanitari e alla capacità del sistema di cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie.
Un plauso è stato rivolto agli assessori competenti, Riboldi e Marrone, per aver predisposto – secondo la maggioranza – un documento «coraggioso», in grado di offrire una visione di medio-lungo periodo dei servizi socio-sanitari piemontesi.
PD: “Piano senza basi e senza risorse”
Di segno opposto il giudizio del Partito Democratico. La capogruppo Gianna Pentenero ha definito il PSSR «privo di una solida base epidemiologica», senza obiettivi chiari, indicatori di misurazione e indicazioni sulle risorse disponibili. Il Pd per voce di Daniele Valle ha sottolineato come l’invecchiamento della popolazione venga citato senza un’analisi approfondita di scenari demografici, migratori e territoriali utili a orientare le politiche sanitarie.
Secondo i dem, i numerosi emendamenti presentati dalla Giunta stessa dimostrerebbero la fragilità originaria del Piano. Pur rivendicando il lavoro svolto in Commissione e in Aula – con oltre 90 emendamenti delle opposizioni approvati – il Pd denuncia l’assenza del presidente della Regione, Alberto Cirio, segnalando un tasso di assenze in Consiglio pari all’84%.
Tra i correttivi introdotti grazie all’opposizione, il Pd evidenzia il cambio di paradigma sulla salute mentale, il potenziamento dei servizi territoriali, l’attenzione ai giovani e alle persone più vulnerabili, il rafforzamento dei centri per le terapie neurologiche innovative e l’introduzione del principio di equità come asse strategico.
M5S: “Approvato il Piano, ora va attuato”
Anche il Movimento 5 Stelle ha votato contro, pur rivendicando numerosi interventi migliorativi inseriti nel testo finale. I pentastellati accusano la Giunta di aver taciuto sui gravi ritardi, sulla mancanza di risorse e sull’assenza di un cronoprogramma chiaro. Tra i risultati ottenuti dal M5S figurano il rafforzamento dei controlli sull’intramoenia, il riconoscimento dei PFAS come problema ambientale e sanitario, maggiore attenzione a patologie come la depressione post-parto e la vulvodinia, misure contro la violenza sul personale sanitario e un focus sul benessere animale.
Il messaggio politico è chiaro: il Piano è stato approvato, ma la vera sfida sarà l’attuazione concreta, che il Movimento promette di monitorare “giorno dopo giorno”.
IV: “Opposizione costruttiva, ma resta un Piano debole”
Critico anche il giudizio di Italia Viva e del gruppo Stati Uniti d’Europa per il Piemonte. Secondo la consigliera Vittoria Nallo, senza il lavoro delle opposizioni il PSSR sarebbe rimasto «debole, incompleto e distante dai bisogni reali dei piemontesi». Pur rivendicando oltre 50 emendamenti presentati e 15 accolti, Italia Viva ha confermato il voto contrario, accusando la Giunta di aver rinunciato a definire obiettivi chiari e misurabili e il Consiglio di non aver esercitato fino in fondo il proprio ruolo di indirizzo e controllo.
Nel mirino, ancora una volta, il presidente Cirio, accusato di governare la sanità «alla giornata», tra liste d’attesa infinite, ospedali promessi ma non avviati e assunzioni limitate al minimo indispensabile.
Un Piano approvato, ma politicamente divisivo
L’approvazione del Piano Socio Sanitario Regionale 2025-2030 chiude una lunga fase di attesa, ma apre una stagione di forte confronto politico. Se la maggioranza rivendica una visione condivisa e orientata al futuro, le opposizioni parlano di un documento migliorato solo grazie ai loro interventi, ma ancora carente su risorse, tempi e responsabilità. La partita, ora, si sposta sull’attuazione concreta: sarà su questo terreno che, nei prossimi anni, si misurerà la reale efficacia del nuovo PSSR e la credibilità dell’azione di governo regionale.

