Sab, 10 Gen, 2026

Piemonte al bivio sul fine vita: la Consulta "smaschera" il centrodestra: ora non ci sono più alibi

Piemonte al bivio sul fine vita: la Consulta "smaschera" il centrodestra: ora non ci sono più alibi

La sentenza della Corte Costituzionale che ha respinto il ricorso del Governo Meloni contro la legge sul fine vita approvata dalla Regione Toscana rappresenta un punto di non ritorno. Un pronunciamento che spazza via anni di alibi politici e chiarisce una volta per tutte che le Regioni possono legiferare sul fine vita anche in assenza di una legge nazionale.

Una verità giuridica che mette con le spalle al muro il centrodestra piemontese, rimasto finora immobile mentre altre Regioni hanno scelto di assumersi le proprie responsabilità.

Piemonte, una bocciatura politica senza appello

In Consiglio regionale del Piemonte, nel marzo 2024, la maggioranza aveva affossato la legge di iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, sottoscritta da oltre 11.000 cittadine e cittadini, con una pregiudiziale di costituzionalità durata pochi minuti. Oggi quella scelta appare per ciò che è stata: un atto politico, non giuridico.

La sentenza della Consulta dimostra che il problema non era la Costituzione, ma la volontà di decidere.

Asl lasciate sole, cittadini lasciati indietro

Il prezzo di questo immobilismo è altissimo: Asl prive di linee guida, operatori sanitari senza riferimenti certi e persone affette da patologie irreversibili costrette a un’odissea amministrativa.

Una situazione che le opposizioni denunciano da tempo e che la Giunta ha scelto di ignorare, rinviando sistematicamente ogni decisione.

“Ora chiedano scusa e calendarizzino la legge”

I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Pasquale Coluccio, Sarah Disabato e Alberto Unia parlano chiaro: «La Consulta ha tolto ogni scusa al centrodestra. A Palazzo Lascaris è già stata depositata una proposta di legge sul fine vita, ispirata alle norme di Toscana e Sardegna e al testo di iniziativa popolare». La richiesta è netta: calendarizzazione immediata:  «Avvio di audizioni e assunzione di responsabilità, anche per tutelare le Asl lasciate sole in questi anni».

“Il Piemonte non può più voltarsi dall’altra parte”

Dura e altrettanto esplicita la presa di posizione di Alleanza Verdi e Sinistra.

Per AVS la sentenza della Corte Costituzionale «smaschera definitivamente l’ipocrisia del centrodestra, che ha usato per anni l’assenza di una legge nazionale come foglia di fico per non affrontare il tema del fine vita» commenta la capogruppo a Palazzo Lascaris, Alice Ravinale.

Ora il Piemonte è di fronte a una scelta obbligata: «O si legifera, garantendo procedure chiare e diritti certi, oppure si continua a scaricare il peso delle decisioni sulle famiglie, sui medici e sulle singole Asl».

AVS chiede inoltre che la discussione non venga ridotta a uno scontro ideologico, ma affrontata come una questione di sanità pubblica, diritti e dignità della persona, ricordando che la libertà di scelta fino alla fine non obbliga nessuno, ma tutela chi soffre.

Una questione di civiltà, non di propaganda

Il messaggio che arriva dalla Consulta è inequivocabile. E lo è anche quello che arriva dalle opposizioni piemontesi, M5S e AVS in testa: continuare a non decidere equivale a negare un diritto.

Nel frattempo, l’auspicio resta che anche il Parlamento approvi finalmente una legge nazionale giusta e uniforme. Ma fino ad allora, una cosa è certa: dopo la sentenza sulla legge toscana, il Piemonte non ha più alcun alibi. Ogni ulteriore rinvio non sarebbe prudenza istituzionale, ma una scelta politica precisa. E difficilmente difendibile.

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