Mar, 13 Gen, 2026

Quando lo sport sfidò il fascismo: a Borgaro Torinese la storia dimenticata degli atleti della Resistenza

Quando lo sport sfidò il fascismo: a Borgaro Torinese la storia dimenticata degli atleti della Resistenza

Non tutti gli eroi indossavano una divisa militare.  Alcuni scendevano in campo con una maglia da calcio, correvano su una pista d’atletica o praticavano sport sotto un regime che pretendeva obbedienza assoluta. Vittorio Staccione, calciatore torinese, fu uno di loro: antifascista, resistente, deportato e morto in un campo di concentramento. Una storia quasi cancellata, come quella di molti altri sportivi che osarono dire no al fascismo.

A restituire voce a queste vite spezzate è la mostra “Fuori dai Giochi: storie di sport, persecuzione e resistenza”, promossa dalla Sezione ANPI Ercolina Suppo di Borgaro Torinese, un progetto che intreccia memoria storica, sport e impegno civile, offrendo uno sguardo inedito sul Ventennio fascista.

Gli atleti esclusi, perseguitati, cancellati dalla storia

La mostra racconta gli sportivi perseguitati dai totalitarismi, uomini e donne trasformati dal regime in strumenti di propaganda o, al contrario, espulsi, arrestati e deportati perché considerati “scomodi”. Atleti che scelsero la libertà, spesso pagandola con la vita. Per questo furono messi davvero “fuori dai giochi”.

L’esposizione, itinerante e visitabile fino al 1° febbraio, è allestita in diversi luoghi simbolo di Borgaro Torinese: il Palazzetto dello Sport, il Centro Didattico Musicale di Cascina Nuova, il Municipio, la scuola secondaria di primo grado Carlo Levi.

Un percorso diffuso che invita i cittadini a confrontarsi con la storia nei luoghi della quotidianità.

Sport come chiave per comprendere le dittature

«In questa mostra lo sport diventa uno strumento per parlare di totalitarismi - ha spiegato il sindaco Claudio Gambino durante la presentazione ufficiale, avvenuta venerdì 9 gennaio nella sala consiliare - Le installazioni permettono di entrare nel clima sociale e politico dell’epoca, offrendo un punto di vista diverso sulle dittature e stimolando una riflessione profonda sul significato della Giornata della Memoria».

La ricorrenza del 27 gennaio richiama il ricordo della persecuzione degli ebrei e della tragedia dei campi di sterminio. “Fuori dai Giochi” amplia quello sguardo, concentrandosi su una categoria spesso dimenticata: gli sportivi.

Un progetto culturale che parla anche ai giovani

Il progetto si articola in quattro momenti principali:  l’incontro “Donne, sport e discriminazione”, già svoltosi il 12 dicembre; la conferenza sullo sport come inclusione sociale, in programma il 16 gennaio alle 21 a Cascina Nuova; lo spettacolo teatrale “Fuori dai Giochi”, il 30 gennaio alle 21 al Teatro Italia; l’esposizione itinerante.

«Questo approccio ci consente di uscire dalla ritualità della commemorazione - ha sottolineato l’assessore Eugenio Bertuol - È un modo efficace per raccontare la storia alle nuove generazioni, calandole nella società di allora».

Una rete di collaborazioni per non dimenticare

L’iniziativa è sostenuta dal Comune e dall’Università di Torino – Lettere Moderne, con la collaborazione della sezione ANPI di Borgaro, della CDM e della società sportiva Fitime.

«La mostra restituisce uno spaccato autentico della vita sotto il fascismo - ha dichiarato Valter Campioni, presidente di Fitime. - Ricordare serve a comprendere dove conducono i totalitarismi. Ringraziamo l’Amministrazione per averci dato spazio e voce su temi fondamentali come la Memoria».

Donne, sport e discriminazioni: una ferita ancora aperta

Lo sguardo non è rivolto solo al passato.
«Vorremmo portare questa mostra anche in altri Comuni - ha affermato Cinzia Tortola, presidente della Consulta delle Donne Borgaresi. - Il messaggio contro il totalitarismo è attualissimo. Ancora oggi le donne subiscono discriminazioni nello sport, e questo deve far riflettere».

“Fuori dai Giochi” dimostra che anche lo sport può essere resistenza, che una partita, una gara o una scelta personale possono trasformarsi in atti di coraggio. Raccontare storie come quella di Vittorio Staccione significa ricordare che la libertà, a volte, si difende anche indossando una maglia.

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