Non tutti gli eroi indossavano una divisa militare. Alcuni scendevano in campo con una maglia da calcio, correvano su una pista d’atletica o praticavano sport sotto un regime che pretendeva obbedienza assoluta. Vittorio Staccione, calciatore torinese, fu uno di loro: antifascista, resistente, deportato e morto in un campo di concentramento. Una storia quasi cancellata, come quella di molti altri sportivi che osarono dire no al fascismo.
A restituire voce a queste vite spezzate è la mostra “Fuori dai Giochi: storie di sport, persecuzione e resistenza”, promossa dalla Sezione ANPI Ercolina Suppo di Borgaro Torinese, un progetto che intreccia memoria storica, sport e impegno civile, offrendo uno sguardo inedito sul Ventennio fascista.
Gli atleti esclusi, perseguitati, cancellati dalla storia
La mostra racconta gli sportivi perseguitati dai totalitarismi, uomini e donne trasformati dal regime in strumenti di propaganda o, al contrario, espulsi, arrestati e deportati perché considerati “scomodi”. Atleti che scelsero la libertà, spesso pagandola con la vita. Per questo furono messi davvero “fuori dai giochi”.
L’esposizione, itinerante e visitabile fino al 1° febbraio, è allestita in diversi luoghi simbolo di Borgaro Torinese: il Palazzetto dello Sport, il Centro Didattico Musicale di Cascina Nuova, il Municipio, la scuola secondaria di primo grado Carlo Levi.
Un percorso diffuso che invita i cittadini a confrontarsi con la storia nei luoghi della quotidianità.
Sport come chiave per comprendere le dittature
«In questa mostra lo sport diventa uno strumento per parlare di totalitarismi - ha spiegato il sindaco Claudio Gambino durante la presentazione ufficiale, avvenuta venerdì 9 gennaio nella sala consiliare - Le installazioni permettono di entrare nel clima sociale e politico dell’epoca, offrendo un punto di vista diverso sulle dittature e stimolando una riflessione profonda sul significato della Giornata della Memoria».
La ricorrenza del 27 gennaio richiama il ricordo della persecuzione degli ebrei e della tragedia dei campi di sterminio. “Fuori dai Giochi” amplia quello sguardo, concentrandosi su una categoria spesso dimenticata: gli sportivi.
Un progetto culturale che parla anche ai giovani
Il progetto si articola in quattro momenti principali: l’incontro “Donne, sport e discriminazione”, già svoltosi il 12 dicembre; la conferenza sullo sport come inclusione sociale, in programma il 16 gennaio alle 21 a Cascina Nuova; lo spettacolo teatrale “Fuori dai Giochi”, il 30 gennaio alle 21 al Teatro Italia; l’esposizione itinerante.
«Questo approccio ci consente di uscire dalla ritualità della commemorazione - ha sottolineato l’assessore Eugenio Bertuol - È un modo efficace per raccontare la storia alle nuove generazioni, calandole nella società di allora».
Una rete di collaborazioni per non dimenticare
L’iniziativa è sostenuta dal Comune e dall’Università di Torino – Lettere Moderne, con la collaborazione della sezione ANPI di Borgaro, della CDM e della società sportiva Fitime.
«La mostra restituisce uno spaccato autentico della vita sotto il fascismo - ha dichiarato Valter Campioni, presidente di Fitime. - Ricordare serve a comprendere dove conducono i totalitarismi. Ringraziamo l’Amministrazione per averci dato spazio e voce su temi fondamentali come la Memoria».
Donne, sport e discriminazioni: una ferita ancora aperta
Lo sguardo non è rivolto solo al passato.
«Vorremmo portare questa mostra anche in altri Comuni - ha affermato Cinzia Tortola, presidente della Consulta delle Donne Borgaresi. - Il messaggio contro il totalitarismo è attualissimo. Ancora oggi le donne subiscono discriminazioni nello sport, e questo deve far riflettere».
“Fuori dai Giochi” dimostra che anche lo sport può essere resistenza, che una partita, una gara o una scelta personale possono trasformarsi in atti di coraggio. Raccontare storie come quella di Vittorio Staccione significa ricordare che la libertà, a volte, si difende anche indossando una maglia.

