C’è una parola che descrive perfettamente quello che sta accadendo a Borgaro Torinese: arretramento.
Un arretramento grave, silenzioso, mascherato da “razionalizzazione”, che sta privando la comunità di servizi sanitari essenziali.
Ma c’è un punto che va chiarito subito, senza ambiguità: questa situazione non è subita in silenzio.
L’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Claudio Gambino ha formalmente contestato le scelte che stanno colpendo il territorio e ha preso posizione contro la riduzione dei servizi sanitari.
Borgaro perde servizi sanitari fondamentali
Nel quadro delle politiche di riduzione della sanità pubblica decise dalla Regione Piemonte e attuate dall’ASL TO4, anche Borgaro Torinese viene colpita duramente.
Lo sportello prenotazioni chiude.
Il servizio vaccinale viene progressivamente spostato a Caselle.
I cittadini devono arrangiarsi, spostarsi, adattarsi.
Il tutto nonostante il Comune abbia rinnovato la convenzione e messo a disposizione per anni i locali comunali di via Santi Cosma e Damiano, proprio per garantire servizi sanitari di prossimità.
Altro che “mancato affitto” o “scarsa collaborazione”: questa narrazione è semplicemente falsa.
Scelta unilaterale, non condivisa, fatta per risparmiare
La verità è scomoda ma evidente: la riduzione dei servizi è una decisione unilaterale dell’ASL TO4, giustificata da logiche di risparmio economico.
Una scelta che l’Amministrazione Gambino ha apertamente contestato, definendola frettolosa e dannosa, e contro la quale ha annunciato iniziative politiche formali, a partire da un Ordine del Giorno indirizzato a Regione Piemonte e ASL TO4 per chiedere il ripristino dei servizi sanitari di prossimità.
È vero: Borgaro è diventata un punto di riferimento territoriale grazie alla concentrazione della Neuropsichiatria infantile e del centro per l’autismo. Un servizio fondamentale, voluto e difeso dall’Amministrazione comunale.
Ma questo non può essere usato come alibi per giustificare l’allontanamento degli altri servizi.
E su questo il Comune è stato chiaro: un diritto non può compensarne un altro.
“Bastano le app”? No, basta ignorare i più fragili
Dire che oggi “ci sono le app, il CUP telefonico o le farmacie” significa non conoscere la realtà quotidiana di molti cittadini.
Anziani, famiglie e persone fragili utilizzavano lo sportello sanitario perché non possono o non sanno usare strumenti digitali, o perché non sono nelle condizioni di spostarsi fuori Comune.
È su questo punto che la protesta dell’Amministrazione Gambino diventa politica nel senso più pieno del termine: difendere chi rischia di restare indietro.
Queste decisioni sono state assunte senza una reale valutazione dell’impatto sociale e con ricadute pesanti sul territorio.
Per questo il Comune di Borgaro Torinese non ha accettato passivamente la situazione e ha scelto di alzare la voce, chiedendo una revisione immediata delle scelte operate dall’ASL TO4.
Le prenotazioni restano possibili tramite: App regionale, CUP telefonico, Farmacia Comunale di Piazza Agorà, Farmacia Bisciari di via Ciriè.
Ma questo non basta.
Perché la sanità pubblica non è un’azienda, non è una piattaforma digitale, non è una voce da tagliare quando serve far quadrare i conti.
È un diritto.
E quando quel diritto viene colpito, Borgaro – e la sua Amministrazione – hanno scelto di non stare in silenzio.

